Rocco Chinnici, storia di un uomo e di un magistrato. In tv la racconta l’attrice Manuela Ventura

gennaio 23, 2018

Katya Maugeri

Venne assassinato  il 29 luglio 1983 a Palermo con un autobomba mentre usciva dal portone del suo palazzo. È considerato l’ideatore di quello che poi, sotto la guida di Antonino Caponnetto, divenne il pool antimafia.Un uomo che amava con passione e devozione il suo lavoro. Rocco Chinnici, il magistrato che ebbe l’intuizione di rompere gli schemi: intuì il legame della mafia con alcuni ambienti imprenditoriali e politici e comprese che occorreva unire gli sforzi, condividere i risultati ottenuti e mettere insieme di fatto il prototipo di quello che poi diventerà il famoso pool. E lo istituì con magistrati che collaborassero insieme per scambiarsi informazioni utili alle loro indagini. Un pool che incluse anche dei giovani Paolo BorsellinoGiovanni Falcone.

Ed è così che la storia del magistrato verrà narrata nel film “È così lieve il tuo bacio sulla fronte” di Michele Soavi, tratto dal libro della figlia Caterina Chinnici, anche lei magistrato, in onda su Rai1 stasera 23 gennaio, non racconta solo la vita professionale di Chinnici – ripercorrendo la storia di questo gruppo di magistrati, a cui si devono numerosi processi per mafia, tra cui il “processo dei 162”, che diede il via al maxi processo che si tenne dopo la sua morte – ma anche il suo privato.

Caterina Chinnici aveva un sogno, come ha raccontato durante la presentazione alla stampa del film-tv “Far rivivere mio padre un’altra volta”. Per questo ha scritto il libro È così lieve il tuo bacio sulla fronte. E questo film è per lei un altro sogno che si avvera, un’altra occasione per farlo rivivere. Per gli altri, invece, l’occasione di conoscere più intimamente il cuore e la determinazione di un uomo speciale.

“È così lieve il tuo bacio sulla fronte” vede protagonista Sergio Castellitto nei panni di Chinnici, l’attrice catanese Manuela Ventura nel ruolo della moglie del magistrato, Tina Chinnici – all’anagrafe Agata Passalacqua – e Cristiana Dell’Anna nel ruolo di Caterina Chinnici.

Parlare e raccontare della mafia è importante, parlarne attraverso le storie – spesso dimenticate – di uomini e di donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi, attraverso il proprio metodo, alle loro intuizioni, a un fenomeno così attuale come la criminalità organizzata.

“Nel tempo il cinema si è accostato al tema mafia con modalità espressive molto diverse. Gradualmente c’è stata una sempre maggiore presa di coscienza indubbiamente – dichiara Manuela Ventura alla redazione di Sicilia Network -si è sentito e si sente il bisogno di raccontarla. Tutto sta a capire quanta saturazione ci sia, quale sia la chiave per non creare ambiguità, per non favorire aspetti seduttivi, per non creare eroi e vittime, perché è comunque nella costruzione dell’immaginario di ciascuno di noi, cinema e televisione giocano un ruolo importante. Non bisogna rischiare di far passare messaggi per cui tutto è mafia, tutto è corrotto, perché non è così. È più complesso. Quello è un aspetto infame, misero della vita, nasce e si alimenta per la tendenza a perseguire il crimine, ad accumulare danaro e potere , per speculare e distruggere il bene comune, per tutelare i propri miserevoli interessi, si alimenta a causa di codici culturali meschini e ma c’è altro di molto più importante, alto, duraturo, nelle nostre vite che certo non è scontato, non è sempre tangibile, va ricercato, va perseguito e a talvolta si fa fatica,ma non bisognerebbe avere paura di quelle che a volte paiono delle utopie, cultura, gentilezza, libertà, poesia, rispetto delle regole, solidarietà ed altro ancora, è questo ciò da cui dovremmo farci sedurre, ciò per cui dovremmo rischiare”.

“Il film tv Rocco Chinnici “È cosi lieve il tuo bacio sulla fronte” – continua a raccontarci l’attrice catanese – potremmo non considerarlo un film di mafia. È un racconto dal forte impatto emotivo e affronta gli aspetti umani e anche più intimi della vita di un grande uomo che viene raccontato attraverso gli occhi della propria figlia. È un racconto che sottolinea il profondo senso civico, la volontà, l’impegno, i valori. Viene raccontato l’aspetto pubblico e istituzionale che ha rivestito Rocco Chinnici, la sua grande intuizione, è colui che ha dato vita al pool antimafia,avendo capito quanto fosse pericoloso l’isolamento. Ha creduto nel lavoro di squadra. Ma al tempo stesso è stato un marito e un padre attento,premuroso, presente.
Sapeva quanto fosse importante parlare con i giovani, quanto fosse necessario alimentare le loro speranze e renderli sempre più coscienti per allontanare il pericolo della rassegnazione. La sua lotta alla mafia non è stata per lui un atto di eroismo ma una convinzione profonda che si poteva perseguire la via della legalità e la difesa della giustizia e credeva che questa lotta la si sarebbe potuta vincere, facendo ognuno il proprio compito. È stato ed ancora oggi un esempio per tutti. Questo modo di raccontare ci permette quindi di avere uno sguardo più profondo, di cosa abbia significato in quel momento il lavoro svolto da Chinnici, perché ce ne restituisce anche la parte più umana. Sicuramente lavorare a questo progetto mi ha dato la possibilità di conoscere, di approfondire quelle vicende, quella parte di storia del nostro paese ma anche di entrare in relazione con i sentimenti e le paure che hanno affrontato gli uomini e le donne che li hanno realmente vissuti, e contemporaneamente quelle che provavo io stessa. Confrontarsi con gli altri attori del cast, parlarne in famiglia, raccontare la storia e l’esperienza fatta, è una possibilità di crescita personale e anche di consapevolezza collettiva”.

E conclude: “continuare a parlare del fenomeno mafioso e delle forme di devianza criminale ha senso se lo si fa andando oltre il folclore e il compiacimento oppure semplificando tutto allo scontro tra buoni e cattivi. Bisogna farlo in modo che venga fuori la complessità di ciò che ci sta dentro, che in qualche modo riguarda tutti noi, perché l’illegalità rischia di diventare sempre più legittimata nella società e nella testa delle persone. Ed è allora sulle persone che bisogna spostare la attenzione,per questo ho parlato dell aspetto più umano che ha il racconto di Rocco Chinnici, coltivare le persone, le coscienze, ritrovarsi, provare a mettere degli argini partendo da noi, per resistere alla disgregazione delle regole e dei valori che non lascia altro che macerie. Per questo è stato importante nel mio piccolo, attraverso questo lavoro, poter parlarne ai miei figli”.

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