Perché abbiamo bisogno di storie

Perché abbiamo bisogno di storie

di Erica Donzella
editor e scrittrice

Sono giorni di lutto popolare, in cui le maglie della rete culturale italiana hanno ceduto un po’. Camilleri e De Crescenzo lasciano vuote due sedie del tavolo. Ma non staremo qui a prendere le misure della loro levatura morale e intellettuale, perché il metro non basterebbe e perché non è quantificabile il bene prezioso che le loro attività di scrittori e pensatori hanno donato a questa Italia, che somiglia da sempre a un cervello riceve impulsi elettronici interrotti.

Adesso facciamo la conta: chi è rimasto seduto al tavolo?

A me questo vuoto non sembra poi così vuoto, anzi. Più tendo l’orecchio e più mi sembra di ascoltare nuove voci, e sono voci necessarie, perché abbiamo bisogno di storie, ancora e per fortuna direi. C’è una classe contemporanea di intellettuali, scrittori e scrittrici, pensatori, filosofi e filosofe che quotidianamente tentano di buttarci nuova acqua fresca in faccia per tenerci sempre attenti. Sto tirando un sospiro di sollievo nel ripassare a mente tutti i nomi e i volti, e sono così contenta di avere dei punti di riferimento che ve li voglio elencare: Michela Murgia, Maura Gancitano, Andrea Colamedici, Paolo Borrometi, Laura Boldrini, Cathy La Torre, Alexandia Ocasio-Cortez, Monica Cirinnà, Franco Arminio, Mariangela Gualtieri. Sapete perché ho stima di questa gente? Perché ha ancora il coraggio di raccontare, perché è tutta gente che non sta rintanata nella propria torre di Babele, appollaiata ad un sapere effimero e chiuso su se stesso. Queste persone rappresentano un pezzo di società che “serve”, ovvero che si mette a disposizione della comunità in cui opera e con cui discute quotidianamente. Non sono eroi o eroine e non hanno armature con cui tentano di combattere contro mulini a vento: sono essere umani che hanno capito di avere una responsabilità nel convivere con il resto del “tavolo” e, tra querele e minacce, fanno ciò di cui tutt* abbiamo bisogno: informano, dibattono, ascoltano e, cosa ancora più importante, si pongono dei dubbi e cercano di creare un dibattito che è molto lontano dai talk show della domenica pomeriggio.

Ma senza andare troppo lontano, vi posso dire con certezza che ci persone di questo tipo molto più vicine alla mia vita e nella mia città: le mie libraie preferite, il mio editore, gli attivisti per i diritti Lgbtiq+, chi lotta ogni giorno per la riqualificazione dei quartieri, chi lotta per abbattere i razzismi, le discriminazioni, chi ogni giorno crea dal nulla cantieri culturali e iniziative collettive per la città tutta, senza distinzioni.

Credo che il tavolo sia diventato una tavolata molto lunga di gente sorridente e che le storie inizino davvero a intrecciarsi in un discorso più ampio. Sono racconti reali di vita e di amore, amore per la cosa pubblica e non puro ego tirato a lucido per fare bella figura ad un simposio che, in fin dei conti, è pur sempre povero.

Sono fiduciosa e respiro un po’ meglio quando all’improvviso qualcuno si alza e va via, perché so che qualcun altro verrà a sedersi.

C’è molto da fare e da rendere grazie a chi c’è stato. E grazie a chi ha il coraggio di esserci, e di sedersi ogni giorno fra di noi.

Instagram: @the_bookeditor / donzellaerica@gmail.com

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