#RingraziaUnDocente: Veronica Benzo e l'Università capovolta

 


 
 

CATANIA – Questa volta a parlare è un docente universitario. Veronica Benzo, docente di Lingua Francese al Dipartimento di Economia e Impresa dal 2007, già insegnante di lingua all’Alliance Francaise di Catania. Durante la sua formazione e nell’inserimento nel mondo del lavoro ciò che l’ha spinta ad intraprendere un percorso piuttosto che un altro è stato il desiderio di apprendere. «Non ho mai pensato alla retribuzione, ma all’opportunità in sé… questo alla lunga mi ha premiato perché mi ha permesso di essere competitiva rispetto ai miei coetanei», ci dice con un pizzico di orgoglio.

Incominciamo con la solita domanda, che però non è affatto retorica. Considera il suo lavoro una vocazione e dunque una chiamata;una vocazione e dunque un impegno rivolto a fini sociali; o più semplicemente un mestiere come tanti altri, in cui contano etica  e senso del dovere?

«L’insegnamento è senza dubbio un mestiere in cui etica e senso del dovere sono la base per un buon docente. Tuttavia, questi due requisiti da soli non sono sufficienti… rendono arido, seppur onesto, il lavoro…Sin dall’inizio ho capito che per me l’insegnamento era molto più che un mestiere come tanti altri perché ho avuto la possibilità di mettermi continuamente in discussione per trovare le giuste strategie di trasmissione delle conoscenze. Sin dalle prime esperienze in aula ho capito che andavano modificati quegli schemi rigidi in cui il docente deteneva tutto il sapere e il discente doveva “raccogliere” e “ordinare” le informazioni. Spesso si crede che il fallimento di uno studente sia legato alle sue capacità/incapacità cognitive. In realtà tutti i docenti espletano egregiamente il loro lavoro con studenti volenterosi, bravi ed intelligenti. La vera scommessa sono gli studenti c.d. “problematici”.Inoltre, non provavo alcuna soddisfazione nel fare una lezione-monologo durante la quale la maggior parte degli studenti si distraeva. Così ho deciso di coinvolgere gli studenti, rendendoli parte attiva del processo d’insegnamento-apprendimento creando “rapport”, ovvero un rapporto di fiducia e affinità reciproca con l’interlocutore durante la comunicazione.Inoltre, ho la fortuna di insegnare una linguastranierache permette di trasmettere non solo conoscenze ma anche competenze, oggi indispensabili per l’inserimento nel mondo del lavoro. Lavoro sempre più sull’importanza della comunicazione non solo verbale, ma anche non verbale. Inoltre insegnare il francese in un Dipartimento di Economia, in cui l’inglese senza dubbio è una competenza di base, è stata una sfida per dimostrare che una sola lingua non basta più e che la lingua francese è sempre più richiesta dal mondo del lavoro.Insomma, il lavoro che svolgo oggi mi permette di seguire gli studenti in diversi momenti del loro percorso universitario: dal momento della mera formazione al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro e rappresenta per me una vera e propria mission che ha senza dubbio importanti, anche se limitati, risvolti sociali»

E’ stata studentessa, come ciascuno di noi. Quale docente si sentirebbe di ringraziare, per quello che le ha insegnato, ovvero per il segno che le ha lasciato dentro?

«In ogni ciclo di studi ho trovato docenti che in modo diverso hanno lasciato il segno e forgiato il mio carattere.Ma i docenti che sono stati determinanti per il lavoro che svolgo sono senza dubbio il Prof. Franco Costa e la prof.ssa Monique Fatta Leanza che mi hanno trasmesso le competenze, la determinazione e l’entusiasmo necessari nel mio lavoro, quindi un grazie particolare va a loro»

– Se i suoi studenti dovessero ringraziarla, e sicuramente lo faranno,per quale aspetto del suo lavoro, per quale lato del suo carattere,per quale caratteristica del suo essere docente dovrebbero farlo?

«Il ringraziamento che più dà soddisfazione consiste nel ricevere feedback da parte degli studenti che vengono a trovarmi per il piacere di condividere con me i risultati ottenuti nel mondo del lavoro grazie alle competenze acquisite durante le lezioni di francese o durante i seminari professionalizzanti che organizzo. Un altro ringraziamento che ricevo spesso è per la capacità di ascolto e per gli incoraggiamenti e i consigli ricevuti. I ragazzi hanno fiducia e questo ripaga dalle fatiche»

– Lei lavora all’Università, dove sta provando insieme ad altri colleghi a sperimentare un modello di Università Capovolta. Di cosa si tratta in particolare? Lei crede inoltre che le nuove tecnologie applicate alla didattica possano vivificare gli insegnamenti universitari e renderli più appetibili agli studenti?

«L’espressione “Università Capovolta ” è stata inventata dal presidente del corso di laurea con il quale ho il piacere e il privilegio di collaborare e con il quale condividiamo questa diversa concezione dell’Università. L’Università capovolta mette al centro del processo di insegnamento lo studente. Spesso i docenti si lamentano delle nuove generazioni di ragazzi che non sono curiosi, non studiano, presentano lacune nella loro formazione. La nuova “Università” ha per missione di motivare lo studente, renderlo partecipe, formarlo, colmare eventuali lacune, sviluppare le soft-skills che oggi hanno la stessa importanza delle hard-skills. Legata a quest’idea, c’è anche quella di istituire un Laboratorio di assistenza didattica in seno al CdL in Economia Aziendale. L’incarico di responsabile mi permette di interfacciarmi con studenti che incontrano difficoltà nello studio e spesso tutto si risolve con semplici consigli ed incoraggiamento. Per quanto riguarda l’uso delle nuove tecnologie nella didattica, credo molto nella loro utilità. Oggi i ragazzi hanno a porta di mano diversi strumenti multimediali, ma li usano in maniera adeguata. L’introduzione delle TIC nella didattica ha dunque un duplice fine: migliorare la resa dell’apprendimento grazie a supporti multimediali ed educare al buon utilizzo degli strumenti a disposizione»

Saro Faraci

Send a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *