Nel degrado la necropoli di Realmese di Calascibetta


 
 
 

Pietro Spedale

La Necropoli di Realmese si trova nella zona di “Cozzo S.Giuseppe” a circa 3 km dal centro urbano di Calascibetta, essa è la seconda Necropoli di tipo Pantalicana della Sicilia e il suo utilizzo copre un periodo molto esteso che viene suddiviso in due fasi principali: un utilizzo in età protostorica (dal IX al VII secolo a.C.) e, un secondo, in età arcaica (VII e VI secolo a.C.). Costituita originariamente da 288 tombe a grotticella, scavate nella bianca roccia calcarea atte ad accogliere i corpi esanimi dei defunti che vi venivano riposti in posizione fetale, con le ginocchia contro il petto. Una visione poetica della morte dove la tomba rappresentava il grembo materno e il defunto l’essere pronto alla rinascita.

Un luogo dalla grande importanza storica

arricchita dalla Regia trazzera Calascibetta-Gangi che attraversa l’area della Necropoli, e dal perfetto connubio che essa crea con la vegetazione circostante ricca, tra l’altro, di diverse piante mediche – aromatiche, come il timo e il rosmarino (utilizzate in antichità anche in ambito funerario), che caricano l’aria di profumi estasianti.
La Necropoli di Realmese è legata ad un grande nome dell’archeologia mondiale: Luigi Bernabò Brea. Fu, infatti, l’archeologo genovese a guidare la prima campagna di scavi sul sito di Realmese negli anni 1949-1950. I molti reperti trovati, costituiti da ceramiche varie, orecchini, corredi miniaturizzati, coltellini a fiamma e fibule sono oggi custoditi nel Museo Regionale Paolo Orsi di Siracusa. Nonostante la grande importanza storico–culturale oggi

la Necropoli di Realmese è completamente abbandonata a se stessa

ed in uno stato di progressivo e graduale degrado. Alcune delle 288 tombe a grotticella sono crollate ed altre sono gravemente danneggiate, le erbacce ostruiscono i sentieri principali, le staccionate divelte rendono il sito poco sicuro, e si cominciano a formare i primi cumuli di immondizia.
Nella zona Sud–Est della Necropoli è presente una cava di tufo dismessa che, nonostante i decennali anni di inutilizzo, non è ancora stata messa in sicurezza e oggi rappresenta un vero e proprio pericolo per i visitatori. Le staccionate, che dovrebbero mantenere in sicurezza il sito archeologico, sono state tutte divelte rendendo i viali incerti e pericolosi. I ponti di passaggio sono gravemente danneggiati rendendo molto difficoltoso l’accesso al sito. Le tombe a grotticella sono invase da sterpi ed arbusti. A causa delle intemperie del tempo, e dell’incuria dell’uomo, molte tombe oggi sono gravemente danneggiate e altre, purtroppo, totalmente crollate. Anche le radici della vegetazione circostante stanno fortemente danneggiando la roccia calcarea della Necropoli. Lungo i viali, oltre alla folta vegetazione che ostruisce il passaggio, si possono facilmente trovare anche resti di animali morti.

Cumuli di immondizia si trovano lungo tutto il percorso

del sito archeologico. Questa è la condizione in cui versa oggi la Necropoli di Realmese, la seconda Necropoli pantalicana della Sicilia. Un forte senso di abbandono circonda l’intero sito e l’indifferenza delle istituzioni fa presagire il peggio anche per il futuro. Nonostante ciò la Necropoli di Realmese continua a conservare il suo immenso fascino che l’accompagna sin dalla notte dei tempi. Come nelle tarde serate d’estate quando la bianca roccia calcarea della Necropoli viene accarezzata, da Nord-Ovest, dalla rossastra luce del tramonto che trasforma il candido bianco calcareo in un rosso vivace prima e, alla fine, in un pallido rosato, creando straordinari giochi di luce, colori e contrasti tra cielo e terra. Uno spettacolo che, giornalmente, sembra voler rendere omaggio ai defunti che hanno riposato in questi luoghi e alle nobili origini di questa terra. Un fascino che merita di essere salvato e preservato dalla stoltezza degli uomini.

 

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