Piccole e medie imprese catanesi fragili già prima del Covid-19. Se non reggeranno l'onda d'urto della crisi, sarà forte emergenza lavoro

Piccole e medie imprese catanesi fragili già prima del Covid-19. Se non reggeranno l'onda d'urto della crisi, sarà forte emergenza lavoro

Si avvia lentamente la ripresa delle attività economiche dopo il lockdown di due mesi determinato dall’emergenza Covid-19. Ripartiranno tutti i settori, il 65% dei quali già colpito dalle misure restrittive alla mobilità e dalle politiche di contenimento attivate dal Governo. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che ci sarà una caduta del prodotto interno lordo anche fino al 10% e per il nostro Paese questa sarà l’ennesima recessione, dopo quelle del 2009 e del 2013. Una recessione ancor più severa, se si considera che il lockdown ha “bruciato” 220 miliardi di euro di ricavi per il 2020, generando un fabbisogno di liquidità immediata fino a 30 miliardi di euro, stando alle previsioni di Cerved. I numeri sarebbero ancor più pesanti, nell’ipotesi in cui la fase 2 sarà prolungata fino alla fine dell’anno. A più riprese, il Governo ha approvato manovre di sostegno negli ambiti della sanità, del lavoro, della liquidità e del fisco. E’ stato appena approvato il decreto Rilancio con ulteriori stanziamenti fino a 55 miliardi di euro a favore di famiglie, lavoratori e imprese. Ma la ripresa non sarà facile, nè immediata.

Qual è lo scenario che si prospetta a Catania e provincia? Non è facile prevederlo, ma non è nemmeno difficile immaginarlo. Sarà dura per tutte le aziende, soprattutto per le piccole e medie imprese. Erano fragili già prima del Covid-19, saranno ancora più esposte alla crisi dopo l’emergenza sanitaria. Nei due mesi di sospensione delle attività economiche, le PMI hanno visto assottigliarsi i ricavi, e conseguentemente le entrate monetarie, mentre la maggior parte delle voci di costo è stata congelata grazie ai provvedimenti eccezionali adottati dal Governo. Alla ripresa, cioè in fase 2, però i costi riprenderanno il loro corso spedito, mentre i ricavi cresceranno più lentamente. Il quadro di riferimento infatti è mutato: le famiglie sono più povere, i consumi si sono drasticamente ridotti, molte abitudini di acquisto si sono radicalmente modificate. Bisognerà far di necessità virtù per fronteggiare una crisi che si presenta molto severa.

Con l’aiuto della banca dati Aida Bureau Van Djik, in dotazione al Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, abbiamo esaminato l’andamento economico e finanziario delle piccole e medie imprese prima del Covid-19. Gli ultimi dati disponibili sono quelli relativi alle imprese con bilanci al 31 dicembre 2018, approvati entro il primo semestre dell’anno scorso. Le imprese esaminate sono 12.351, pari al 15,41 di tutte quelle attive al sistema camerale. Non rappresentano la totalità, ma è comunque un campione sufficientemente significativo per comprendere lo stato di salute delle piccole e medie imprese già prima del Covid-19

Le piccole e medie imprese sono quelle con fatturato inferiore a 50 milioni di euro e meno di 250 dipendenti. Rappresentano lo zoccolo duro dell’economia italiana, in Sicilia equivalgono all’83,61% del totale della popolazione imprenditoriale e fra queste ci sono le micro-imprese, le ditte individuali che sfuggono alle rilevazioni statistiche ufficiali perchè non sono tenute a depositare i bilanci.

In linea con il dato nazionale che considera il 50,4% delle imprese rischiose e vulnerabili (secondo le stime di Cerved), anche a Catania e provincia il quadro prima del Covid-19 era già precario. Quasi 10 miliardi di euro di debiti in totale, a fronte di crediti praticamente dimezzati in valore. Dunque un peso sulle spalle delle PMI che non è indifferente. Grosso modo di eguale entità l’ammontare dei ricavi; dunque è come se le piccole e medie imprese catanesi avessero fino ad ora lavorato solo per pagare i propri debiti, senza generare guadagni: in totale gli utili sono infatti poco di 32 milioni di euro “spalmati” su 12.351 imprese. L’esposizione debitoria nei confronti delle banche è di 1 miliardo di euro, dunque la maggior parte dei debiti è verso fornitori e il Fisco, soprattutto quest’ultimo dato che il peso dell’amministrazione finanziaria dello Stato è notevole. La maggior parte dei debiti risultano a scadenza breve. La durata media dei debiti è di 127 giorni, quella dei crediti di 140 giorni. I debiti, pertanto, si devono saldare prima delle spettanze derivanti dai crediti e questo genera ulteriori tensioni finanziarie.

Insomma, se il quadro si manterrà invariato, pur con la ripresa dell’attività economica, le PMI catanesi sono destinate a soffrire. La maggiore fragilità le esporrà al rischio di default e dunque di fallimento; si stima che fino al 71,3% del totale potrebbero essere le imprese rischiose e vulnerabili Il peso dei debiti preesistenti è considerevole e anche le misure di nuova liquidità introdotte dal Governo, che aggiungeranno debito a debito pre-esistente, non basteranno mai ad alleviare i forti disagi pre-esistenti al Covid. Bisognerà prendersi cura di queste imprese con grande attenzione. Al di là dei numeri in bilancio, ricavi, debiti e crediti, ci sono in ballo infatti i posti di lavoro dei dipendenti. Si tratta di quasi 68.000 persone che lavorano nelle PMI. Se saranno in difficoltà tali imprese, anche il lavoro sarà fortemente a rischio. E per Catania e provincia non sarà una bella notizia.

Immagine di copertina: photo credits

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