Sebastiano Battiato e la start up del professore-investigatore che combatte la criminalità informatica

agosto 5, 2019

di Saro Faraci “il Professorista”

Ottava puntata di #startupmystory prima della pausa estiva. Riprenderemo la rubrica il 9 settembre. Protagonista della storia odierna di nuova impresa innovativa è un professore universitario, Sebastiano Battiato. E’ Ordinario di Informatica, uno dei primi laureati in Scienze dell’Informazione nell’Università di Catania nel 1995; un docente che ha studiato e lavorato da sempre nel territorio catanese, dove ha conseguito il dottorato e, per quattro anni, ha anche avuto l’opportunità di lavorare per STMicroelectronics. Per intervistarlo abbiamo dovuto inseguirlo fino a Roccalumera, dove sta trascorrendo con la famiglia un meritato periodo di riposo estivo. Lo abbiamo rincorso letteralmente, perché Sebastiano Battiato è appassionato di corsa e trova sempre il tempo di smettere toga e tocco e indossare il completino da “runner” provando a migliorare tempi e performance.

– Sebastiano Battiato, fermati un secondo. Dicci qualcosa di te.

«Dal 2004 presto servizio presso il Dipartimento di Matematica e Informatica, occupandomi per mestiere e per passione del mondo ICT, con particolare riferimento al trattamento dei segnali multimediali e alla loro codifica ed interpretazione anche semantica, in vari contesti applicativi. E’ stato affascinante vivere in prima persona la rivoluzione ICT da un punto di vista privilegiato, quello dell’accademico, del ricercatore, che intravede e si gusta le novità tecnologiche giusto prima che poi diventino di dominio pubblico. In questi anni poi, ho rivestito il ruolo di Delegato del Rettore per Post-Laurea e il Dottorato di Ricerca, il Presidente del Corso di Studi in Informatica (triennale) e attualmente sono Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Informatica.  Fra le altre cose dal 2018 sono Consigliere presso la Consulta Consortile del CINECA per conto dell’Università di Catania»

– Sei uno dei professori universitari più produttivi dal punto di vista scientifico. Una domanda spontanea per rompere il ghiaccio: ma ti conviene fare lo startupper come i ragazzi?

«Intanto fammi dire che sono ancora un giovanotto anche io. E d’altra parte, se consideriamo l’età accademica, sono diventato ordinario nel 2016, a ‘soli’ 43 anni, direi quasi un record per l’accademia italiana. Ho dedicato e continuo a dedicare tanto tempo alla ricerca e ad un certo punto, dopo aver contribuito alla nascita qui a Catania di un gruppo di ricerca e di un centro di competenza riconosciuto a livello internazionale, è sorta la consapevolezza, spinta anche dall’entusiasmo di alcuni giovani e rampanti collaboratori, che forse avrei potuto scommettermi anche su questa strada; un po’ di coraggio e ho data una scossa alla mia comfort zone»

– La solita domanda che facciamo a tutti, nel tuo caso rettificata. Sei un “profenditore”, un professore che fa anche l’imprenditore, per vocazione, per passione, o cos’altro?

«Qualche anno fa sono stato invitato a tenere un seminario per dei magistrati in un tribunale siciliano, in cui mi si chiedeva di affrontare il tema dell’analisi e miglioramento delle immagini e dei video digitali ad uso forense. Credo siano passati almeno una decina di anni da allora. Devo dire che è stato amore a prima vista. Ho intravisto uno spazio, profondo e ampio, un “gap culturale” dove poter riversare e trasferire competenze in un ambito, quello giudiziario/forense in cui la prova scientifica, riveste sempre di più un ruolo di primo piano, spesso decisivo. Spendere le proprie competenze tecniche al servizio della ricostruzione dei fatti in ambito giudiziario, cercando di rendere la complessità intrinseca della tecnica al servizio della giustizia, adeguando linguaggio e forma, mantenendo al contempo il rigore scientifico, mi ha affascinato»

E dunque?

«Ho iniziato così, quasi in punta di piedi ad appassionarmi alla disciplina della cosiddetta Digital Forensics, e più specificatamente alla parte relativa al “Multimedia”. E di conseguenza sono stati prodotti i miei primi lavori scientifici sul tema e le mie prime “consulenze tecniche” su casi di cronaca anche importanti. Ricordo ancora oggi il mio lavoro per conto della Procura di Milano contro addirittura i legali e i tecnici di Google (Google vs ViviDown). Il resto poi è venuto da sé con un crescendo di attività, studi, ricerche e pubblicazioni, organizzazioni di eventi,  corsi di formazione,  incontri con varie realtà istituzionali,  ecc. L’anno scorso ho ricevuto anche un premio all’Investigation Forensics Award. Insomma ne abbiamo fatta di strada»

– Come si chiama la start up di cui sei amministratore e cosa fa?

