Sessanta anni di storia nella casa-museo di Nino Nicolosi

 

 

Daniele Lo Porto

MISTERBIANCO – Una casa-museo o un museo-casa? Il dubbio ti viene quando ritorni all’aperto nel giardino panoramico, in una frazione periferica di Misterbianco, quasi al confine con Catania, dopo aver trascorso alcune ore viaggiando a ritroso nel tempo, accompagnato dal proprietario, custode, archivista. Antonino “Nino” Nicolosi è il depositario attento di alcune bellissime collezioni che mostra con giustificato orgoglio e invidiabile competenza agli amici e agli appassionati, categoria quest’ultima alla quale appartiene il cronista. Nato esattamente 78 anni fa, auguri!, a Misterbianco, è stato agente delle ex Imposte di consumo e in seguito, fino al 1997, funzionario del Ministero delle finanze. Cresciuto da bambino nella sede della Democrazia Cristiana, attratto più che altro da uno dei pochi televisori che esistevano nella cittadina a quei tempi, era inevitabile che contraesse, da portatore sano, il virus della politica. Inevitabile, anche, che ricoprisse il ruolo di consigliere comunale e poi, conquistasse sul campo, l’incarico di assessore comunale alla Pubblica istruzione e all’edilizia scolastica (dal 1985 al 1989) e allo Sviluppo economico, Bilancio, Sport, Turismo e Spettacolo, dal 1990 al 1991. Un’ attività politica svolta con precisione, passione, impegno, caratteristiche proprio dell’uomo forgiatosi sulla cultura del collezionismo, e capacità, tanto che, all’epoca della I Repubblica, è difficile trovare assessori di così lungo corso, quando un sindaco spesso riusciva a restare tale solo per pochi mesi.

Dicevamo della sua interessata presenza nella sede della Dc, dove si parlava tanto di politica e si vedevano le prime trasmissioni della pionieristica  Rai, dove l’esiguo palinsesto alternava canzonette e giochi a premi, caroselli e dibattiti politici.  Ne più nè meno di ora, considerata l’offerta quasi illimitata del piccolo schermo. Allora, quando aveva ancora i pantaloni corti e le ginocchia sbucciate per i giorni in strada, cominciò ad appassionarsi ai manifesti elettorali. “Ero attratto dai colori, dagli slogan, dalle fotografie. Cominciai a conservare i primi manifesti quando ero poco più di un ragazzino…”. Da allora non si è più fermato, ne ha ormai diverse migliaia, conservati ordinatamente in scaffali, suddivisi per cronologia e per argomenti. Sono vere e proprie pagine di storia – e non solo politica – della nostra Italia, reperti dell’archeologia della comunicazione e della propaganda, testimonianza cartacea di un Bel Paese che si confrontava sui progetti, sulle ideologie e sulle paure del ritorno del “nero” e dell’arrivo del “rosso”. Con il bianco fiore a dare serenità e speranza ai cattolici e ai moderati. Era l’Italia del “boom” economico, dopo quella della ricostruzione. Le ferite della guerra in gran parte rimarginate.

Nino Nicolosi, meticoloso e attento, continua a conservare manifestati su manifesti, e poi depliant e gadget, dai manifestoni 70×100 ai pieghevoli tascabili in carta patina e foto a colori. Sorrisi e progetti, meteore e immortali della politica, giuramenti e bugie sono messi lì, una su l’altra a smentire gli stessi autori. Come Enzo Bianco sostenitore o detrattore a corrente alternata del Ponte sullo Stretto, a seconda del partito e della competizione elettorale da affrontare. Ma non è il solo, sia chiaro, a smentire se stesso. Dai fac simili dei tempi andati, quando si usava il normografo per aiutare i meno colti ad indicare la preferenza con il cognome, ai “santini” elettorali ai santini veri e propri, custoditi in bell’ordine, in ordine alfabetico (a parte qualche anomala mancanza, San Daniele, ad esempio) provenienti da tutta Italia, ricordi di viaggi e di regali di amici e parenti. E poi, lettere nell’immediato dopoguerra, scritte a macchina, prima di qualche elezione importante, con le quali si raccomanda ai sacerdoti di spingere i fedeli a votare altrimenti potrebbe vincere il diavolo comunista. Documenti  che andrebbero studiati e approfonditi, meritevoli di essere esposte e ammirate, come tutta la collezione di Nino Nicolosi, che nella sua casa-museo o museo-casa conserva sessanta anni di storia della Nostra Italia, alcune foto private che sono vere e proprie chicche come John Kennedy a Roma, o le raccolte dei giornali con in copertine, quasi acquarellate, ragazze in fiore che sarebbero diventate miti del cinema o, ancora, la selezione delle graffiati vignette di Forattini pubblicate su Panorama, senza nessun riguardo per i potenti di allora.

 

 

 

Send a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *