Papatheu (Forza Italia): “Gli interventi del governo non ridurranno il gap Nord-Sud”

novembre 6, 2018

ROMA – La senatrice Urania Papatheu (Forza Italia) ha presentato una interrogazione scritta per sapere i criteri e le modalità di intervento del governo per ridurre il gap economico e sociale tra Nord e Sud. Riportiamo di seguito il testo.

“Il 10 ottobre il Ministro per il Sud è intervenuta in Parlamento per dare risposta a un Question Time inerente “Interventi e misure di sviluppo a favore del Sud”, per fornire chiarimenti in merito agli interventi adottati e quelli che si intendono adottare per il Mezzogiorno. Nella stessa giornata il ministro interrogato ha relazionato, inoltre, alle Commissione Bilancio e Politiche UE di Camera e Senato per esporre la relazione le Linee programmatiche predisposte dal Governo italiano per le regioni del Sud. In queste occasioni, e nello specifico esponendo la relazioni alle Commissioni competenti per materia, il Ministro ha riferito che “l’attività del Governo sarà orientata alla previsione di politiche (sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) finalizzate allo sviluppo economico omogeneo del Paese, e alla riduzione del gap tra Nord e Sud”. il Ministro ha fornito i dati relativi all’utilizzo dei Fondi sino al periodo attuale, e quale sia lo Stato di attuazione dei Programmi dei Fondi strutturali 2014-2020. Da tale relazione si evince che la programmazione europea 2014-2020, cofinanziata dai Fondi strutturali, nell’ambito dell’obiettivo “Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione”, ha destinato all’Italia un valore complessivo di risorse, incluso il cofinanziamento nazionale, pari a 54,2 miliardi di euro, importo comprensivo della quota addizionale di 2,4 miliardi di euro attribuito all’Italia, come previsto dai Regolamenti vigenti in materia, per effetto della crisi economica e finanziaria. Il valore dei 12 Programmi Nazionali, di competenza delle Amministrazioni centrali, è pari a 12,5 miliardi di euro di risorse provenienti dal bilancio dell’Unione Europea e 5,7 miliardi di euro derivanti dal cofinanziamento nazionale. Gli stanziamenti destinati al il Sud sono rispettivamente pari a 10,7 miliardi euro e 4,9 miliardi di euro. Il valore complessivo dei 39 Programmi Regionali è stimato in 21,2 miliardi di euro di risorse provenienti dal bilancio dell’Unione Europea e 14,8 miliardi provenienti dal cofinanziamento nazionale. Il volume complessivo delle risorse destinate ai Programmi comunitari (o europei) per le Regioni del Mezzogiorno cosiddette “meno sviluppate” (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) “hanno a disposizione 13,6 miliardi di euro di risorse provenienti dal bilancio dell’Unione Europea e 7,3 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale. Quelle in transizione (Sardegna, Abruzzo e Molise) rispettivamente poco meno di 1 miliardo di euro di quota europea e l’equivalente come cofinanziamento nazionale”. Ha poi evidenziato che “L’insieme delle risorse destinate alla coesione territoriale deve però tenere conto anche di altri stock di risorse ed in primo luogo, l’ammontare delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione: per il periodo 2014-2020, esse sono pari a 59,47 miliardi di euro, del quale – per legge – l’80% va al Sud, e che per l’85% è stato assegnato con decisione del CIPE nella precedente legislatura e per la restante parte è stato oggetto di disposizioni legislative; e vi sono poi quelle in attuazione dai cicli di programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione (ex Risorse Aree Sottoutilizzate, ex Fondo Aree Sottoutilizzate) per gli anni 2000-2006 pari a 16,6 miliardi di euro (3,6 per il Centro Nord e 13,0 per il Sud) e 2007-2013 pari a 13,0 miliardi di euro (2,3 per Centro Nord e 10,7 per il Sud)” e specificato che “le risorse destinate ai Programmi complementari, che derivano dalla differenza tra il cofinanziamento nazionale teorico e quello effettivo adottato per i programmi europei 2014-2020 e che ammontavano