Nave Diciotti, il ministro Salvini e la difesa dei confini

ottobre 21, 2018

 

 

 

Alfio Franco Vinci

CATANIA – Il Tribunale dei ministri ha fatto proprie le mie riflessioni del 26 agosto, circa il fatto che il ministro Matteo Salvini nella vicenda “Nave Diciotti” ha svolto il suo compito a difesa dei confini e, quindi, della legge. Per il resto rinvia alla Procura di Catania, la quale non potrà non tener conto, fra l’altro, dell’art. 5 lettera F della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, CEDU, che, ove non bastasse l’ordinamento nazionale, lo legittima in pieno al comportamento adottato.

Questa la notizia diffusa dall’Ansa: “Quando la nave Diciotti è arrivata nei pressi di Lampedusa, lo scorso agosto, non sono stati commessi reati, ma anzi sono stati meritoriamente difesi i confini. Non lo dico io, che per questa vicenda sono incredibilmente accusato di sequestro di persona, ma il Tribunale dei ministri di Palermo”. Matteo Salvini interviene così sulle motivazioni con cui i giudici di Palermo si sono dichiarati incompetenti per territorio ed hanno disposto il trasferimento dell’inchiesta alla Procura di Catania. “La partita giudiziaria non è ancora chiusa – aggiunge il ministro – però è un primo passo significativo”. E comunque, ribadisce, “in ogni caso, giudici o non giudici, non arretro di un millimetro!”. La sostanza “di parte di quello che, in 60 pagine, il collegio palermitano ha scritto”, è stata pubblicata dal Giornale di Sicilia che scrive come “dal 15 al 20 agosto, nella prima fase della ‘vicenda Diciotti’, sono stati ‘difesi gli interessi nazionali’ sulla questione migranti, di fronte all’atteggiamento di chiusura di Malta, e non sono stati commessi reati di alcun genere”. Per i fatti avvenuti dal 20 agosto in poi, quando la nave della Guardia Costiera, con a bordo 177 migranti, ha preso la via di Pozzallo e di Catania, il Tribunale dei ministri di Palermo ha omesso ogni valutazione limitandosi a ribadire che fino al quel momento non è stato commesso alcun reato. Per questo si è dichiarato incompetente e ha mandato tutto a Catania per stabilire se nei 5 giorni di attesa prima dello sbarco sia configurabile il reato contestato. Per giungere a questa decisione il Tribunale dei ministri nelle scorse settimane ha sentito funzionari del Viminale e ufficiali della Guardia costiera, con l’obiettivo di ricostruire dove l’eventuale sequestro di persona avrebbe avuto inizio: nelle acque di Lampedusa, come aveva ipotizzato la Procura di Agrigento che per prima aveva indagato Salvini radicando a Palermo la competenza, o in quelle catanesi, visto che per giorni la nave con a bordo i profughi era stata ferma nel porto del capoluogo etneo. A complicare il tutto la circostanza che nessun divieto di sbarco è mai stato dato dal Viminale, che si è “limitato” a non autorizzare l’approdo. Alla fine i giudici, dunque, hanno concluso che Lampedusa, dove furono sbarcati alcuni profughi in cattive condizioni di salute, non poteva essere ritenuta porto idoneo per accogliere tutti i migranti soccorsi. E che l’eventuale sequestro a bordo della nave Diciotti sarebbe iniziato nelle acque catanesi. La Procura di Catania, titolare dell’inchiesta, potrebbe modificare le contestazioni fatte a Salvini e anche indicare la strada dell’archiviazione al Tribunale dei ministri del capoluogo etneo. Per il momento l’ufficio tace: “abbiamo lavoro da compiere nel massimo riserbo”, ribadisce il procuratore Carmelo Zuccaro.

Ecco cosa avevamo pubblicato il 26 agosto:

 

Nave Diciotti: ecco perchè Salvini ha ragione

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