Salute mentale: la lotta ai pregiudizi e l'inserimento lavorativo dei disabili psichici

Salute mentale: la lotta ai pregiudizi e l'inserimento lavorativo dei disabili psichici

di Katya Maugeri

Dai dati del sistema informativo salute mentale (SISM) emerge che nel triennio 2015-17 si è registrata, in Italia, una costante riduzione delle risorse umane impegnate nei servizi di salute mentale.

Un significativo impoverimento, quindi, delle basilari attività di inclusione sociale e lavorativa. Nonostante ci sia stato un evidente incremento delle prestazioni territoriali e delle degenze: sia nei servizi per gli adulti che per l’età evolutiva, neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza (N.P.I.A.) e in quelli per le dipendenze patologiche – in Italia accorpati nei dipartimenti di salute mentale-.

Tutto questo con conseguente aumento di prescrizione di psicofarmaci e trattamenti sanitari obbligatori a fronte di riduzione di trattamenti psicoterapici. Quindi di trattamenti in emergenza e sintomatici anziché preventivi e di recupero e reinclusione sociale.

«L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ci informa che, l’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 in corso, sta determinando una crescente domanda di salute mentale. Una richiesta causata dalle conseguenze sociali, economiche, culturali e psicologiche dell’impatto comunitario della pandemia. Spiega il dottor Renato Scifo, Segretario regionale sezione Sicilia della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia).

Questo panorama sociale chiaramente crea un impatto sui dati epidemiologici di aumento costante dell’incidenza dei disturbi psichiatrici che, già a partire dall’infanzia e adolescenza, riguardavano quasi il 20% della popolazione in fase pre-covid»

La psichiatria sociale e comunitaria, evolutasi a partire dalla rivoluzione gentile di Franco Basaglia, promotore della legge di riforma psichiatrica  n. 180 del 1978,  pone in maniera essenziale l’intervento attraverso percorsi ben sperimentati di abilitazione e inclusione. Percorsi che credono nella formazione e nell’inserimento lavorativo in ambiente “normale, sano” a dispetto della attività lavorativa per degenti psichiatrici che si attuava anche nei vecchi manicomi.

«La legge n. 68 del 1999 ha rappresentato un progresso normativo molto importante. Promuovere la responsabilità sociale delle imprese con vincoli e sgravi economici. Creando clausole sociali negli appalti, introducendo servizi di supporto. Ma anche obblighi e sanzioni, con finalità di implementare il numero delle aziende disponibili ad effettuare percorsi di integrazione lavorativa di persone con disturbo psichico.

Con la legge n.18 del 2009 lo Stato italiano ha ratificato e reso esecutiva la convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con disabilità cui “riconosce il diritto al lavoro, su base di uguaglianza con gli altri, segnatamente il diritto di potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto o accettato in un mercato del lavoro e ambiente lavorativo aperto, che favorisca l’inclusione e l’accessibilità alle persone con disabilità”».

L’Istituto per la formazione professionale dei lavoratori ha redatto nel 2015 le linee guida per l’inserimento lavorativo delle persone con disturbo psichico in cui si sottolinea l’importanza di un approccio partecipativo, attraverso l’attivazione di reti: tra servizi integrati comprendenti Sanità (aziende sanitarie con dipartimenti di salute mentale), Enti locali, Cooperative sociali, Centri per l’Impiego, associazioni di familiari, utenti e sindacati.

Le buone prassi prevedono, inoltre, progetti centrati sulla persona e sull’empowerment basati sulle esigenze specifiche, propensioni, caratteristiche, capacità e possibilità di ciascuno.

«Anche il Piano regionale siciliano per la salute mentale prevede la valorizzazione dello strumento del Budget di Salute in cui può costituirsi un “mix gestionale” di risorse economiche, strumentali e umane in cui l’inclusione socio-lavorativa è fondamentale».

La lotta allo stigma sui disturbi psichici, sui disturbi cronici con disabilità è ancora lunga e serve proseguire con le campagne di informazione e sensibilizzazione dei datori di lavoro pubblici e privati. Una delle disabilità psichiche in preoccupante aumento, l’autismo, vede oggi una persona con autismo su dieci con qualche forma di impiego lavorativo. Un dato certo non alto, ma significativamente in crescita.

«Il dipartimento di salute mentale dell’Asp di Catania, da anni, ha un servizio specifico che promuove l’incontro tra utenti-pazienti e le imprese disponibili. Una volta pochissime e adesso lentamente, ma costantemente in aumento, in sinergia col Centro per l’Impiego, attivando idonei tirocini formativi.

La stessa Asp ha un proprio regolamento che promuove l’affidamento a Cooperative sociali cosiddette di tipo B (che devono integrare lavoratori  con svantaggio) nella gestione e recupero produttivo di propri terreni a potenziale uso agricolo. Inoltre è convenzionata con la rete delle Fattorie sociali con cui collabora in diversi progetti insieme a realtà del terzo settore.

Il centro Diurno ha recentemente promosso una espressione di interesse tra cooperative di tipo B per la realizzazione di orti giardini nonché di bar all’interno della la propria struttura, offrendo borse lavoro ai giovani con autismo abilitati nello stesso centro».

E per non mantenere eccezionali o occasionali queste importanti esperienze, creando un sistema coerente e diffuso, abolendo le diseguaglianze di offerta intra ed extraregionali, si stima che serva almeno un 35% di maggiori investimenti nella salute mentale. «Con circa il triplo di risorse umane rispetto all’esistente, secondo le stime della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, che partecipa con la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza al tavolo tecnico sulla salute mentale del Ministero della Salute. Non può essere sprecata l’opportunità di finalizzare anche in tale direzione le risorse economiche comunitarie provenienti dal Recovery Fund».

Se il nostro Paese è una Repubblica fondata sul lavoro, il diritto al lavoro dei cittadini più fragili è una vera sfida  di civiltà.

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