Rosalba Galvagno e L’ oggetto perduto del desiderio. Archeologie di Vincenzo Consolo

Rosalba Galvagno e  L’ oggetto perduto del desiderio. Archeologie di Vincenzo Consolo

L’ ultimo corposo saggio di Rosalba Galvagno, “L’ Oggetto perduto del desiderio. Archeologie di Vincenzo Consolo” per l’editore Milella di Lecce, è stato recentemente presentato a Ragusa in una cornice d’eccezione: la Photogallery del Maestro Giuseppe Leone, il fotografo che ha maggiormente narrato per immagini le archeologie amate da Consolo e che ne ha immortalato sequenze di vita, incontri e dibattiti letterari in storiche fotografie in bianco e nero.

Vincenzo Consolo, noto al grande pubblico per Il Sorriso dell’ignoto marinaio (Einaudi 1976), Retablo (Sellerio,1987), Le Pietre di Pantalica (Mondadori 1988), Nottetempo, casa per casa (Mondadori 1992), entra di diritto, con Sciascia e Bufalino, tra gli intellettuali e scrittori che hanno raggiunto le più alte vette nella letteratura contemporanea siciliana.

Rosalba Galvagno, già docente di “Letterature comparate e Teoria della letteratura “presso la Facoltà di Lettere di Catania, ha dedicato a Vincenzo Consolo molti saggi e volumi, una lunga e appassionata attenzione critica per un autore che ha testimoniato l’impegno sociale e storico attraverso una rivoluzione stilistica assolutamente unica.

Ha introdotto l’incontro il Maestro Giuseppe Leone, ricordando i molteplici momenti in cui, con Consolo, andarono alla ricerca delle antiche architetture di Sicilia, per Templi antichi e borghi barocchi, sorridendo al ricordo degli incontri con Sciascia e Bufalino, alle conversazioni e alla familiarità asciutta e intensa che è espressa in tante sue foto che parlano del loro legame, dei libri scritti a quattro mani.

Concetto Prestifilippo, giornalista di “La Repubblica” ha tratteggiato i tratti salienti del libro della Galvagno definendolo “un saggio critico di rara eleganza. Uno scandaglio imprescindibile per una lettura attenta dell’autore di “Retablo”, una sorta di indagine letteraria che disvela particolari inediti e le complesse architetture linguistiche consoliane, un libro prezioso per studiosi e appassionati lettori dell’opera di Consolo”.

Prestifilippo, dialogando con l’autrice ha inoltre sottolineato quanto l’autrice tratteggi con “competenza la figura di uno scrittore di levatura internazionale e di un “intellettuale contro “, protagonista del dibattito italiano fine novecento”.

Il volume di Rosalba Galvagno (5 capitoli, una postfazione dal suggestivo titolo Con Consolo per antiche pietre firmata dal poeta Sebastiano Burgaretta e, in appendice, il testo inedito di una Conferenza tenuta da Consolo a Perugia nel 2003) è dunque la sintesi del percorso scritturale consoliano, dell’inquieto vagabondaggio tra le Pietre di Sicilia, un viaggio come ricerca in Sicilia e nel Mediterraneo dell’oggetto perduto del desiderio, inteso come causa d’ogni nostro umano inizio e d’ogni nostra fine.

L’autrice pone dunque, al centro della sua indagine, questa profonda radice come centrale dello scrivere di Consolo, il suo desiderio profondo di combattere contro la cancellazione della memoria, il suo impegno nel coniugarla con la memoria linguistica e storica siciliana, affinché nulla delle antiche pietre fondanti il nostro passato vada perduto.

I resti archeologici, le pietre antiche, diventano così letteratura e immagine, storia e poesia. E l’autrice attraverso le visioni delle “pietre-lettere” consoliane, ne penetra la scrittura polivalente, vista come tra le più originali e struggenti della letteratura contemporanea.

Margherita Francalanza

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