Mario Incudine un gigante del teatro

Mario Incudine un gigante del teatro

Di Mario Pafumi

GIARRE – La magìa del teatro avviene solo quando sul palco chi si esibisce riesce a coinvolgere totalmente la “quarta parete”, cioè il pubblico. Ho sempre sostenuto che il pubblico decide il successo di un artista e di uno spettacolo. Mario Incudine è un performer e polistrumentista di altissimo livello. Sul palcoscenico si trasforma e da uomo di statura normale, diremmo anche minuta, diventa un gigante, nella mimica, nel canto, nell’interpretazione, nell’espressione, nel gesto, insomma in tutto ciò che si intende per spettacolo e lo fa al massimo delle potenzialità.
Al teatro “Garibaldi” di Giarre, complice ArchiDrama di quell’altro “geniaccio” di direttore artistico che è Alfio Zappalà, in un doppio spettacolo di altissima qualità dal titolo “MIMÌ da sud a sud sulle note di Domenico Modugno”, ha fatto di tutto e perfino di più.
Chi si aspettava una imitazione, che spesso si trasforma in sdoppiamento o tradimento dell’opera di un grande, è rimasto deluso, perché Incudine ha talmente fatto proprie le canzone del “primo Modugno”, che si è assistito ad una “renovatio”, ad una reinterpretazione in chiave autenticamente nuova, con i suoni e i ritmi della Sicilia, ombelico delle sonorità di tre continenti.
Incudine ha ballato, recitato, cantato e suonato, insieme ai suoi straordinari tre musicisti, Antonio Vasta, Manfredi Tumminello e Pino Ricosta, donando al pubblico una storia forse non comune, ma che costituisce il sogno di molti giovani di belle speranze, che hanno nel petto e nel cuore il desiderio di esplodere, di incendiare il cuore del pubblico, di sfondare, di comunicare e di avere il meritato successo dei lavori che vogliono proporre.
Un’ora e mezza di spettacolo puro in cui il pubblico, grazie alle capacità affabulatorie e di coinvolgimento di Mario Incudine, si è sentito protagonista, partecipe a pieno titolo divenendone parte integrante.
I tempi dello spettacolare racconto sono stati tutti perfetti, grazie alla regia di Moni Ovadia e ai testi di Sabrina Petyx, fatti propri, veramente propri da Incudine, quel ragazzo di Enna, partito dal cuore di Sicilia per conquistare il mondo.
Una storia quella di Mario che sul palco e nella vita alla fine si intreccia con quella di Mimmo. Mimmo finisce per “o” come Mario nel richiamo della mamma di entrambi quando era l’ora di rientrare a casa.

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