Polizia, il piccolo impero del clan Cappello nelle mani dello Stato: confiscati 12 milioni di euro

giugno 20, 2019

di Katya Maugeri

CATANIA – Contrastare l’illegalità diffusa a ogni livello, sottrarre i patrimoni alle attività mafiose che inquinano il mercato della libera concorrenza e ridare dignità a quella imprenditoria sana che giornalmente si confronta con la realtà criminale, sono queste le tematiche affrontate oggi durante la conferenza stampa: “un piccolo impero economico è stato confiscato grazie al lavoro degli uomini della polizia di Stato”, ha dichiarato il questore Mario Della Cioppa, una confisca di circa 12 milioni di euro (valore catastale, quindi con un valore economico notevole). Lo aveva già anticipato il giorno del suo insediamento “l’aggressione ai patrimoni illeciti sarà una delle priorità, insieme a quella dei presidi territoriali, su cui lavoreremo costantemente”.

Questo il provvedimento patrimoniale che ha colpito l’imprenditore del settore ecologico – attualmente detenuto – Giuseppe Guglielmino, ritenuto un soggetto socialmente pericoloso e abitualmente dedito a traffici illeciti, organico al clan Cappello, distintosi per la sua capacità di inserirsi in numerosi e differenti settori dell’economia, in particolar modo nel settore della raccolta e trattamento dei rifiuti, con appalti in diversi comuni siciliani, nonché in territorio campano e calabro, ottenuti grazie al sostegno del clan Cappello, che poteva contare a sua volta sulla presenza e l’appoggio delle famiglie alleate operanti in quei territori, incrementando in tal modo i propri profitti e garantendo un contributo sempre più solido e significativo in termini economici e di prestigio.

Giuseppe Guglielmino è stato arrestato nel 2017 durante il blitz Penelope della Squadra Mobile di Catania che ha disarticolato la cupola della cosca catanese, nei mesi successivi, la Divisione Anticrimine della Polizia di Stato ha eseguito il sequestro di beni e società per un valore di numerosi milioni di euro.

Ferdinando Buceti, dirigente della Divisione Anticrimine della Polizia di Catania, ha delineato la figura di Guglielmino attraverso alcune intercettazioni con altri uomini del clan come Franco Fisichella al quale dice: “Siamo stati a Napoli a fare una commissione. Siamo saliti con Caserta, ci siamo incontrati, il business e poi c’è un’amicizia vera. Anzi, siamo più blindati. Siamo tutti imprenditori forti… mi è costato 150.000 euro…” ma la posizione di assoluto rilievo rivestita da Giuseppe Guglielmino all’interno del clan Cappello si coglie in modo evidente nella conversazione nella quale sollecita il “capo” Salvatore Massimiliano a “fare danno. Gli mandi ai carusi…” a chi, non è specificato dal quale con ogni probabilità aveva subito un torto.

“Si tratta di una figura poliedrica – continua Buceti – che sa bene dove investire e come introdursi in quei settori destinati a un facile guadagno”.  Il tesoro dei clan adesso è nelle mani dello Stato. Da qui la valenza anche sociale dell’impegno degli uomini della polizia di Stato di Catania, un risultato di cui andare fieri, raggiunto grazie all’accertata sproporzione tra i redditi formalmente dichiarati da Guglielmino e i beni acquisiti nel tempo.

Il patrimonio inserito nel decreto è composto dalla totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Geo Ambiente srl, con sede legale in Belpasso e due sedi secondarie site nella provincia di Cosenza: Belvedere Marittimo e  Sangineto , la totalità dei beni aziendali e strumentali dell’Impresa individuale Consulting di Guglielmino Giuseppe, con sede legale in San Gregorio di Catania; la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Clean Up srl, con sede legale in Motta Sant’Anastasia, la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Eco Logistica srl  con sede legale in Aci Sant’Antonio; la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società  Eco Business srl, con sede in Siracusa, e sede secondaria a Belpasso; la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Work Uniform srl, con sede legale Catania.

Oltre alle società sono state confiscate quattro unità immobiliari a Catania, due a Fiumefreddo di Sicilia e uno a Bronte, e poi diverse autovetture: una Audi S3 1.8 Turbo, due Daimler Chrysler, una Alfa Romeo, una Mercedes, una Fiat Uno, due autocarri  – Peugeot e Fiat -, un autocarro Unic 190 e due Fiat 500.

È il punto iniziale dal quale ripartire, obiettivi importanti da raggiungere per garantire quella legalità e quell’ordine che Catania merita.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *