Musumeci presidente, la storia con sedici anni di ritardo

novembre 6, 2017

 

 

 

Daniele Lo Porto

Era il 2001 e Nello Musumeci, allora presidente della Provincia regionale di Catania da sette anni, amministrava con rigore ed efficienza, conosciuto e apprezzato in Sicilia e nel resto d’Italia, impegnato sui fronti di strutture e infrastrutture (scuole, strade, ponti) del turismo e della cultura, della legalità praticata e non sbandierata, dell’impegno di restituire dignità ad una Istituzione che era stata umiliata dalla tangentopoli etnea. Era, insomma, il candidato migliore per la Presidenza della Regione Siciliana. Berlusconi avrebbe dato il suo sì convinto se solo Gianfranco Fini glielo avesse chiesto. Fini, già avviato inconsapevolmente verso l’autodistruzione, passò: Musumeci rischiava di diventare troppo ingombrante: alle Europee aveva preso più voti di lui in Sicilia, inaudito. Casini si ritrovò, inaspettatamente, il cerino acceso e lo usò per illuminare il nome di Totò Cuffaro. Tutto il resto è storia nota.

Musumeci quella delusione non l’ha mai digerita, l’obiettivo Palermo è rimasto sempre nel suo percorso politico. La nomina di sottosegretario alle Politiche sociali, le candidature con risultato sfavorevole, l’elezione alla Commissione  regionale antimafia, sono state quasi delle deviazioni, che non lo hanno mai distratto. L’elezione di oggi, infine, è la maturazione, naturale, di un’ulteriore sprint lanciato almeno due anni fa al quale, alla fine, sono stati costretti ad accodarsi anche chi ha cercato di forargli la ruota ad ogni curva e salita.  Alla fine Musumeci ha vinto, senza gioia, commuovendosi e commovendo, mantenendo lo stile sobrio e istituzionale che lo accompagna da una trentina di anni almeno.

Adesso, questa vittoria – come tutte le vittorie – ha tanti padri, ma l’unico, vero, caparbio, vincitore è lui: Nello Musumeci. Gli sconfitti, invece, sono tanti: dal suo diretto antagonista, il grillino Giancarlo Cancelleri, che ha dimostrato in più occasioni mancanza di umanità e di stile, fino a stasera rifiutando di fargli le congratulazioni, atto di per sé quasi scontato, se non proprio dovuto. Sconfitto il rettore Micari, agnello sacrificale di Un Pd che ormai da anni ha perso dignità, valori e consensi. Accusare Orlando di aver fatto la scelta sbagliata o il povero faraone di essere il pro console renziani in Sicilia è analisi superficiale e da memoria corta. Il Pd ha iniziato a perdere quando l’Anna dei miracoli andò a genuflettersi all’allora governatore Raffele Lombardo, dopo esserne stata la sfidante. E poi l’istinto suicida del centrosinistra siciliano si manifesto in tutta la sua follia non riuscendo a contenere l’ondivago esibizionismo di Rosario Crocetta che poteva, e doveva, essere sfiduciato. ma il Pd non ebbe il coraggio di staccare la spina. L’avesse fatto tre anni fa adesso, chissà, avrebbe un suo presidente della regione. Se proprio non sconfitto, ma di sicuro non vincitore, è Claudio Fava, protagonista di quella sinistra identitaria, che non voleva essere solo presenza, capace di raccogliere i delusi del Pd, ma non di coagulare consenso diffuso nella così detta società civile. Del la Rosa-La Palma c’è poco da dire, anzi nulla.

Adesso, Musumeci dovrà governare e non sarà facile dopo il disastro lasciato da Rosario Crocetta, il miglior alleato del centrodestra, sia chiaro.. E’ un professionista della politica, ma nel senso positivo del termine. Ce la farà.

 

 

One Comment

  1. Carlo Barbieri

    novembre 7, 2017 at 8:59 am

    Analisi intellettualmente convincente, che ha a mio avviso il punto debole proprio nella sua intelletualità: dà spiegazioni logiche e illustra meccanismi che non sono propri a una grossa fetta dei votanti, che ragiona di pancia. In sostanza, sono osservazioni che descrivono quello che è realmente successo, ma secondo il punto di vista di una elite ragionante: il voto di massa segue invece percorsi umorali. Una considerazione, la mia – da orfano politico che non si riconosce più in nessun partito – che sarebbe stata valida anche se avessero vinto i pentastellati o – miracolo, miracolo – le sinistre. Questo è un mondo, caro Daniele, in cui valgono molto di più slogan più azzeccati di altri, promesse di lavoro, camarille o speranze di camarille, e il tifo cieco in cui conta più una bella rispostaccia data in un confronto TV che il contenuto della risposta. Roba da Colosseo, insomma. Per il resto, la pancia non ha memoria. Se poi è pure vuota, non parliamone… Un abbraccio.

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