La pioggia e il governo del cambiamento

dicembre 30, 2018

Nel 1930, soppresso dalla censura del regime, dopo  74 anni di libera informazione satirica, chiuse il settimanale “Il Pasquino”. La sua pericolosità, secondo il pensiero politico imperante, stava non solo nei testi, magistralmente realizzati da Augusto Cesena e Giovanni Piacentini, che ne furono i fondatori, ma anche e sopratutto nelle vignette, perché comprensibili anche dagli analfabeti, del graffiante Casimiro Teja, padre della vignettistica satirica italiana, che tuttora annovera grandi autori. In particolare il testo di una vignetta, divenuto poi il motto della rivista, è entrato non solo nel linguaggio comune, ma anche nel modo di ragionare degli Italiani: “piove, governo ladro”, infatti è la chiave di lettura del diffuso, ricorrente ed acritico malpancismo di quei nostri concittadini che considerano il potere costituito responsabile, a prescindere,di ogni negatività, financo della pioggia.
Il gregge di quanti non usano, o usano poco, la capacità di ragionare di cui nostro Signore ci ha dotati, è ogni giorno più numeroso ,perché deluso dal finale delle narrazioni che gli affabulatori di turno ci hanno presentato. Chi si aspettava manna dal cielo a secchiate, soldi per tutti, supremazia in Europa, e chi più ne ha più ne metta, fa tornare alla mente lo slogan elettorale di Antonio Albanese interprete di “Cetto La Qualunque” in cui gli ingenui ed arrapati elettori di un paesino della Calabria ionica avevano creduto. In realtà non è così che vanno le cose.
Chi pensava che un programma che dovrà spiegare effetti in un quinquennio potesse realizzarsi e produrre risultati in sette mesi, o è come gli elettori di Cetto La Qualunque o è in mala fede.
I fatti vanno analizzati, anche criticamente,e poi si può iniziare a fare un preconsuntivo di un programma da attuarsi in 60 mesi, sul quale si è lavorato solo per 7 mesi, cioè per l’11,5 del tempo disponibile.Non sono contrario a questo governo, di cui non ho mancato di evidenziare gli errori,ma nemmeno ciecamente consenziente a tutto quanto operato, epperò i numeri sono numeri e difficilmente mentono. Dal 1 gennaio, cioè fra poche ore: le tariffe INAIL si ridurranno del 32,7%; saranno disponibili sgravi per l’assunzione di giovani eccellenti; saranno fruibili i bonus per le assunzioni al Sud; Flat tax al 15% per un milione di piccole imprese e professionisti;
Reddito di cittadinanza e quota 100, confermati ed in vigore ad aprile. Questo sul piano economico, mentre in materia di sicurezza e controllo della immigrazione si sono realizzati passi avanti.
Tutto questo,che non è molto,ma nemmeno poco, mentre abbiamo dovuto lottare con un establishment tecnico e politico europeo, che ha assunto posizioni durissime verso l’attuale Governo italiano, dopo aver chiuso ben più di un occhio negli anni passati,quando al governo c’erano partiti sodali dei componenti la Commissione europea, e continua a chiudere entrambi gli occhi con il Governo francese e non solo. Un establishment, perfettamente consapevole che, se da qua a maggio l’economia italiana reagirà alla cura di stimolazione progettata dal Governo, la politica europea dovrà essere profondamente rivista. Ecco perché tanti tagli; ecco perché tanto accanimento sui nostri decimali, mentre la Francia naviga a gonfie vele verso un deficit al 3,5 almeno. E allora, proviamo ad analizzare e discutere. Le piazze vanno bene per urlare, non per ragionare. Ai gilet non basta cambiare colore per far cambiare le cose. Se piove è perché non è ancora primavera, e non perché il governo è ladro.

Alfio Franco Vinci 

One Comment

  1. Carlo Barbieri

    dicembre 30, 2018 at 3:06 pm

    Un momento, gentile Alfio Franco Vinci: guardi che i primi a pensare che quella valanga di promesse fosse realizzabile all’istante sono stati proprio i politici M5S e LegaNonPiùNord che così l’hanno presentata in campagna elettorale. A meno che non lo pensassero affatto, e mentissero per prendere voti. Ma se un venditore d’auto le assicurasse che se firma il contratto l’automobile le arriverà subito, con specchietti elettrici e navigatore, e una volta presi i soldi le allarga le braccia dicendole che “bisogna avere pazienza, per la vettura deve aspettare sei mesi, per gli specchietti due anni e per il navigatore quattro” lei cosa farebbe? Direbbe “poverino, diamogli tempo, è evidente che le promesse erano esagerate, No, io penso che lei si rivolgerebbe alla magistratura, e avrebbe ragione perché si tratterebbe di comportamento illegale. So bene che le bugie acchiappavoti non le hanno inventate loro: si tratta di un malcostume che ha coinvolto più o meno tutti i governi precedenti; ma da un governo che ha fatto del cambiamento e dell’onestà le sue bandiere, lo tollero ancora di meno perché mi sento fregato due volte. La prima, perché si sono comportati come gli altri; la seconda, perché mi hanno indotto a votarli promettendo di essere diversi. Sono d’accordo sul fatto che il gregge ha fatto male a credere che le promesse potessero essere mantenute. Ma non faccio sconti ai “pastori” che lo hanno preso in giro. Fra “Flat tax al 15% per tutti” promessa, quella e per poche centinaia di migliaia di partite IVA c’è un abisso. E così fra la “abolizione con un tratto di penna al primo consiglio dei ministri” della Fornero e la realtà, il reddito di cittadinanza a 780 euro per cinque milioni di persone e i 133 euro che si ottengono dividendo lo striminzito 5,8 miliardi per la platea interessata. Per non parlare dei seicentomila migranti che sarebbero stati rispediti immediatamente ai paesi d’origine (follia umanitaria, ma in ogni caso palesemente irrealizzabile per motivi logistico-diplomatici). E le ACCISE che dovevano essere tagliate il giorno dopo? E la TAP che non si doveva fare? E la famosa frase di Di maio ““Cercate una mia proposta di legge di condono che riguarda Ischia o qualche altra regione: se la trovate mi iscrivo al Pd” ? E il Terzo valico che “non si sarebbe fatto mai” e adesso risulta conveniente? Ah già: la colpa è dell’Europa. E magari dei mercati. Chi si ricorda quel “I mercati se ne faranno una ragione”, frase offensiva per l’intelligenza di noi cittadini (e infatti si è visto come “se ne sono fatti una ragione”? Gentile Alfio Franco Vinci, la verità è una: a forza di essere fritti a lungo nelle maledette padelle, dei governi precedenti, eravamo pronti a credere a qualsiasi cosa. Anche che si stesse meglio nella brace. E ora più della metà degli italiani, me compreso, non sanno più a chi credere.

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