Mai fuori dalla Sicilia! Il turismo responsabile di Dario & Co. contro la mafia e chi paga il pizzo

ottobre 7, 2019

di Saro Faraci “il Professorista”

Un’altra puntata di #startupmystory che ci porta nella Sicilia Occidentale, in un luogo “caldo” per storia, ma “reattivo” nell’atteggiamento di tantissimi giovani. «Sono nato a Capaci e avevo 13 anni quando hanno fatto saltare l’autostrada per uccidere il giudice Falcone e con lui la moglie e i tre agenti di scorta. Lo ricordo come se fosse ieri», ci racconta Dario Riccobono. E prosegue: «La mia generazione è cresciuta col senso di colpa: la nostra indifferenza aveva reso il lavoro di alcune persone qualcosa di straordinario, di eroico. Per me nato e cresciuto a Capaci la rabbia era doppia: il nome del mio paese, sconosciuto ai più e improvvisamente sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo, era diventato il nome di una strage». Da qui la reazione:  «Grazie ad Addiopizzo abbiamo avuto l’occasione di incanalare la nostra rabbia in qualcosa di costruttivo e utile agli altri, ad una causa. Portare i turisti a Capaci e raccontare la bellezza del mio paese ha un sapore particolare per me»
– Dario Riccobono, intanto si presenti velocemente (età, provenienza geografica, titolo di studio, precedenti esperienze professionali, qualche passione).

«Ho 40 anni, sono di Palermo, anzi in realtà sono nato e cresciuto a Capaci, tristemente noto. Mi sono laureato in Scienze della comunicazione con una tesi sul marketing degli agriturismi e il caso dell’agriturismo sorto su un bene confiscato gestito da Libera a Portella della Ginestra. Quando ho incontrato per la prima volta Don Ciotti stavo lavorando alla tesi. Fu un incontro decisivo per il mio futuro, mi disse di insistere sul turismo responsabile perché quella era la strada. E allora una volta laureato ho scelto il master in economia e gestione del turismo della Ca’ Foscari, poi il rientro in Sicilia e una nuova avventura»

– Come si chiama la Sua start up e cosa fa?

«Addiopizzo Travel, uno spin-off di Addiopizzo, l’associazione antiracket palermitana, è una cooperativa sociale che si occupa di turismo etico per chi dice no alla mafia. Siamo un tour operator che lavora con fornitori pizzo-free, ristoranti, pizzerie, hotel che hanno detto no alla mafia e che aderiscono alla rete di consumo critico antiracket “pago chi non paga” di Addiopizzo. Proviamo inoltre a costruire una nuova narrazione della Sicilia, andando oltre i vecchi clichè e mostrando una terra che può vantare tanta bellezza, sotto tutti i punti di vista, anche etici»

– Chi collabora con Lei a questa iniziativa e con quali ruoli? Chi sono gli altri soci, insomma?

«Fin dall’inizio ho coinvolto Francesca ed Edoardo, anch’essi soci fondatori di Addiopizzo, con esperienza in attività formative con le scuole l’una, webmaster e guida cicloturistica l’altro. Col tempo siamo cresciuti fino ad arrivare ad una squadra di sei persone: Chiara che si occupa del mercato estero, Enza di turismo scolastico e Daniela di amministrazione. Una quindicina di ragazzi invece accompagnano i gruppi in viaggio in Sicilia»

– Dall’impegno civile, la lotta alla mafia, al “fare impresa sociale”. Come è stata presa la decisione di dar vita ad una start up a vocazione sociale?

«Siamo stati protagonisti in Addiopizzo sin dall’inizio. E prima ancora io sono stato impegnato nel sociale. È stato tutto molto naturale. Finiti gli studi, tanti coetanei, se non disposti ad accontentarsi o, peggio, a scendere a compromessi, hanno lasciato la nostra isola per inseguire i propri sogni. Noi non ci siamo voluti né accontentare, né arrendere alla partenza. E siccome siamo cresciuti sentendoci ripetere mille volte “la Sicilia dovrebbe vivere solo di turismo” ci siamo rimboccati le maniche e ci abbiamo provato: unire l’impegno sociale con l’attività di tour operator»

– Ma vi rendete conto così che state provando a dare un modello di sviluppo economico diverso per la nostra Sicilia?

«In realtà non crediamo di fare nulla di straordinario, stiamo mettendo a frutto ciò che abbiamo fatto fin da ragazzini. Amiamo follemente la nostra terra e quindi ci impegniamo per difenderla e valorizzarla. Non è forse questo uno degli obiettivi di chi lavora nel turismo? Ci sentiamo dei privilegiati perché viviamo nella nostra terra natia (e che terra!) e facciamo il lavoro più bello del mondo: raccontare a tanti nuovi amici le bellezze della nostra terra: il mare, la storia, i paesaggi, la cucina e anche la bellezza delle storie di resistenza alla mafia»

– Si ritiene imprenditore per vocazione, per passione, per necessità o cos’altro?

