Hanno dimenticato la lupara. E, dopo le proteste, l'App viene censurata


 
 
 
 
 | Daniele Lo Porto |

Già: la lupara dov’è? Forse l’ha dimenticata a casa per la fretta di indossare le bretelle e la coppola e uscire di corsa per ammirare e farsi ammirare dalla timida e fiammante possibile fidanzata. La foto andrebbe bene per uno spot di qualche stilista emergente che sfrutta la stantia immagine di una Sicilia che non c’è neanche nel più desolato entroterra. Invece è il geniale frutto del lavoro di chissà quante giornate di creativi incaricati dal governo di promuovere il G7 a Taormina. L’immagine arriverà in tutti i giornalisti accreditati grazie ad una App realizzata appositamente. Di meglio o di più originale non hanno saputo fare, evidentemente. Mancano anche i ficodindia, il carretto addobbato con pennacchi variopinti, che è rimasto il nostro tradizionale mezzo di locomozione, e magari qualche bambino scalzo sporco di zolfo.  Ci sarebbe stata magari la possibilità di qualche scatto più originale o anche molto più banale, ad esempio, l’Etna che da Taormina si può quasi toccare ed è scenografia vivente, sempre, tra sbuffi e fiammate. Ma no, troppo banale In effetti. Ma una curiosità, se lecita: potremmo sapere nome e cognome del genio creativo?

Molti rappresentanti istituzionali e politici siciliani hanno espresso stupore e sdegno per la foto “celebrativa” d una sicilianità ormai fuori moda e fuor dai tempi. Per non far torto a nessuno pubblichiamo solo l’intervento del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone.

“Dalla lettura dei giornali di oggi ho appreso, con vero stupore, che la foto utilizzata nell’App che viene rilasciata ai giornalisti stranieri che si accreditano al G7 di Taormina ritrae un giovane con la coppola che con una sigaretta tra le labbra fissa una ragazza con l’ombrellino. Un’immagine che sembra richiamare improvvisati ‘servizi turistici’ più che un vertice internazionale con i maggior leader mondiali”. Lo scrive, in una nota inviata al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone.
“Da tempo – continua Ardizzone – sono abituato, ma non rassegnato, ai continui attacchi delle tv nazionali, anche del servizio pubblico, nei confronti della nostra bella Sicilia. Di certo, però, non avrei mai immaginato di dover prendere le distanze da uno spot, che non fa altro che alimentare i soliti stereotipi sui siciliani e che non giova a nessuno, tanto meno a un’Italia che intende ripartire”.
“Ricordo ancora le motivazioni – prosegue ancora il presidente dell’Ars – che convinsero il suo predecessore quando scelse Taormina come sede del G7 per rilanciare l’immagine mediatica di un’Isola e non per alimentare pregiudizi e visioni distorte del contesto. E in questo percorso si inserì anche la scelta del logo per il summit, con un’immagine che intendeva promuovere “una terra, quella siciliana, che si caratterizza per l’innata capacità di far coesistere cultura, accoglienza e vita”.
“Voglio ricordare a me stesso, signor Presidente – conclude Ardizzone – che la Sicilia è stata la culla della civiltà e che nei vari millenni ha generato una cultura unica al mondo della quale andiamo fieri, avendone il dovere di custodirla e tramandarla. Un’Isola che ha il primato di beni riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’Unesco non può non trovare nella storia e nella bellezza la sua naturale affermazione. Mi auguro, pertanto, che la scelta di quella foto si sia solo un errore e per questo le chiedo formalmente di ritirarla”.
Qualche ora fa, su disposizione del governo, è stata cancellata la foto “incriminata” dall’App riservata ai giornalisti accreditati al G7.

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