Sì alla prevenzione e ai vaccini


 
 
 
 
 

 CATANIA – “Fa più effetto un Christiaan Barnard che ha fatto il primo trapianto di cuore che un Sabin, o un Salk, che hanno inventato il vaccino contro la poliomielite”. Il prof. Roberto Fallico, presidente della sezione siciliana della Società Italiana di Igiene, Medicina preventiva e sanità pubblica, punta dritto al cuore dell’importanza della prevenzione, e dei vaccini, e apre con queste parole la prima tappa catanese de “La Settimana della Salute in Sicilia” davanti a una ricca platea formata da professionisti, medici e insegnanti che volevano capire di più, e meglio, se la prevenzione oncologica è possibile davvero. La risposta data  dai relatori è Sì, perché il cancro rientra tra le malattie prevenibili, molto spesso conseguenza di cattivi stili di vita frutto, ad esempio, di una errata alimentazione, o della scelta di fumare sigari e sigarette o dal preferire una vita sedentaria all’attività fisica. E l’ultimo non è un esempio scelto a caso visto che la Sicilia è l’ultima regione d’Italia che fa movimento fisico. Questi però, pur essendo i più subdoli, sono solo alcuni esempi ai quali si potrebbe aggiungere la possibilità di non vivere in un ambiente inquinato.

“Se capissimo davvero, ha spiegato Francesca Catalano, direttore Senologia dell’AO Cannizzaro, quanto potrebbero incidere, positivamente, prevenzione e corretti stili di vita nel contrasto delle patologie e attivassimo da subito tutti i presidi possibili, entro il 2020 potremmo avere percentuali minime di cancro al seno. Invece al Sud, e Catania ne fa parte, le diagnosi precoci sono solo del 35%, una percentuale che coincide esattamente con il numero di pazienti che risponde alla richiesta del Servizio Sanitario di effettuare uno screening mammografico”. Un dato così basso – in controtendenza con il Nord (con 9 donne su 10) e il centro (con 8 donne su 10) – che meriterebbe di essere oggetto di indagine da parte di operatori specifici e di un intervento del medico di famiglia. Analisi che spiegherebbe, magari, perché vengono sprecati, in tutta Italia, 8 milioni di euro per mancata prevenzione del cancro al seno. Un dettaglio non da poco che fa il paio con un altro assunto forte: ogni euro speso in prevenzione corrisponderebbe a 3 euro in meno di spesa pubblica. E la “nostra Regione spende 800 milioni di euro l’anno per la cronicità” ha sottolineato Salvatore Requirez, dirigente Dipartimento Attività Sanitarie dell’Assessorato regionale della Salute. L’assessorato ha previsto, nel suo Piano Regionale di Prevenzione, delle tutele a favore di giovani e anziani, tra questi rientrano gli incidenti stradali che provocano disabilità gravissime nei giovani tra i 20 e 25 anni con ricadute importantissime nel lavoro, nell’assistenza, nelle cure e nella loro vita ovviamente.

Poi ci sono gli incidenti domestici, la vera Cenerentola tra i sistemi di prevenzione, perché nessuno fa caso che la maggioranza degli eventi che arrivano in traumatologia nei pronto soccorsi dei soggetti anziani è causato da incidenti domestici o ludici. Lo stesso si può dire per gli incidenti nei bambini tra 0 e 4 anni. “La Sicilia si sta muovendo con un certo ritardo – continua Requirez – ma abbiamo messo in campo iniziative cercando di unificare i dati e sostenendo, poi, i corsi di formazione. E questo anche se, nella nostra regione, vige un sistema stranissimo di cui tutti dobbiamo essere coscienti: il sistema organizzato applicato dalle aziende sanitarie è diverso per ciascuna. Non esiste un modello unico. Come se il sistema dipartimentale potesse essere interpretato vagamente o in modo diverso tra una realtà provinciale e l’altra. In più da quest’anno la capacità di valutazione dell’attività di prevenzione primaria, secondaria e terziaria è scomparsa. E questa è una cosa gravissima – conclude Requirez – e impone una domanda: l’indirizzo ministeriale come può affermare che la prevenzione è la manovra di economia sanitaria più redditizia e, allo stesso tempo, non misurare quanto producono le aziende in quell’ambito?”.

