Prima proiezione in Sicilia per il docufilm “La libertà non deve morire in mare”

ottobre 25, 2018

 

 

CATANIA  –  A un mese esatto dalla “prima” nazionale a Roma, il docu-film del regista catanese Alfredo Lo Piero sarà proiettato anche in Sicilia, a pochi chilometri dalla “sua” Catania. L’appuntamento, infatti, è per venerdì 26 ottobre, alle ore 20,30, al Cine Star dei Portali, a San Giovanni la Punta.  Saranno presenti, tra gli altri,  Irene Paola Martini, responsabile medicale del progetto di Catania di Medici senza frontiere, e Antonietta Petrosino per Amnesty international.

Dopo l’esordio al cinema Aquila, di Roma, dopo la presentazione in alcuni festival cinematografici, e il premio ricevuto al Taofilmfest, l’opera del regista catanese Alfredo Lo Piero affronterà, finalmente, il giudizio del pubblico siciliano. Un docufilm duro, reale, privo di retorica “La libertà non deve morire in mare”, 77 minuti drammatici e intensi per  conoscere meglio, o conoscere veramente, il dramma dei migranti, in una fase storica per la società italiana. Alla proiezione sarà presente il regista Alfredo Lo Piero.

“… è davvero giusto che escano film di questo tipo, che danno voce ai migranti e a chi non ne ha. Il doc La libertà non deve morire in mare di Alfredo Lo Piero è uno di questi. Racconta infatti senza filtri la drammatica situazione degli sbarchi sull’isola di Lampedusa attraverso testimonianze dirette. Volontari, medici, organi di Stato, associazioni e sopravvissuti ci parlano degli sbarchi e ci restituiscono il ricordo di chi non c’è più: donne, bambini, esseri umani la cui vita si è fermata in mare a due passi dalla meta e dalla libertà  – scrive Giulia Lucchini su cinematografo.it – .

Realizzato con la collaborazione della Guardia Costiera, di Medici senza Frontiere e della Guardia di Finanza con il patrocinio di Amnesty International Italia, questo film ci racconta un pezzo di storia. Negli ultimi 25 anni più di 915.000 persone sono state salvate nel Mediterraneo e 350.000 migranti sono arrivati in Europa solo nel 2016.

Allo stesso tempo negli ultimi venti anni più di 20.000 persone sono morte nel Mediterraneo. Questo doc però non ci parla solo di numeri, come fa la maggior parte dei mass-media, ma di storie. Ci insegna a non giudicare quando vediamo un immigrato, perché la maggior parte di loro è costretta a scappare dalle violenze, dalle persecuzioni, dai bombardamenti e da una morte certa. Sono persone che lasciano l’Africa per scappare dalla guerra, per motivi religiosi o per orientamenti sessuali. E lo stesso scafista spesso trasporta queste persone non per scelta, ma perché anche lui è vittima degli accordi con i trafficanti. I mezzi di informazione hanno quindi una grande responsabilità nell’orientare l’opinione pubblica e di certo titoli come “Lampedusa è sotto assedio” non aiutano. Al contrario, come dice un testimone, “Lampedusa è una casa sul mare e che accoglie questi migranti” e noi dobbiamo sempre ricordarci che siamo fortunati perché siamo nati dall’altra sponda del mare e non dimenticare quanto sia importante la tempestività degli interventi affinché le persone non muoiano nel Mediterraneo. Con le sue immagini e le sue testimonianze La libertà non deve morire in mare ci ricorda tutto questo e restituisce così voce a chi non l’ha mai avuta”, conclude Giulia Lucchini nella sua recensione pubblicata su cinematografo.it .

 

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