“di Cortile in Cortile”, L’alunno del tempo e le contraddizioni del giudice Filocleone.

agosto 3, 2018

 

MISTERBIANCO – Il Chiostro affollato della Biblioteca comunale ha accolto l’ultimo appuntamento con le Letture del festival “…di Cortile in Cortile – magie d’estate 2018”. Ospite lo scrittore Salvatore Borzì (che giocava in casa) con il suo “L’alunno del tempo” (Algra Editore) un comte philosophique gustoso e profondo. Il protagonista, il giudice Filocleone, è un espediente letterario (è il protagonista della celeberrima commedia “Le vespe” di Aristofane) di cui si serve per dire che senza cultura siamo meno di niente e che “la barbarie da cui siamo circondati derivi proprio da una strutturale, strisciante mancanza di cultura. La cultura cui faceva riferimento Gramsci, quella che trasmette valori: la cultura – precisa Borzì – come paideia (cioè la formazione e cura dei fanciulli)”.

Filocleone per uno scherzo del destino sopravvive fino ai nostri giorni. Lungo la sua lunghissima carriera di giudice amministra la giustizia in modo superficiale, si lascia corrompere dal potere, comincia a provare gusto a condannare innocenti. E’ insomma un personaggio discutibile di cui Salvatore Borzì si serve per ribadire la necessità della cultura come direzione verso un bene che oggi rischiamo di perdere: la libertà interiore. E al contrario di Aristofane, Borzì ne “L’alunno del tempo” ne fa un eroe tragico: sconta nel continuum della sua quasi immortalità i propri errori. Il libro è dunque un piccolo romanzo di formazione, della coscienza cioè che Filocleone assume nei confronti delle sue stesse azioni. Filocleone è anche un simbolo di tutte le nefandezze di cui l’umanità si è macchiata presumendo di amministrare la giustizia. Il rapporto tra metodo ed esistenza che connota Gramsci connota pure il protagonista che fa i conti con le azioni determinate dalla sua cupidigia, dalla sua piccolezza. Per diventare finalmente giudice di se stesso. In questo tentativo di riessere, di “dare senso” il percorso di Filocleone implica un richiamo alla disciplina interiore, alla spoliazione, al dubbio. La sua avventura allora è quella di tutti noi: “crede di essere libero quando in realtà è schiavo del sistema e chiede di essere servo quando invece è libero”. E’ una maturazione che avviene attraverso il tempo verticale: – da qui il titolo – quello in cui ci confrontiamo con l’assoluto e con il dolore che è il contrario della libertà. Ecco perchè Borzì, spiega sollecitato da Giuseppe Condorelli, ha scelto un giudice: una figura incaricata dalla società con un potere assolutamente straordinario che può toglierti la libertà, infangare la dignità.

Nei codici penali è scomparsa la parola giustizia, che si è ridotta a un mero meccanicismo. L’applicazione della norma che di per sé dovrebbe garantire giustizia. E’ questo è uno degli spunti che mi è servito molto per la mia riflessione”. Gli appuntamenti con le Letture riprenderanno a settembre. Tra gli scrittori in arrivo a Misterbianco Sergio Claudio Perroni, Paolo Lisi, Pierluigi Pedretti  e Giuseppina Torregrossa.

 

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