Venerdì 7 aprile, “La Settima della Salute in Sicilia” si sposta nell’Aula Conferenze (Edificio 8) del Policlinico Universitario Vittorio Emanuele di via Santa Sofia, con inizio alle 9.00. “Legata ai problemi irrinunciabili della prevenzione e dell’informazione sanitaria in medicina. Oggi la modifica delle patologie è tale che non basta più il binomio buon-medico buon-ospedale. Il grande clinico – ha precisato il prof. Paolo Cantaro, direttore generale del Policlinico di Catania – e il grande ospedale non sono garanzia ineluttabile per quanto riguarda il contrasto di patologie che sono epidemie diffuse o elisibili, per usare un termine caro agli epidemiologi. Ecco quindi che il tema dell’informazione sanitaria nei nuovi comportamenti per pazienti e per operatori è un elemento nel quale si scrive, e si inscrive, questa settimana organizzata dall’assessorato e che noi ospitiamo per un giorno sul tema dell’oncologia e della pediatria”. La giornata di lavoro interamente dedicata alla pediatria è divisa in due sessioni: “Profili di cura e buone pratiche in pediatria” con inizio alle ore 9.30 e “Oncologia pediatrica e prevenzione in pediatria” con inizio alle 11.40.

Gli approfondimenti

Roberto Bordonaro Direttore oncologia medica A.R.N.A.S. Garibaldi Catania – Alcuni dati utili a fotografare lo stato di salute della popolazione e del Sistema Sanitario Nazionale: a fronte di una previsione di aumento della spesa sanitaria di circa un miliardo di euro l’anno dal 2016 al 2019, la percezione degli italiani della qualità dei servizi erogati è in netto peggioramento, con il 45% che lo considera meno efficiente rispetto al passato. Se a ciò accostiamo i dati di aumento della spesa sanitaria “out of pocket”, cioè quella non rimborsata dallo Stato, e degli oltre 4 milioni di italiani in difficoltà economiche a causa di essa, il dubbio che l’universalità del nostro sistema sanitario possa essere posta in discussione nel prossimo futuro appare fondato. Allo stesso tempo l’ISTAT ci trasmette un altro dato preoccupante riguardo alla aspettativa di vita degli italiani, che nel 2015 è diminuita per la prima volta nel corso degli ultimi 30 anni; tra le cause probabilmente la contrazione degli screening, ma anche la diminuita capacità degli italiani di affrontare le spese sanitarie può determinare l’incremento della mortalità.

Questo non significa che a Catania mancano le eccellenze. Abbiamo un’elevata expertise nei tumori del colon-retto e dell’apparato gastroenterico in generale, all’interno dell’ospedale Garibaldi che è centro di riferimento regionale per questa patologia. L’Humanitas di Catania ha una press-unit per il cancro alla mammella con ottimi livelli di qualità. La provincia di Catania è in grado di competere, anche in termini di risultati, con altre strutture di eccellenza del sud Italia ma anche del nord.

Sabrina Paratore, Biologia molecolare A.R.N.A.S. Garibaldi Catania – Nell’ottica della prevenzione oncologica riveste un ruolo importante la medicina molecolare che riesce a individuare i geni che provocano il cancro e trasformano queste conoscenze in un percorso personalizzato per il paziente. Grazie a questi test è possibile verificare anche la tossicità che uno specifico chemioterapico potrebbe avrebbe su quel paziente, individuando anche la capacità di metabolizzare un farmaco specifico o la possibilità che entri in contrasto con altre patologie azzerando l’effetto terapeutico.

Pier Emilio Vasta, presidente del Comitato consultivo del Policlinico di Catania – La Rete Civica è un progetto ministeriale adottato dal servizio sanitario per veicolare informazioni utili al cittadino in materia di salute. In altre parole è una grande catena di Sant’Antonio che serve a fare arrivare alle persone le informazioni utili per i propri bisogni di salute o per correggere e migliorare i propri stili di vita attraverso la prevenzione. Ma è anche un modo per diventare valutatori dei servizi. L’iscrizione va effettuata sul sito www.retecivicasalute.it

 

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