Perché non boicottare Sanremo

Perché non boicottare Sanremo

di Erica Donzella
editor e scrittrice

Al netto delle polemiche delle scorse settimane – che non intendo qui perpetuare – c’è una cosa che mi viene spontanea pensare: io non boicotterò Sanremo, perché a questo punto bisogna capire come va a finire tutta questa diatriba e quantomeno voglio essere davanti allo schermo con dei popcorn e sbriciolamenti vari sul pigiama. La riflessione, in realtà, è giusto un po’ più lucida e ha a che vedere con l’analisi di una rabbia sociale e morale che, giustamente, è da indagare.

Amadeus ha detto una cosa incredibile, e su questo bisognerebbe ragionare anche nell’ottica di una narrazione sessista che è difficile da estirpare, perché siamo un popolo ignorante e tradizionalista, purtroppo a volte per cose di cui non bisognerebbe farsi vanto. Iniziassimo a dire e scrivere “ministra” e “avvocata”, ad esempio, saremmo già un passo avanti. Ma no. Siamo un popolo terrorizzato dal progresso, anche in quello che è logicamente un riconoscimento di crescita umana, e non solo culturale. Dicevamo delle polemiche sanremesi, di trapper sicuramente discutibili e dell’analisi linguistica dei suoi testi in cui tutti e tutte noi ci siamo immersi per giorni. 

Non voglio discutere di questo, pur comunque riconoscendo il disagio di dover ancora provare a capire cosa c’è di fondo che non va nella nostra mentalità quando parliamo di sessismo e di femminismo e quando non riusciamo ad accettare che alcune polemiche non dovrebbero nemmeno esistere. Mi piacerebbe tanto vivere in una nazione dove a nessuno viene in mente di pensare che una donna debba stare un passo indietro rispetto a qualcuno o a qualcosa. Ma tant’è, dobbiamo ancora lottare e anche tanto. Il punto è che bisogna conoscere il nemico e non abbandonare il campo di battaglia. Ci siamo lamentati di una frase (terrificante), della partecipazione di un trapper mascherato e poi che facciamo? Dopo tutto questo polverone boicottiamo il Festival perché la nostra morale si è sentita toccata (com’è giusto che sia) e siamo indignati? Poche settimane fa mi chiedevo cosa fosse un intellettuale e mi ero risposta che un intellettuale, a volte molto semplicemente, dovesse sapere le cose del mondo per poterle criticare.

Bene, non sarebbe forse il caso di smettere di essere intellettuali solo attraverso i post acchiappalike di Facebook? Non sarebbe il caso di ficcarci veramente il naso dentro una polemica e stare a vedere come se la cava questa tv nazionalpopolare e sovranista? Vediamolo questo Amadeus sul palco dell’Ariston la prima sera, vediamo come se la cava a stare “un passo indietro” verso se stesso. Sarebbe fantastico se riuscisse a chiedere scusa in diretta tv. 

Non credo che boicottare sia la soluzione migliore per combattere. Non siamo Achille che abbandona le armi sul campo di battaglia. Guardare Sanremo non significa sposarsi con Amadeus o amare la musica di Junior Cally. Probabilmente è l’ennesima opportunità che ci viene data per capire meglio, invece, la deriva in cui siamo immers* e da cui possiamo uscire soltanto se conosciamo le acque in cui stiamo navigando senza bussola.

L’unico motivo per cui potrei boicottarlo è perché mi va di fare altro. Ma non per sentirmi superiore. Sono curiosa, ho bisogno di capire cosa sta succedendo in questa Italietta nata dalla televisione e, suo malgrado, intrappolata nel tubo catodico delle polemiche da circa settant’anni. Io dico che conoscere sia meglio di non sapere cosa succederà durante quella settimana. Penso sia opportuno guardare ed essere al massimo dei testimoni più coscienti per il futuro di chi vogliamo proteggere. Facciamocene una ragione. Vediamolo questo festival, questo tripudio di roba insostenibile, ma facciamolo con uno spirito di critica lucida.

Nel nostro futuro potremmo avere più coscienza di cosa, forse, sia più giusto o sbagliato nel mondo e potremo agire di conseguenza. Per ora, popcorn e dubbio. Davanti alla tv, e non indietro.

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