Il pescatore di Kalkan, Odissea Sicilia

ottobre 13, 2018

 

 

 

 

 

 

Il lavoro nasce da una storia vera raccontata a Riccardo Di Salvo da un pescatore egiziano e da un viaggio compiuto dall’autore nella Turchia arcaica e primitiva. Kalkan , in particolare, vecchio villaggio di pescatori Oggi anche una raffinata località di villeggiatura con un bel porto turistico, numerosi bar e ristoranti, vicoli pittoreschi e con un’ottima posizione affacciata su una splendida baia, sostenuta da imponenti vette.

Romanzo epico della moderna globalizzazione, rivisitazione dell’”Odissea”, in cui l’eroe greco è sostituito da un antieroe di religione islamica, narra la storia di Zorayr, umile pescatore turco dalla pelle ambrata, selvaggio e naturale come un frutto non coltivato, che viene sedotto da Tina, ricca e colta giornalista siciliana, in vacanza sulla penisola anatolica. Un incontro tra due esseri soli, per atavico destino, e diversi per estrazione socio-culturale. Luogo dell’incontro fatale è uno scenario tipico dell’”Odissea”: Il mare e la spiaggia. Anche i ruoli sessuali sono gli stessi. Nel poema omerico Ulisse viene dal mare e incontra Nausica sulla spiaggia. Zorayr, che quotidianamente sfida le forze avverse della natura, per procurarsi il cibo, incontra per caso, sulla spiaggia di Kalkan una sconosciuta che lo seduce con l’arma più primitiva di comunicazione, quella naturale del sesso.

Nella luce avvolgente di un’alba estiva, proprio quando il sole sveglia il mare dal sonno notturno, Zorayr desta Tina dal torpore della solitudine e consuma con lei un amplesso in cui ha la sensazione di ritornare nel grembo materno. Il pescatore non parla l’italiano, conosce un Inglese elementare. La sua comunicazione è fatta soprattutto di gesti e di sguardi. I due sconosciuti si conoscono attraverso l’attrazione sessuale che si dimostra potente come un sortilegio. Zorayr rivede Tina, il giorno dopo, alla stessa ora, sulla stessa spiaggia. Lei lo aspetta, come il mare attende il sole, fonte di luce, di vita e di calore.

Tina lo affascina come donna e, nello stesso tempo, esercita su di lui un ruolo materno. Gli spiega che il mondo possiamo costruirlo noi, che possiamo ribellarci al nostro destino. Non siamo ostriche tenacemente attaccate allo scoglio. Abbiamo il dono della volontà, nessuno ci obbliga a morire dove siamo nati. L’uomo ha inventato tecnologie che gli permettono di navigare e di volare. Zorayr non vuole accettare il discorso di Tina. Inorridisce all’idea di lasciare Kalkan, il suo orizzonte delimitato dalla casa, dalla barca e dalla famiglia. Quello è il suo spazio ecologico voluto dal destino.

Tina ha su di lui un potere seduttivo pari a quello delle sirene ma Zorayr non possiede l’astuzia dell’eroe Ulisse. Si lascia conquistare dalla promessa di Tina, che gli fa intravedere la Sicilia come un paradiso terrestre dove un uomo, che ha la fortuna di sposare una donna ricca e colta come lei, può vivere senza essere costretto a lavorare tutti i giorni. Zorayr, come ipnotizzato, sale per la prima volta su un aereo. E’ colto da una crisi di panico, perché no ha mai visto il mondo dall’alto. Tina gli insegna a parlare correttamente l’italiano, il bon ton del suo ambiente alto-borghese, frequentato da giornalisti e da scrittori, gente dello spettacolo e uomini di potere. Ma il percorso formativo intrapreso, dopo aver sposato l’affascinante Tina, si rivela un meccanismo infernale. La Sicilia lo attrae per la sua solare bellezza e per il suo senso della vita arcaico, folklorico, fatto di intrecci culturali tra Occidente e Oriente. Gli piace soprattutto l’eredità arabo-bizantina visibile in tutto il suo splendore nell’architettura e nei lineamenti arabeggianti di Tina. Ma la Sicilia borghese, dominata dai feticci del denaro e del successo, gli fa rimpiangere Kalkan. Tina, emancipata come tutte le donne occidentali, sfida il maschilismo e rinuncia alla maternità, subordinando il mondo affettivo alla carriera, vista come valore predominante. Ma il destino si dimostra crudele con chi si è staccato dallo scoglio, per troppa audacia. Attirata nel vortice della mondanità e del libertinaggio, tradisce il compagno con il direttore di un periodico milanese che le ha promesso una brillante carriera. La donna si concede a lui senza amore…

La scrittura è volutamente plurilinguistica: mescola il linguaggio colto di Tina con quello folklorico di Zorayr e usa citazioni della cultura mediatica, alternandole con sequenze liriche in cui, talvolta, la punteggiatura è volutamente diradata o abolita.

Il romanzo si pone gli obiettivi di:  Rivisitare il mito in chiave attuale: Zorayr è un moderno tenero Ulisse e Tina è una sirena invincibile, arrivista ma vinta dall’amore per Zorayr. Demolire la falsa promessa dell’Occidente come paradiso per gli immigrati, attraverso il volto oscuro e inquietante della globalizzazione in cui si evidenzia il contrasto tra la vita di un semplice pescatore e quella frenetica e compulsiva degli occidentali. Realizzare un cortometraggio per dare vita nella breve ma efficace durata del filmato a personaggi, a luoghi splendidi che fanno vibrare l’anima, a fette di vita vissute a volte con gioia altre volte con sofferenze e rinunce o con forte tenacia per uscire indenni dalle crepe della vita. Sottolineare l’importanza delle differenze e il valore aggiunto che ne deriva per se stessi e per l’intera società. Senza mai dimenticare, però, che la vita può cambiare ad ogni soffio di vento. Mettere a paragone schemi di vita totalmente diversi che, al di là di tutto, possono trovare un punto di incontro e entrare in sintonia attraverso l’amore.

Domenica 14 ottobre, ore 10:00, al cinema Alfieri di Catania, l’anteprima del cortometraggio. Ingresso gratuito.  

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