«Nel 2016 ci siamo accorti che non c’era più spazio per l’improvvisazione; avevamo bisogno di strutturarci in maniera professionale. Nasce quindi ICTLab srl, spin-off dell’Università di Catania, ospitata attualmente presso il Dipartimento di Matematica e Informatica. L’azienda al momento opera su tre filoni distinti: 1) consulenze tecniche nel settore della Digital Forensics per clienti privati, magistratura inquirente e forze dell’ordine, 2) sviluppo prototipi di soluzioni se nel settore della Computer Vision e della sicurezza, 3) Ricerca e Sviluppo»

– La prima area di business è dunque quella delle consulenze, un classico per chi prova a cominciare a fare impresa partendo dal mondo universitario.

«Nel nostro caso, il filone delle consulenze tecniche, quello per certi versi  storico, procede oramai in maniera stabile e concreta; abbiamo competenze riconosciute a livello nazionale e non solo  e lavoriamo anche su casi delicati e di impatto mediatico. Di recente stiamo supportando l’azienda Vimeo in una serie di contenziosi legali ‘milionari’ relativamente alla distribuzione di materiale protetto da copyright su portali di video-sharing.  Forniamo inoltre supporto per la ricostruzione di dinamiche di sinistri e/o perizie antropometriche da filmati di video sorveglianza e supporto nelle tipiche attività di Digital Forensics, acquisizione e analisi di dati anche su supporti mobile»

-Non vi siete fermati però alle consulenze. E’ vero?

«Abbiamo poi sviluppato alcune soluzioni prototipali rilasciate mediante accordi commerciali di diversa natura relativamente a: sistemi di riconoscimento facciale, image tagging, analisi e riconoscimento automatico dei “vuoti a scaffale” in ambito retail. Stiamo adesso lavorando a sistemi di controllo di qualità di pale eoliche a partire da immagini riprese da droni. Ci proponiamo di fornire soluzioni ad alto livello tecnologico, che grazie ai recenti progressi dell’Intelligenza Artificiale rendono fruibili e funzionali, tecnologie che fino a qualche anno fa sembravano essere alla portata solo dei grossi player»

-Avete importanti collaborazioni o lavorate da soli?

«Abbiamo diverse partnership industriali e istituzionali che ci consentono comunque di investire parte delle risorse in ricerca industriale. Non trascuriamo di partecipare a meeting internazionali: abbiamo partecipato all’American Academy of Forensics Science negli USA e a Settembre partiremo per Taipei dove presenteremo alcuni risultati di ricerca alla prestigiosa IEEE ICIP (International Conference on Image Processing). Vogliamo e dobbiamo essere sempre aggiornati sui nuovi ritrovati tecnologici e scientifici. Ove possibile partecipiamo a progetti di ricerca finanziati come partner o consulenti»

-E i ricavi di vendita? Scusa la domanda poco accademica, ma il mondo delle start up cresce se le iniziative fanno profitti. 

«Certamente. Posso dirti che il fatturato cresce, pensiamo di chiudere il 2019 a quasi tre anni dalla fondazione con un ulteriore boost nelle performance complessive  e con concrete ulteriori prospettive di crescita»

– Chi fa parte del tuo team e che competenze hanno?

« Oltre me  fanno parte della compagine societaria l’Ing.Oliver Giudice  che guida il settore R&D e il Dott. Antonino Barbaro Paratore, che invece supporta la parte “forense” appassionati ed esperti del settore e con forti motivazioni. Con entrambi ci siamo incontrati durante il loro percorso di studi, il dottorato in Informatica per Giudice e la Laurea Magistrale per Paratore. Attualmente inoltre lavorano per noi 2 dipendenti, un consulente esterno e 2 dottorandi in Informatica, che stanno svolgendo dei progetti di ricerca finanziati dal PON (Dottorati Industriali) su tematiche affini»

Trattandosi di una spin off nata all’interno dell’Università degli Studi di Catania, l’Ateneo svolge un ruolo importante. In cosa esattamente? Mettendo a disposizione cervelli e laboratori, o anche altro?

«Il ruolo dell’Università è fondamentale: usufruiamo di spazi laboratoriali e uffici, ma soprattutto tantissimi sono gli studenti che decidono di svolgere un tirocinio curricolare o la tesi di laurea presso l’azienda. Inoltre le competenze e l’expertise di ICTLAB vengono a pieno titolo impiegate nel supporto (tutoraggio, demo, laboratori) al corso curricolare da 9 CFU denominato “Digital Forensics” che tengo presso il Corso di Laurea in Informatica»

– La spin off ha usufruito di programmi di mentoring e supporto, ad esempio quelli di incubatori ed acceleratori?

«Nella fase iniziale, il supporto delle strutture di Ateneo per la preparazione e lo studio del relativo business plan è stato fondamentale. Poi siamo andati avanti in autonomia. Al momento abbiamo praticamente bruciato le tappe e siamo in un momento in cui dobbiamo fare fronte a clienti e commesse e relative scadenze; forse adesso ci servirebbe qualcuno che ci desse qualche dritta  per gestire con opportune strategie aziendali la concitata ma affascinante fase di crescita che stiamo vivendo»

– Hai mai partecipato a business plan competition promosse dalle Università? In generale, quanto ritieni  importante il gioco a fare impresa?

«Abbiamo partecipato l’anno scorso alla Borsa della Ricerca organizzata dall’Università di Salerno con un discreto successo. Ritengo sia fondamentale ‘il gioco a fare impresa’ negli atenei perché in questo modo si cambia punto di vista e si comincia a pensare in termini di mercato, revenue e valore aggiunto, giusto in tempo per dare un sguardo al di là della  “campana di vetro” cui come studenti ci si trova ingabbiati, intenti solo ad accumulare crediti e materie, senza avere il tempo di osservare il mondo reale»

– Se dovessi convincere un venture capitalist, in generale un investitore, ad entrare nella tua start up, cosa gli diresti?

«Gli direi che nella nostra startup stanno convivendo al momento due anime complementari che però si sostengono a vicenda: la capacità di supportare l’innovazione tecnologica senza rimanere ancorati al singolo prodotto/servizio ma avendo sempre un occhio agli ultimi risultati della ricerca applicata. Il mondo dell’ICT corre troppo veloce per pensare di sviluppare un singolo prodotto e rimanere sempre al top. Bisogna continuamente riadattarsi.. e la nostra anima accademica ci consente di farlo»

– Classica domanda che si fa alla start up. Avete concorrenti nel Vostro mercato?

«Dipende da cosa si intende per mercato. Nell’ambito delle consulenze forensi, esistono delle realtà in Italia, ben strutturate  che coprono soprattutto il centro-nord Italia. Nello specifico, riferendosi all’analisi di immagini e di video in Italia siamo sicuramente tra i più autorevoli e riconosciuti.  Nella forniture di soluzioni prototipali di IA la concorrenza è agguerrita ma a volte anche poco concreta; anche per questo motivo pensiamo di rafforzare la nostra presenza e la nostra visibilità con partecipazione a fiere e congressi. Nel prossimi mesi parteciperemo da “invitati” alla MakerFaire di Roma e allo SMAU di Milano. Siamo stati ospiti della IULM per l’inaugurazione di Uman-IA e ove possibile contribuiamo alla disseminazione dei nostri servizi anche attraverso incontri e seminari di formazione »

– Ancora forse è presto per parlarne. E se un domani la tua start up fosse acquistata da qualche altra impresa? Ne saresti felice o in fondo ti dispiacerebbe un po’?

«Mi dispiacerebbe sicuramente, ma se dovesse accadere significa che avremo fatto bene»

– Avendo qualche anno in più di tanti giovani startupper, quale è il consiglio che si sentiresti di dare ad un aspirante imprenditore?

«E’ fondamentale che prima di innamorarsi della propria idea ci si confronti in qualche modo con le aspettative e le reali capacità del mercato. Soprattutto per chi come me viene dal mondo della ricerca, si rischia di avere una visione distorta, che non si concretizza poi in fatturato e commesse»

– Secondo Te Catania è un ecosistema per le start up oppure ne ha solo le potenzialità?

«Ci sono tutti gli ingredienti ma ci sono anche tutte le difficoltà tipiche di una terra di periferia del Sud Italia. Secondo me, c’è ancora da lavorarci su e le istituzioni, Università su tutte, devono stare vicino ai potenziali startupper, aiutandoli a fare squadra e accompagnando le più promettenti realtà con ‘veri’ e concreti programmi di supporto che ne incentivino la crescita e la sostenibilità»

– Ultimissima domanda. Ma adesso che abbiamo finito l’intervista, riprendi a correre di nuovo?

«Conosci il detto “chi si ferma è perduto”?»

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