Papa Francesco ricorda don Pino Puglisi a venticinque anni dall’assassinio

settembre 15, 2018

Katya Maugeri

PALERMO – Nel quartiere Brancaccio di Palermo, dilaniava la guerra delle cosche mafiose, ma lui riuscì a coinvolgere nei gruppi parrocchiali molti ragazzi strappandoli alla strada e alla criminalità.

Sono trascorsi venticinque anni da quel 15 settembre 1993 quando dopo varie minacce e intimidazioni don Pino Puglisi viene ucciso da Cosa nostra: intorno alle 22,45 davanti al portone di casa in Piazzale Anita Garibaldi. Don Pino Puglisi era a bordo della sua Fiat Uno bianca e sceso dall’automobile, si era avvicinato al portone della sua abitazione. Qualcuno lo chiamò, lui si voltò, guardandoli negli occhi e sorridendo rispose: “me lo aspettavo” (rivelato anni dopo dal collaboratore di giustizia Salvatore Grigoli),  mentre qualcun altro gli scivolò alle spalle e gli esplose uno o più colpi alla nuca.

Papa Francesco arriverà a Palermo proprio oggi, ricordando don Pino Puglisi. Previsti 80mila i fedeli in arrivo da tutta la Sicilia e da fuori regione; 650 i pullman; 40 i vescovi; 700 fra sacerdoti, diaconi e religioni; 5mila i ragazzi che attenderanno il pontefice per il loro incontro alle 17.

Il Papa giungerà in elicottero alle 10.45 nell’area del porto. Alle 11.45, al Foro Italico sul lungomare della città, la Messa nella memoria liturgica del beato Puglisi. Alle 13.30 sarà alla “Missione di speranza e carità” di fratel Biagio Conte dove pranzerà con i poveri e una rappresentanza di detenuti e migranti. Alle 15 la visita in forma privata nel quartiere Brancaccio dove il sacerdote martire è stato ucciso: prima sarà nella parrocchia di San Gaetano che ebbe come parroco don Pino e poi si fermerà nella casa-museo di Puglisi di fronte a cui il prete di strada è stato assassinato. Alle 15.30, nella Cattedrale, l’incontro con il clero, i religiosi e i seminaristi. Infine alle 17 il dialogo con i giovani in piazza Politeama. Il Papa ripartirà dall’aeroporto Punta Raisi di Palermo alle 18.30 e in poco meno di un’ora di volo sarà a Ciampino. Da qui il trasferimento in auto in Vaticano.

Don Giuseppe Puglisi, beatificato il 25 maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti ad una folla di circa centomila fedeli, nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta. Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e viene ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960. Sin da questi primi anni segue in particolare modo i giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città. Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, e nel 1992 assume anche l’incarico di direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro “Padre Nostro”, che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. La sua attenzione si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, divulgando nel quartiere una cultura della legalità arricchita dalla fede.

Il latitante Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi tra cui quello di don Pino Puglisi viene arresto nel 1997 a Palermo, poco dopo l’arresto il killer cominciò a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi tra cui quello di don Puglisi. Grigoli, insieme al killer, Gaspare Spatuzza, gli sparò un colpo alla nuca. Dopo l’arresto sembrò intraprendere un cammino di pentimento e conversione. I mandanti dell’omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Giuseppe Graviano venne condannato all’ergastolo per l’uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999. Il fratello Filippo, dopo l’assoluzione in primo grado, venne condannato in appello all’ergastolo il 19 febbraio 2001. Furono condannati all’ergastolo dalla Corte d’assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete.

Il suo sorriso e i suoi insegnamenti continuano a vivere nei cuori e nelle azioni di chi, ogni giorno, lotta contro la realtà mafiosa, ogni sopruso e abuso.

“È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore, ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti”.

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