Scusate se allatto

ottobre 13, 2019

Giorgia Landolfo (foto Roberta Tocco)
Giornalista e insegnante Kundalini Yoga come insegnato da Yogi Bhajan

Questa settimana non vi parlo di yoga, ma da yogini e neomamma desidero comunque parlare di benessere ed in particolar modo di allattamento .Perché allattare significa investire sulla salute dell’intera società. Significa costruire futuro, un futuro fatto di benessere, sicurezza, radici forti e sguardi sereni. Per questo, proprio a conclusione della settimana mondiale dell’allattamento 2019, dopo aver lottato tanto per allattare il mio bambino ci tengo a parlare di allattamento e sensi di colpa. Non da medico, né da consulente, semplicemente da donna che ha fatto esperienza di una società non sempre davvero amica dell’allattamento.

Penserete voi: ma c’è davvero qualcuno/a capace di far sentire in colpa una madre che allatta?

Sì, perché nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo raccomandi fino al compimento del secondo anno di età del bambino, molto spesso una madre che allatta diventa bersaglio di giudizi e “consigli” non richiesti.

Appartengo a una generazione che sta riscoprendo la pratica e la gioia dell’allattamento, ma che ha alle proprie spalle, molto spesso, madri, oggi nonne, che non hanno allattato. Molto spesso quindi non siamo state abituate a vedere le donne della nostra famiglia nutrire al seno i propri bambini, eppure stiamo ritrovando ciò che per eccellenza ha permesso la sopravvivenza della specie umana dalla notte dei tempi. Ogni mamma che decida o meno di allattare, merita prima di tutto tante informazioni corrette (che molto spesso latitano anche da chi invece dovrebbero arrivare…) incoraggiamento, sostegno.

Quindi care le mie neomamme e future mamme vi lascio qui di seguito una serie di frasi molto comuni capaci di generare inutili sensi di colpa da lasciare andare con un bel respiro profondo e un sorriso. Per tutto il resto, ovvero per consigli tecnici seri, vi consiglio di rivolgervi ad una consulente IBCLC che saprà supportarvi al meglio in questo meraviglioso cammino insieme al vostro bambino/a

1. “Devi sorridere, non devi piangere, devi stare serena se no gli dai un pessimo latte e allora è meglio che non lo allatti”. Giuro che questa è una delle cose che mi sono sentita dire di più nel post partum. E che più mi ha fatta soffrire. Dopo un parto difficile, sfinita, con tante insicurezze e mio figlio che non riusciva ad attaccarsi al seno, io ero disperata, e sì, piangevo. Per gli ormoni, per il dolore, per i punti, per questa meraviglia tra le braccia che per me era un rebus di responsabilità e novità da decifrare. E i sensi di colpa non mi servivano di certo…mi serviva supporto, aiuto, coccole. Perché sembrerà una frase fatta, ma davvero quando nasce un bambino nasce una mamma, ed è tutto così nuovo e travolgente da sembrare quasi incontrollabile. Le emozioni arrivano come onde potenti e impetuose e serve un’àncora. Ne servirebbero un paio, salde, forti.

E invece la cosa peggiore che può subire una neomamma è il giudizio. Una neomamma può e deve piangere, se ne sente il bisogno, senza pensare che stia danneggiando il proprio bambino e il latte che sta producendo. Il latte materno è un emoderivato, il prodotto di una straordinaria alchimia tra madre e figlio. Una magia che esiste sempre, in ogni relazione bimbo-mamma, anche se quest’ultima è stanca, triste, in preda ad una tempesta ormonale fisiologica. La “qualità” del latte materno può essere inficiata solo dall’uso di alcool, droghe e da alcuni farmaci. Allattare è un gesto naturale, certo, ma all’inizio possono esserci alcune difficoltà che necessitano dell’intervento di personale esperto del settore. E di molta pazienza. Una madre che vuole allattare il proprio bambino, anche se l’allattamento ha un avvio difficoltoso, deve ricordarsi che ogni donna (salvo rare problematiche di salute) può nutrire il proprio figlio. Ma soprattutto che, ogni sua scelta, che sia allattamento al seno o latte artificiale non può né deve generare sensi di colpa. Mai.

2. “Questo bambino quando non ci sei è ingestibile, richiede sempre la tua presenza perché lo allatti ancora, dovresti smettere”. 

Anche questa è una di quelle frasi che mi è arrivata addosso come un macigno. Allattare è nutrire, non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche relazionale. Ci sono centinaia di studi che attestano come allattare aiuti lo sviluppo psicologico dei bambini. E non solo nei primissimi mesi. Si tratta di nutrire un legame che si evolve col tempo e dà ai bimbi un senso di sicurezza che costituirà le radici forti del loro domani. Nei primi mesi i bambini vogliono rimanere sempre attaccati per riprodurre all’esterno quella simbiosi che hanno vissuto per ben 9 mesi dentro la pancia della propria mamma, Nel tempo il piccolo si apre al mondo, lo scopre, le poppate diventano meno frequenti, ma il seno della mamma rimane quel porto sicuro nel quale tornare. Quello spazio di amore e pace al quale fare appello ogni qual volta c’è la necessità.  E col tempo questa relazione speciale permetterà una separazione più naturale. Quindi, certo che allatto ancora, il mio piccolo ha solo 8 mesi e richiede molto spesso la mia presenza perché in piena fase di “ansia da separazione”, ma non credo affatto che allattandolo lo renderò meno autonomo, al contrario, sono sicura che col tempo capirà che potrà andare lontano e scoprire che, se vorrà, troverà sempre amore incondizionato.

3. “Ormai lui è grande e il tuo latte è acqua” 

Questa è una delle frasi più frequenti che le madri si sentono ripetere quando allattano i propri figli oltre il sesto mese di vita. Il latte smette di essere l’unico alimento dei piccoli, ma rimane comunque l’alimento più importante durante tutto il primo anno. Inoltre, ed è ormai parte di moltissima letteratura scientifica, il latte materno, anche oltre i primi 12 mesi rimane nutriente e si arricchisce di sostanze antibatteriche importantissime per il sistema immunitario dei piccoli. Rimangono presenti ferro, potassio, grassi totali e proteine.

Sfatiamo un mito quindi e facciamolo una volta per tutte. Perché allattare a lungo il proprio bambino significa fargli un grosso regalo per la vita che verrà.

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