«Credo per tutti e tre i motivi. Impazzirei nel fare un lavoro ripetitivo, ho sempre bisogno di nuovi stimoli, la passione che ci metto è la mia dote più grande. Ma tutto è nato per necessità: di lasciare la Sicilia e interrompere il percorso fatto con Addiopizzo non ne volevo sapere»

– Essendo come tour operator una sorta di marketplace dove si incrocia la domanda di consumo critico e l’offerta di imprenditoria responsabile, che tipo di difficoltà avete incontrato? Oppure è naturale che in Voi si incontrino più facilmente coloro che, facendo della lotta alla mafia e alla criminalità una filosofia di vita vissuta, sono già predisposti mentalmente verso questo tipo di iniziative?

«Possiamo contare su una rete limitatissima di fornitori e questo è un grosso limite. Una destinazione da noi viene esclusa se lì non abbiamo fornitori pizzo free. In compenso abbiamo gente motivata e che sposa la nostra linea e lavorare in queste condizioni ci agevola. Le difficoltà più grosse sono quelle che incontra qualsiasi operatore turistico in Sicilia: infrastrutture e servizi assenti o fatiscenti, burocrazia esagerata, leggi non al passo coi tempi»

– Avete usufruito di programmi di mentoring e supporto? Siete stati incubati o accelerati da qualche parte?

«No, anche se tutto è cominciato con un corso sull’auto-imprenditorialità fatto ad Arca, l’incubatore dell’Università di Palermo. Abbiamo trovato per fortuna dei funzionari regionali illuminati che hanno creduto al nostro progetto e ci hanno indirizzato sulla giusta via»

– AddioPizzo Travel ha una buona visibilità mediatica, in fondo è una bella novità nel modo di fare impresa. Tutto questo vi spaventa o vi responsabilizza maggiormente?

«Sentiamo addosso una grande responsabilità. Sentiamo sulle spalle il peso della scelta di tanti giovani che hanno scelto, con sofferenza, di lasciare la Sicilia per non chiedere favori a nessuno. Noi che abbiamo la fortuna di fare quello che ci piace, da protagonisti, in Sicilia, dobbiamo farcela anche per loro, per chi è partito. E avere una squadra di ragazzi che accompagna i gruppi e grazie a noi non è emigrato è una grande responsabilità. E poi abbiamo una grande smania di crescere. Dobbiamo dimostrare concretamente che legalità e sviluppo economico possono andare assieme e non sono antitetici. In una terra in cui la mafia per anni ha fatto da ammortizzatore sociale sarebbe una grande rivoluzione. Finora qualche soddisfazione ce la siamo presa: un hotel in procinto di chiudere grazie alle nostre commesse si è rilanciato e ha rinnovato la struttura; i dipendenti di una compagnia di pullman fallita hanno creato una nuova società contando sulle nostre prenotazioni»

– La Vostra start up come si finanzia? Avete rapporti con finanziatori? Qualche investitore ha manifestato interesse a partecipare al capitale di rischio della vostra iniziativa?

«Come qualunque tour operator noi viviamo della vendita dei nostri pacchetti turistici. Sono i nostri clienti la nostra risorsa. Negli ultimi tempi si è avvicinato un grande investitore e stiamo valutando assieme la possibilità di fare investimenti per crescere ulteriormente»

– Come si sente adesso da imprenditore quando deve reclutare qualcuno nel Vostro team? Quali caratteristiche cercate nei potenziali collaboratori?

«Noi crediamo che Addiopizzo Travel debba diventare un contenitore per permettere ai giovani brillanti e appassionati di mettersi in gioco. Mi piacerebbe poter accogliere qualcuno con un’idea interessante, per sviluppare un nuovo prodotto turistico o raggiungere un nuovo mercato, e potergli dire: “ecco, qui c’è una scrivania e un computer, mettiti alla prova”. Il problema è che vedo ancora pochi ragazzi disposti a rischiare. I migliori probabilmente se ne vanno, o sono già andati via, e non pensano di tornare»

– Classica domanda che si fa ad uno startupper. Avete concorrenti nel Vostro mercato?

«Quando abbiamo cominciato, un operatore di turismo responsabile in Sicilia mi disse che con un nuovo attore in gioco non ci sarebbe stata una fetta di torta più piccola per gli altri, ma una fetta di torta in più. Stavamo contribuendo ad allargare la torta dell’offerta di turismo responsabile. Aveva ragione. Noi oggi ci troviamo a collaborare e fare progetti insieme a quelli che tecnicamente sarebbero i nostri competitor»

– Ultima domanda. Ma secondo Lei la Sicilia, la nostra regione, è un ecosistema per le start up oppure ne ha solo le potenzialità?

«Non lo so sinceramente. Le difficoltà nel fare impresa nella nostra terra sono risapute, però ritengo che con tanta passione e determinazione ce la si possa fare anche qui. O forse a maggior ragione. Tra tanta mediocrità emergere è più semplice, no

Ultimissima domanda. Ma se Lei avesse operato al di fuori della Sicilia, forse Addiopizzo Travel non ci sarebbe stata. Oppure no. Ci ha mai pensato?

«Io fuori dalla Sicilia? No, non è mai stata un’ipotesi. Quando sono andato ad ultimare gli studi fuori ho sempre saputo che sarei tornato»

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