inizialmente a 7,4 miliardi (per i POC delle Amministrazioni centrali e per le tre Regioni: Sicilia, Calabria e Campania), attestandosi attualmente a 7,9 miliardi di euro”. Infine, altre risorse in attuazione sono “quelle del Piano Azione e Coesione, che deriva dalla riduzione del cofinanziamento nazionale fatta nel periodo 2007-2013, pari a circa 8,9 miliardi di euro”, stando a quanto evidenziato dal Ministro “quasi totalmente destinate al Sud”. Si rimarca, ancora, “il fatto che nel 2018 i Programmi Operativi europei, Nazionali e Regionali, dovranno raggiungere gli obiettivi di spesa fissati dai regolamenti comunitari e legati al meccanismo del disimpegno automatico (N+3)”. Durante la relazione alle Commissioni, infine ha evidenziato che “Tra le Regioni in ritardo va menzionato il caso della Sicilia, dove il ritardo era particolarmente accentuato”, e che a tal riguardo “è stata insediata una task force Sicilia, a seguito dell’Accordo di Cooperazione rafforzata sottoscritto da Regione Siciliana, Commissione Europea e ACT, con la previsione di una serie di azioni volte a sostenere una piena e tempestiva attuazione del POR per il raggiungimento degli obiettivi ad esso prefissati”, riferendo che “Grazie a questa cooperazione la Sicilia sta recuperando rapidamente e al momento ha ridotto moltissimo il proprio rischio”;
a fronte di ciò, ad avviso dell’interrogante, si ritiene che i dati enunciati dal Ministro interrogato sopracitati evidenzino una sostanziale carenza proprio di contenuti programmatici efficaci ed efficienti, che sono ritenuti assolutamente necessari per perseguire con successo l’obiettivo del rilancio del Meridione. A questo riguardo, appare particolarmente eloquente e preoccupante la presenza di sole 6 righe nel contratto di Governo riguardanti gli obiettivi indicati da questo Esecutivo per le regioni del Mezzogiorno, perché connotate da una ultra-sintetica ed evasiva genericità, incapace di dare risposte alle problematiche che hanno portato all’impoverimento e al divario economico, occupazionale ed infrastrutturale, nonché di funzionalità dei servizi, in atto tra il Meridione ed il resto dell’Italia. Il Ministro ha reso noto il fatto che questo Governo intende attuare investimenti nella quota ordinaria nazionale che sarà pari almeno al 34%, “percentuale stabilita in quanto equivalente alla popolazione che risiede nel Mezzogiorno d’Italia”. Vero è che la popolazione meridionale è pari al 34% di quella complessiva, ma appare evidente che una distribuzione delle risorse ripartita in modo proporzionale agli abitanti, risulti del tutto insufficiente ed inaccettabile. Se il Meridione fosse nelle medesime condizioni del resto d’Italia non avrebbe bisogno di alcun rilancio. Utilizzando il criterio esposto dal Ministro il divario non sarà mai colmato poiché contiene una previsione incapace di determinare incisive politiche di sviluppo economico omogeneo del Paese, né tantomeno avviare una riduzione del gap tra Nord e Sud.
Se, riferendosi ai necessari ed improcrastinabili interventi per il Meridione al cui riguardo il Ministro ha smentito una previsione di impegno economico pari a 100 miliardi, voglia fornire l’esatta quantificazione economica dell’ammontare di investimenti preventivati per le regioni del Mezzogiorno e se esista un programma di opere infrastrutturali e, nell’eventualità positiva si chiede di conoscerlo e realizzarlo, oppure se intenda avviarlo per la realizzazione nella legislatura in corso, nonché se esista uno schema di previsione dettagliato di ripartizione ed impiego sul territorio dei fondi strutturali europei che questo Governo intende utilizzare in termini di fondi addizionali rispetto alla quota ordinaria. si chiede, infine, di fornire maggiori chiarimenti su quali azioni, riconducibili all’azione di questo Governo, stiano portando ad un presunto recupero della Sicilia sui programmi operativi e linee di sviluppo economico del territorio”.

Sen. Urania  Papatheu (Forza Italia)

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