“Scioglietelo nell’acido, è giusto così”: la sentenza di morte dei boss per il piccolo Giuseppe Di Matteo

aprile 19, 2018

“Allora ha sciolto a quello nell’acido, non ha fatto bene? Ha fatto bene”. Parla, non sapendo di essere intercettato, uno dei mafiosi fermati dalla Dda di Palermo nel blitz di oggi che ha portato in cella 22 tra boss e favoreggiatori del clan di Matteo Messina Denaro. Il drammatico riferimento è alla vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, rapito, tenuto sotto sequestro per 779 giorni chiamato spietatamente ‘u cagnuleddu’ (il cagnolino).
Ucciso e sciolto nell’acido per indurre il padre a ritrattare. La conversazione è del 19 novembre del 2017. “Se la stirpe è quella… suo padre perché ha cantato?”, conviene l’interlocutore. Il mafioso rincara la dose, esaltando la decisione di eliminare il bambino come giusta ritorsione rispetto al pentimento del padre, colpevole di avere danneggiato Cosa nostra. “Ha rovinato mezza Palermo quello, allora perfetto”.
“Il bambino è giusto che non si tocca – aggiunge l’altro – però aspetta un minuto perché se no a due giorni lo poteva sciogliere, settecento giorni sono due anni, tu perché non ritrattavi tutte cose? se tenevi a tuo figlio, allora sei tu che non ci tenevi”. “Giusto! perfetto! E allora, fuori dai coglioni – gli fa eco l’altro – dice: ‘io sono in una zona segreta, sono protetto, non mi possono fare niente’…si a te… però ricordati coglione che una persona la puoi ammazzare una volta, ma la puoi far soffrire un mare di volte”.

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