Migranti, “Sul caso Sea Watch la Procura di Agrigento ha evitato ulteriori problemi a Salvini”

maggio 20, 2019

 

 

 

Gerardo Marrone

Rotte di collisione, nel Mediterraneo delle migrazioni. Ministri “contro”. E ministri contro magistrati. Per il costituzionalista Salvatore Curreri, docente alla “Kore” di Enna, c’è una logica (ma non troppo) in questa follia.

Matteo Salvini invoca mani libere per fronteggiare i boss dei barconi, trafficanti di esseri umani. Vuole troppo?

– “In base alla legislazione vigente la gestione dei migranti al momento è condivisa tra i ministeri: Interni; Difesa; Infrastrutture e trasporti, ciascuno per la parte di rispettiva competenza. Anziché essere accentrata nel solo ministero degli Interni a scapito degli altri, tale gestione dovrebbe essere meglio coordinata dal Presidente del Consiglio, al quale l’articolo 95 della Costituzione attribuisce espressamente tale compito”.

– Porti aperti … dalle Procure. Il sequestro della “Sea Watch” sembra destinato a fare scuola: un’invasione di campo, uno sconfinamento della magistratura nel terreno della politica?

– “Obiettivamente il provvedimento di sequestro probatorio disposto dalla Procura di Agrigento per presunta violazione del divieto d’immigrazione clandestina ha consentito lo sbarco dei migranti fino ad allora vietato, per iscritto? dal Ministro dell’Interno. Mi sembra uno stratagemma, come tale di per sé opinabile, per porre rimedio ad una situazione di contro di grave violazione dei principi internazionali di soccorso e di non respingimento degli stranieri, specie di coloro che potrebbero invocare il diritto di asilo o di rifugio politico”.

– Per un ampio fronte trasversale del Parlamento italiano, questa è materia di esclusiva competenza del Governo. Il “caso Diciotti”, un precedente pericoloso?

– “Nel caso Diciotti il Senato ha stabilito che il Ministro può, nell’esercizio delle sue funzioni, commettere reati a tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante. Solo a patto, però, di non ledere in modo irreversibile taluni diritti fondamentali incomprimibili, come la vita o la salute”.

– Quindi?

– “Se il divieto di sbarco si fosse protratto fino a ledere tali diritti la posizione del Ministro, e dell’intero Governo, si sarebbe aggravata. Adesso sul caso Sea Watch la Procura agrigentina ha paradossalmente cavato Salvini da una situazione che avrebbe potuto esporlo a una nuova indagine penale”.

– Nuovi avvertimenti e minacce su jihadisti in partenza per le nostre coste, confusi tra i disperati in fuga dal “Paese del Caos”, dalla Libia in guerra. Impossibile per noi conciliare dovere di accoglienza e diritto di difesa?

– “Sinceramente non so se i jihadisti si affidino alle pericolose traversate del Mediterraneo per raggiungere il nostro Paese. È un dato di fatto che la gran parte degli stranieri irregolari entra nel nostro paese con visti per motivi diversi: turismo, studio, salute. E poi vi rimane nonostante la loro scadenza”.

– Soluzioni?

– “L’unica soluzione è quella di rafforzare le frontiere esterne dell’Unione europea attraverso la cooperazione delle forze di intelligence, redistribuendo il rigoroso esame e l’accoglienza degli stranieri richiedenti protezione internazionale tra tutti gli Stati membri e tagliando i contributi a chi non si adegua a tale obbligo di solidarietà”.

– Persino l’Onu, intanto, critica i “Decreti Sicurezza” del governo 5Stelle-Lega. Trattati internazionali e Costituzione violati?

– “Se si riferisce al cosiddetto Decreto Sicurezza-bis, francamente non comprendo come si possa preventivamente criticare un provvedimento che il Consiglio dei ministri debba ancora approvare. Ad altre conclusioni, invece, mi sento di pervenire se ci si riferisce al decreto sicurezza in vigore”.

– Cioè?

– “Quel decreto presenta, a mio parere, gravi profili d’incostituzionalità laddove esclude i richiedenti asilo dalla registrazione anagrafica, quindi dai diritti civili e sociali che da essa dipendono, e dal sistema di cosiddetta seconda accoglienza come ad esempio lo Sprar. Non prevede, inoltre, la sospensione dell’espulsione in caso di ricorso contro il mancato accoglimento della domanda di protezione internazionale”.

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