Marco e Francesco, amici di studio e d’impresa. Con la passione per i motori, il digital marketing e le start up

settembre 16, 2019

di Saro Faraci “il Professorista”

Siamo giunti alla decima puntata di #startmystory per raccontare come ogni inizio di settimana nuove storie di imprenditorialità innovativa, nella maggior parte dei casi con giovani e giovanissimi in prima linea. E’ il caso di Marco Reitano e di Francesco Bonanno, entrambi laureati in Economia Aziendale all’Università di Catania, protagonisti di una storia di “imprenditorialità seriale” a partire dal 2014. Li abbiamo incontrati negli uffici della nuova sede lavorativa della loro digital agency.

– Presentatevi velocemente (età, provenienza geografica, titolo di studio, precedenti esperienze professionali, qualche passione).

«Marco Reitano, da Catania, dottore in Economia Aziendale, appassionato di motorsport, calcio, buona cucina, gaming e cultura street. Francesco Bonanno, da Catania pure io, dottore in economia aziendale, appassionato di motori, hip hop e sneakers. Siamo amici»

– La vostra esperienza di impresa comincia fra i banchi universitari. Esattamente da quale corso di laurea e con riferimento a quale progetto o sfida?

«Tutto inizia mentre eravamo studenti del corso in Economia aziendale. Durante la preparazione di alcune materie studiate insieme, partendo da vari discorsi tipici da pausa caffè, è nata l’idea di Motorsquare, una business idea dalla value proposition semplice ma allo stesso tempo sfidante: “Semplificare il processo di acquisto dell’auto”. Da lì, la decisione di partecipare al primo contest di Ateneo “Start Up Academy 2014”, uscendo per la prima volta allo scoperto con la nostra idea d’impresa»

– Ma è vero che all’inizio eravate gelosi della Vostra idea, non volevate condividerla con nessuno, e pensavate di concorrere alla competition dell’Università di Catania con una idea diversa e sicuramente meno “appealing”? Cosa vi ha indotto a ritornare sui vostri passi e scegliere di giocarvi tutto con Motorsquare?

«Il merito va alle parole di un docente-giornalista, oggi “Professorista”, che, con un efficace parallelismo calcistico, ci ha fatto capire che sarebbe stato un errore partecipare alla Serie A tenendo la prima squadra in panchina e mandare invece la Primavera in campo a scontrarsi con gli altri campioni!»

– Parliamo dunque della prima vostra creatura, Motorsquare. Avete partecipato a Start Up Academy nel 2014, quello stesso anno avete vinto l’edizione di Start Up Weekend ed è ufficialmente iniziata la Vostra avventura. In che modo avete allargato il team? Coinvolgendo quali figure?

«Eravamo solo in tre e abbiamo capito sin da subito l’esigenza di raddoppiare le risorse costruendo un team solido. Attraverso il buon vecchio metodo degli amici di amici abbiamo coinvolto Simone Guccio (designer) ed Edoardo Benissimo (sviluppatore mobile). Inoltre, grazie all’aiuto di alcuni professori di Ingegneria Informatica, presentando la nostra idea alla fine delle lezioni dei corsi principali, abbiamo attirato l’attenzione di quello che è oggi il nostro Responsabile Tecnico, Graziano Dimatteo»

– Poi Motorsquare è diventata una start up innovativa, l’avete costituita formalmente. Avete partecipato a qualche programma di finanziamento o di incubazione per le start up? In che modo questi programmi di mentoring vi sono stati d’ausilio?

«Il primo denaro ricevuto come sostegno al progetto deriva dal Grant d’Impresa conseguito nel 2015, vincendo il percorso di accelerazione di Tim Wcap con 25.000 euro. Questa prima liquidità ci ha permesso di migliorare i dettagli operativi del progetto. Successivamente abbiamo vinto il bando Smart&Start di Invitalia, attirando risorse finanziarie per circa 250.000 euro tra investimenti e finanziamenti»

– In che modo vi siete rapportati al gigante dell’editoria specializzato in consigli tecnici per le auto, mi riferisco a Quattroruote? Lo avete contattato?

«Nel corso degli anni abbiamo contattato praticamente tutte le figure di riferimento nel nostro settore e in Quattroruote abbiamo trovato un potenziale partner con il quale abbiamo immaginato insieme diversi sviluppi che poi per motivi di tempistiche non si sono potute concretizzare»

– Qualche investitore è entrato a far parte di Motorsquare? Con che quota? E soprattutto, cosa ha apportato oltre ai denari?

«Vincenzo Bozzo, ex ad di Autoscout24 Italia, è entrato a far parte della compagine sociale con una quota del 5%. Oltre al cash, ha sicuramente apportato un fortissimo know-how nel settore del digital automotive unito ad un network professionale verticale di assoluto livello»

– Motorsquare è temporaneamente in stand-by. Per quali motivi? Il mercato, nel frattempo, è cambiato?

