Rino Nicolosi, lo statista siciliano

dicembre 1, 2018

 

 

 

Ho conosciuto personalmente Rino Nicolosi, all’inizio della fase importante della mia carriera professionale. Al di là degli errori, politici ed etici che chiunque compie, sono convinto che sia tutt’ora il miglior presidente della Regione Siciliana, per l’autorevolezza amministrativa e spessore istituzionale. Fu uno statista siciliano, è non è un ossimoro. Lo dico da non democristiano che non lo è mai stato, soprattutto in un periodo nel quale non esserlo era quasi la sottolineatura di una “differenza” che poteva portare al sospetto e all’emarginazione. Come spesso accade molti lo hanno dimenticato, allontanandosi da lui quand’era ancora in vita, ma già aveva intrapreso una via crucis umana e politica, particolarmente dolorosa. Giovanni Burtone era uno dei “ragazzi” che si sono formati alla sua scuola. Ha ricoperto importanti incarichi istituzionali e, adesso, è parlamentare e sindaco di Militello in val di Catania. Ecco come ci ricorda, con lucidità e affetto, la figura dell’uomo e del politico. (DLP)

“Ogni anno quando ricorre l’anniversario della sua morte rimango sempre sorpreso dalla straordinaria attualità del suo pensiero. Sono trascorsi 19 anni.

Rino Nicolosi era un top player della politica regionale e non solo.

Poco più di un mese fa si è celebrato in Lombardia e in veneto un referendum sull’autonomia e in quella circostanza nella mia mente sono riaffiorate parole e ragionamenti di Rino che era sempre stato un attento difensore dell’autonomia regionale siciliana ma in quadro di solidarietà nazionale. Ragionamenti che nel tempo attuale sono di una lucidità incredibile. Per lui la nostra “Autonomia” non era una rendita burocratica ed istituzionale da rivendicare per piccole rendite di posizione. La sua concezione di “Autonomia” era ambiziosa e strumento di crescita in una leale collaborazione istituzionale con lo Stato centrale. Insomma mai alibi per ambizioni di pezzi classi dirigenti politiche e burocratiche. Del resto non poteva che essere così perché Rino Nicolosi era un politico popolare che aveva un cordone ombelicale mai reciso con la sua comunità. E’ sempre stato portatore di una politica ambiziosa e mai chiusa. In questi venti anni la Sicilia purtroppo ha fatto registrare pericolosi passi indietro. Lo dicono i suoi indicatori socio-economici ce lo dice una percezione diffusa di una terra che sembra andare avanti per inerzia e non perché abbia consapevolezza di una rotta. Sembra essersi interrotto un processo partecipativo della comunità. Per Rino quel 30-35% di siciliani che non partecipano più alla vita pubblica astenendosi dal partecipare alle elezioni sarebbe stato il vero cruccio. Avrebbe concentrato la sua attenzione sul perché un segmento così importante di Sicilia sceglie il silenzio. E’ rassegnazione? Indignazione? Rabbia? Delusione? Probabilmente un po’ di tutti questi fattori.

La partecipazione era la chiave del progetto politico di Rino Nicolosi.

Lo era in foro interno in un grande partito di massa come la DC, lo era in foro esterno nella funzione degli importanti incarichi istituzionali che ha ricoperto nella sua intensa carriera. La sua leadership l’ha sempre esercitata accogliendo e confrontandosi. Diffidava dei gruppi chiusi. Li riteneva asfittici e privi di prospettiva. Sapeva cogliere nell’altro sempre elementi positivi anche nella dialettica dello scontro. E’ anche per questo che ha saputo conquistarsi la stima e il rispetto dei suoi avversari. Era il suo modo di intendere la politica. Probabilmente avrebbe vissuto con disagio il tempo di oggi ma non avrebbe mai abbandonato la sua “visione” sempre problematica e complessa, senza cedimenti alla superficialità. Per lui il pensiero non si sarebbe mai potuto condensare in 140 caratteri perché considerava la società complessa con una politica che doveva saper rispondere a quella complessità. E negli ultimi tempi aveva intuito che la crisi della politica era sempre più profonda e che avrebbe condizionato la società perché sarebbe venuta meno la sua capacità di guida. Siamo appena usciti da una tornata elettorale che ha interessato la nostra terra e ci apprestiamo ad affrontare da qui a pochi mesi le politiche in un passaggio che probabilmente sarà storico se lo inquadriamo nella crisi complessiva che sta vivendo l’Europa e anche in considerazione di quelli che sono gli scenari internazionali. Di Rino ci rimane un testamento politico importante costituito dalle sue riflessioni e da alcune parole chiave come appunto,

“partecipazione”, “futuro”, “lavoro”, “autonomia”, “giovani”, “Mediterraneo”, “diritti”, “persona”.

Ognuna di queste la possiamo considerare come una “password” per un manifesto politico, ma non inteso come slogan bensì declinato come pensiero. Personalmente ritengo di essere stato fortunato ad essere stato suo amico e di aver condiviso con lui un pezzo importante di storia politica. Sono sempre stato convinto che il destino ci ha privato di una figura che ancora molto avrebbe potuto dare e fare per la Sicilia e per il Paese ma sappiamo anche che attraverso quelle parole il suo pensiero non ci abbandona mai e in un tempo buio come quello che stiamo attraversando rappresenta un po’ quella lanterna di Diogene alla ricerca della buona politica”.

Giovanni Burtone

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