Ottavio Crivaro, lo startupper seriale. Quando la matematica è occasione di nuovi business

giugno 17, 2019

di Saro Faraci, il “Professorista”

A quarantotto anni ormai vicino all’età di mezzo, giusto per sfatare il mito che per fare una start up devi esser giovane, calabrese nel sangue ma ormai a Milano da più di vent’anni, Ottavio Crivaro è il primo protagonista della nuova rubrica Start Up my Story. Ingegnere di formazione, con la passione per i viaggi e lo sport, ha avuto la fortuna di lavorare nel mondo delle telecomunicazioni quando ci fu il boom del “mobile”; successivamente ha lavorato in alcune società di consulenza. Poi all’improvviso, l’amore per l’impresa.
– Imprenditore per vocazione, per passione, per necessità o cos’altro?
« Per caso direi. Non vengo da una famiglia di imprenditori, né da una terra dove si cresca con questi esempi, anzi al Sud si cresce con l’idea che il lavoro sia un “posto” che qualcuno prima o poi ti dà o che alla meglio ti conquisti. Nel mio percorso lavorativo però a un certo punto mi sono innamorato di un’idea: riuscire a portare i risultati della ricerca accademica nelle imprese italiane, che non hanno nel proprio DNA un dialogo diretto con chi fa ricerca. Ho iniziato ad occuparmi, non senza qualche difficoltà, di trasferimento tecnologico. Da privato, facendo impresa. Poi a un certo punto ho alzato l’asticella: troppo semplice avvicinare un ricercatore che ha individuato un nuovo trattamento chimico per l’alluminio vicino ad un’azienda che fa anodizzazione per componenti per elettrodomestici. Sembra quasi naturale. Invece, farlo con i matematici? »
– E che c’azzecca la matematica con il fare impresa?
« La matematica è nell’immaginario comune la disciplina più teorica e distante dalla realtà, ma in realtà può essere strumento utilissimo per formalizzare e quindi controllare, simulare, ottimizzare, i fenomeni più complessi. Conoscevo da qualche tempo Alfio Quarteroni e i suoi colleghi del MOX, il laboratorio di matematica applicata del Dipartimento di Matematica del PoliMI. Ad un certo punto decidemmo di provarci: creiamo lo spin-off del MOX. Il periodo non era certo favorevole. Era il 2009, più le aziende che chiudevano di quelle che aprivano; nessuno all’epoca parlava di matematica, data science, algoritmi. Nessuno ancora aveva il problema di come gestire i big data. Ma noi ci credevamo. Tanto. E, non senza un pizzico di follia, decisi di provarci »
– Come si chiama la tua start up e cosa fa?
« Nel 2010 abbiamo creato Moxoff. Come pensi che un ingegnere possa chiamare lo spin-off del Mox? Si tratta di una società che realizza software basati su avanzati modelli matematici e algoritmi di calcolo scientifico, piattaforme per la gestione e la valorizzazione di grandi quantità di dati. Oggi si riassume molto in “data science”, noi parliamo più di mathematical model design integrato con calcolo numerico e machine learning. In sostanza facciamo consulenza, realizziamo progetti “chiavi in mano”, aiutando i nostri clienti nel loro processo di innovazione o ottimizzazione, sia su prodotti che processi »
– Ottimo. Ma i ricavi di vendita?
« Nel corso degli anni però abbiamo anche iniziato a realizzare i “nostri prodotti”. Eravamo già partiti con delle idee in proposito, ma non avevamo le risorse.  Abbiamo messo fieno in cascina nei primi anni  e abbiamo sempre chiuso in utile, dal primo anno, e sempre messo a riserva di capitale i nostri utili; abbiamo fatto crescere i nostri ragazzi. A un certo punto abbiamo iniziato ad investire e a sviluppare i prodotti in cui credevamo. E una volta portati sul mercato e valutato concretamente l’interesse che generavano, abbiamo conferito questi prodotti a due nuove startup: nel 2015 abbiamo lanciato quindi Mathesia dal nome dell’omonima piattaforma di crowdsourcing e poi un paio di anni dopo Math&Sport,  prodotti e servizi per l’ottimizzazione della performance sportiva. Il minimo comun denominatore però è sempre lo stesso: la matematica applicata »
– Dunque un imprenditore seriale. Quale è il beneficio maggiore fra quelli possibili usufruendo dei servizi delle tue start up?
« Se parliamo di Moxoff, il valore aggiunto che portiamo ai nostri clienti sta nella qualità delle nostre soluzioni. Il cuore “matematico” dei nostri software è sempre il punto di partenza è l’elemento differenziate: non c’è il prodotto che possa andar bene per qualsiasi processo o prodotto. Noi lo creiamo su misura, adattandolo alla complessità geometrica o fisica che abbiam di fronte. E questo assicura performance superiori.
Nel caso di Mathesia, basta un click! Basta andare sulla piattaforma e si capisce immediatamente il valore che può arrivare dalla community dei 3.000 migliori matematici applicati al mondo. I nostri “brainies” sono pronti a fornire le soluzioni più innovative e a dialogare con aziende di qualsiasi tipo e dimensione, semplicemente attraverso la piattaforma. Abbiamo “ingegnerizzato” su Mathesia la nostra capacità di tradurre un problema indurstriale in una sfida di carattere matematico.
Math&Sport è invece la soluzione matematica per ottimizzare la propria performance sportiva. Che si tratti di migliorare il gesto tecnico individuale, o la strategia di una squadra, partendo dalla formalizzazione matematica del fenomeno le nostre piattaforme sono in grado di fare simulazioni e suggerire gli interventi che atleti e tecnici possono portar sul campo. E spesso portano anche noi sul campo. In questi giorni eravamo al fianco degli analisti della nazionale di calcio e, nella stessa sera, di supporto allo staff di Davide Mazzanti, il coach delle #ragazzeterribili della pallavolo »
– Hai beneficiato di programmi di mentoring e supporto, ad esempio quelli di incubatori ed acceleratori? 
« Credo che la risposta sorprenderà un po’. All’inizio non ne abbiamo usufruito; erano anche molte meno le opportunità di questo tipo quando abbiamo creato Moxoff. Ora abbiamo tutte le nostre società in Polihub, l’incubatore del Politecnico di Milano. Più che dei programmi di mentoring, è molto utile per noi poter vivere in un ecosistema così stimolante. E che offre i servizi necessari a realtà piccole e giovani come le nostre »
– Hai fatto tutto con risorse finanziarie tue oppure hai potuto contare anche sull’apporto di investitori? E le banche? Vengono incontro alle start up oppure no?
« All’inizio abbiamo fatto tutto da soli. Siamo partiti convinti che il mercato avrebbe riconosciuto il nostro valore. E se vendi “consulenza” non ti servono capitali per partire. Questo ci ha permesso di crearci il “nostro capitale” che poi abbiamo usato per realizzare i nostri prodotti. La strategia però è di aprirsi ad investitori una volta create le startup. Così abbiamo fatto con Mathesia: dopo aver creato la piattaforma e lanciato la startup, vinti anche i primi premi (ricordo con orgoglio la vittoria di IT.Cup di Registro.it), abbiamo iniziato a cercare altri fondi per sviluppare al meglio la società. Ci siamo riusciti con Mathesia alla fine del 2017 (ma che non si pensi sia facile… è un lavoro nel lavoro!). E l’anno scorso siamo riusciti anche a ricevere un importante finanziamento da Vodafone per Math&Sport: abbiamo vinto la prima call “Action for 5G” »
– Quanto è stato determinante l’apporto del mondo universitario nell’ideazione della tua start up o magari in qualche altra fase?
« È stato fondamentale. Perché tutto è nato da lì. Moxoff, ma anche Mathesia e Math&Sport, nascono dalla mia vicinanza e conoscenza con Alfio Quarteroni ed il suo gruppo del Mox. E ancora oggi, pur essendo ormai realtà mature e finanziate, siamo convinti che l’osmosi continua col gruppo di ricerca ci renda più robusti e attraenti. Anche nei confronti delle persone che decidono di venire a lavorare con noi »
– Classica domanda che si fa ad uno startupper. Hai concorrenti nel tuo mercato?
« Certo. E per fortuna! Innanzitutto perché non credo che per esser vincenti si debba per forza avere l’idea nuova o unica, piuttosto si deve esser convinti di fare meglio degli altri (basti pensare a Google…). E poi perché avere dei concorrenti vuol dire che il mercato può misurarti e costringerti a migliorare giorno per giorno. Sarei preoccupato il giorno che non vedessi concorrenti »
– Un consiglio che ti sentiresti di dare ad un aspirante imprenditore…
« Lasciami dire che imprenditori lo si è. Non vi si aspira. Piuttosto posso forse dare qualche consiglio a chi sta pensando di fare impresa, dopo essersi riconosciuto imprenditore. Anzi, posso dare un solo consiglio: non avere fretta, completa al meglio gli studi e possibilmente fai anche qualche esperienza lavorativa, poi dedicati alla tua idea e al tuo sogno. »
– Ultima domanda. Se ti dicessi Milano, Londra o Berlino per avviare una start up, cosa risponderesti?
« Milano. Abbiamo la qualità della vita italiana (la migliore) e ormai le stesse opportunità che potresti avere altrove. Milano è davvero connessa e viva come le altre capitali europee. Un post scriptum è d’obbligo però. Chiaramente non abbiamo la qualità della vita del sud Italia, ma nemmeno Berlino o Londra… Diciamo che a qualcosa bisogna pur rinunciare! Forse dovremmo solo rendere più facile ed economico mangiare una buona granita al mattino anche a Milano »

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