«Il team è stato sempre coinvolto al 100% sul progetto ma i tempi non sono ancora sufficientemente maturi. L’acquisto totalmente online dell’auto è un processo ancora agli albori anche in USA, figuriamoci in Italia. Per questo motivo il modello di business richiede troppi soldi per essere alimentato»

– Può interrompersi un percorso, ma non moriranno certe le competenze dei suoi promotori. Anzi, di solito, si evolvono. Che bagaglio di competenze vi ha trasmesso Motorsquare? Quali nuove competenze avete acquisito strada facendo?

«Sicuramente abbiamo affinato le competenze apprese durante gli studi in particolare sul campo del digital marketing e la strategia e finanza di impresa. Credo che la competenza maggiore che abbiamo sviluppato è però quella di saper fare accadere le cose: ricercare con metodo le opportunità, sapersi sedere ai tavoli giusti, portare a casa il risultato»

– Avete deciso recentemente di partire con un’altra esperienza imprenditoriale. Si chiama The Wave Studio. Cosa fa esattamente? E perché vi siete riposizionati in un business completamente diverso da quello precedente?

«Il business è diverso la ma le competenze richieste sono le medesime. Siamo una digital agency che accompagna i clienti nel delicato percorso di digital transformation che oggi richiede tecnologie e intuizioni sempre più competitive e che guardino al futuro »

– Chi sono i vostri clienti in The Wave Studio? E adesso il team da quante persone è composto e con quali competenze aggiuntive rispetto a Motorsquare?

«Alcuni sono noti e contenuti all’interno del portfolio consultabile sul nostro sito web www.thewavestudio.it I nostri clienti sono di livello corporate, Lamborghini e Ducati Tiles solo per citarne alcuni, mentre altri grandi clienti e partners con cui collaboriamo non possono essere comunicati perché coperti da accordi di confidenzialità. Il nostro team è oggi composto da 12 professionisti full time dotati di competenze eterogenee su tutte le aree su cui operiamo e che possono essere distinte in Design, Developing e Digital»

– Abituati a prendere voti all’Università, se doveste giudicarvi da soli e darvi un voto da 18 a 30, quanto vi assegnereste per l’esperienza Motorsquare e quanto invece per The Wave Studio?

«Bella domanda, su Motorsquare, anche per il fatto che si tratta della prima vera esperienza startup, un buon 26 potrebbe essere un voto equo. Per The Wave Studio è ancora presto. Lo possiamo immaginare come quando sei seduto tra i banchi universitari, segui le lezioni, in attesa di giungere all’appello di fine corso (che in questo caso è il bilancio) e per l’impegno profuso si punta alla Lode. Le facciamo una confidenza: abbiamo già ampiamente superato in largo anticipo l’obiettivo che ci eravamo posti per la chiusura dell’anno»

– Avete concorrenti nella nuova esperienza imprenditoriale appena avviata?

«Tantissimi, ma come ci ha insegnato, se ci sono competitors significa che c’è mercato e noi puntiamo a conquistarci la nostra fetta. Ciò detto, il nostro vantaggio competitivo è chiaro: qualità tecnologica e Project Manager dedicato su ogni progetto»

– Si è fatto avanti qualche investitore per abbracciare la nuova esperienza di Marco e Francesco?

«Questa volta abbiamo voluto fare tutto con le nostre gambe e ci siamo riusciti. Il fatturato è partito da subito e già dai primi mesi eravamo pienamente sostenibili »

– Sul campo dal 2014, potete meritarvi il titolo di imprenditori o non ancora?

«Certo che si, imprenditori con competenze»

– Avete fatto tutto sempre a Catania e da Catania. Fino a che punto quello etneo è un vero e proprio ecosistema per le start up e l’innovazione? Aiuta a crescere le nuove esperienze imprenditoriali oppure è ancora a livello embrionale?

«Abbiamo avuto l’occasione di vivere luoghi di innovazione come il Wcap che per il territorio è sicuramente una cattedrale nel deserto. Il tessuto imprenditoriale catanese è però restio all’innovazione, vivendo spesso quest’ultimo elemento come una minaccia anziché quello che è in realtà: una grande opportunità. Per tal motivo, il nostro mercato è prevalentemente composto da company con sede al Nord»

– Ultima domanda. La vostra amicizia, fra Voi due, si è temprata maggiormente, è maturata con queste attività imprenditoriali. Oppure litigate come spesso accade fra soci in una impresa?

«Non riusciamo sinceramente a ricordare nemmeno una singola occasione in cui abbiamo litigato, certo abbiamo sicuramente discusso su qualche scelta strategica ma la fortuna è che oltre ad una forte amicizia ci accomuna un enorme rispetto dell’intelligenza dell’altro per cui riusciamo sempre a convergere verso la scelta migliore che rappresenta la somma delle nostre considerazioni e non la prevaricazione dell’una sull’altra»

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