Sisma di Santo Stefano ventiquattro mesi dopo. Una ferita ancora aperta

Sisma di Santo Stefano ventiquattro mesi dopo. Una ferita ancora aperta

di Saro Faraci

Non è facile scrivere sul terremoto di Santo Stefano, a due anni esatti di distanza.

Lo abbiamo fatto altre volte su questa testata, fra le più puntuali nell’aver fin qui documentato ciò che è accaduto in questi ventiquattro mesi. Raccontando la concitata cronaca dei giorni successivi al sisma. Raccogliendo le belle storie di speranza e di rinascita nei territori. Registrando i comportamenti sempre dignitosi della gente dei luoghi. Persone che hanno vissuto e continuano a vivere sulla propria pelle una lunga catena di disagi, di privazioni, di perdite materiali.

Non è facile scrivere di nuovo, anche avendolo fatto prima.

E’ sempre vivo il ricordo di quello che successe alle 3.19 della notte fra Natale e Santo Stefano del 2018 in nove comuni dell’area etnea. Chi l’ha vissuto in prima persona, come chi vi scrive, non dimenticherà mai la sensazione di aver avvertito non solo una forte scossa sismica di magnitudo 4.8, ma come una sorta di forte scuotimento della propria abitazione fino a sentire assordante il rumore dell’anima di casa propria. Indescrivibile a parole.

In pratica, come se stessero per sbriciolarsi le pareti dell’abitazione e dovesse venire giù il tetto. Se tutto ciò non è accaduto, e non ci sono stati né morti né feriti, ciò non vuol dire che non sia stato un terremoto forte e devastante. Non è stato un terremotino. E se le case non sono crollate del tutto, ciò vuol dire che sono state costruite bene negli anni passati e non in modo avventato e precario, come qualcuno ha voluto rimarcare impropriamente all’inizio.

Chi vive alle pendici dell’Etna, conosce bene il rispetto che si deve portare alla “Muntagna”, imprevedibile nelle sue traiettorie di attivismo vulcanico. Il rispetto passa anche per l’osservanza rigorosa dei criteri antisismici, da queste parti sempre pienamente onorati. Con un terremoto di quella portata, ad un chilometro appena di profondità, sarebbero venuti giù interi quartieri se le case non fossero state tutte anti-sismiche.

Ben 9.000 persone però hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni a causa di quel terremoto e hanno dovuto arrangiarsi con soluzioni di comodo.

Ogni casa è angolo di mondo

Sul suo profilo Facebook, ha scritto ieri una nota molto toccante Fabio Russo, un giovane dottore in Giurisprudenza residente a Fleri. «Quando vedi la tua casa gravemente danneggiata, quando capisci che dovrai lasciarla e non potrai rientrarci per un bel po’, senti che stai perdendo qualcosa di te. La casa, infatti, non è un semplice agglomerato di mattoni e cemento. Non è solo un luogo in cui vivi. La casa, la tua casa, è parte di te. Definisce il tuo spazio, definisce il tuo mondo, ti protegge dalle insidie dell’esterno, ti dà certezze, è custode di ricordi, è l’unico posto in cui puoi essere davvero te stesso. Per il filosofo francese Gaston Bachelard la casa è il nostro angolo di mondo, il nostro primo universo»

Nel ricordo di quel terribile evento, continua ancora dicendo: «In quei soli cinque secondi vidi sgretolarsi alcune delle mie più grandi certezze. Del resto, cosa fa un terremoto se non sovvertire le certezze? Ciò che è solido diviene molle, ciò che è immobile si fa mobile, la casa da culla può divenire tomba, la terra, da madre amorevole, diviene matrigna crudele che sfoga tutta la sua violenza e collera. Quando la terra trema non c’è davvero alcun riparo, ci si sente piccoli, indifesi, senza alcuna capacità di controllare un mondo che sembra impazzito»

Fabio e la sua famiglia hanno potuto fare ritorno nella propria abitazione e hanno trascorso questo Natale in modo più normale. Ma sono tantissime le persone tuttora fuori casa o che, pur essendo rientrati, convivono con la precarietà di strutture che necessitano di interventi di ristrutturazione o di ricostruzione. Interventi che tardano ad essere autorizzati.

Figli di un terremoto minore

E qui entriamo nel dopo-terremoto. Nella gestione amministrativa post-sisma che sta andando terribilmente a rilento, e non per colpa della struttura commissariale incaricata della ricostruzione.

Una spiegazione plausibile la offre Milena Pafumi, avvocato e dottore di ricerca, in un articolato intervento che proponiamo in altra parte del giornale.

«Per la ricostruzione dei nove comuni colpiti dall’evento sismico, si è riproposto il quadro normativo dell’Isola di Ischia, già fortemente ispirato al sisma del Centro Italia. Fissato lo zoccolo duro delle regole (con l’OCDPC n. 566/2018 per l’emergenza e la L. 55/2019 per la ricostruzione), l’impianto legislativo è stato abbandonato a sé stesso, il suo adattamento al contesto e il suo aggiornamento rimessi alla sensibilità del Governo di turno e alle contingenze del periodo»

Prosegue così la professionista: «È così accaduto che, vuoi per la sopravvenuta emergenza sanitaria, vuoi per la generale disattenzione della politica al tema, il quadro normativo della ricostruzione etnea è rimasto pressoché immutato, perdendo le principali occasioni di rinnovamento, adattamento o integrazione che invece le ricostruzioni dei terremoti maggiori hanno saputo ben cogliere»

Insomma, le persone dei luoghi dell’area etnea è come se fossero divenuti figli di un terremoto minore. La colpa è della politica, manco a dirlo. Assente in toto quella regionale. Distratta quella nazionale, al netto di qualche parlamentare più volenteroso.

Una diretta social

Oggi, a distanza di due anni, il movimento spontaneo #rialzatifleri, insieme ai comitati dei terremotati di Acireale, Aci Sant’Antonio e Zafferana Etnea, faranno memoria del sisma di Santo Stefano del 2018.

Hanno organizzato una diretta dal titolo Non solo Speranza che a partire dalle 16 andrà in onda sia su Facebook che su Youtube.

Interverranno tutti i principali protagonisti del dopo-terremoto. I Sindaci Nello Oliveri di Aci Catena, Stefano Alì di Acireale, Santo Caruso di Aci Sant’Antonio e Salvo Russo di Zafferana Etnea. Insieme a loro i presidenti dei comitati terremotati Giuseppe Zappalà di Acireale, Monica Ferraro di Aci Sant’Antonio e Matilde Riccioli di Zafferana Etnea.

A seguire gli interventi del Capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale Angelo Borrelli e del dirigente della Protezione civile regionale Salvo Cocina.

Infine, gli interventi del Commissario straordinario per la ricostruzione Salvatore Scalia, del geologo Marco Neri facente parte della struttura commissariale e di Fabrizio Curcio, Capo del Dipartimento Casa Italia costituito recentemente presso la Presidenza del Consiglio.

Altri eventi

Tutta la giornata avrà momenti di ricordo del terribile sisma di due anni fa. Ad Aci Sant’Antonio, insieme al locale comitato dei terremotati, il Sindaco Santo Caruso ha invitato la cittadinanza ad accendere una candela nel pomeriggio di oggi e ha realizzato un video che è stato pubblicato sulla pagina social istituzionale del Comune.

A Pennisi, una delle frazioni di Acireale più colpite dal terremoto di Santo Stefano, ci sarà una diretta social alle 19,15 organizzata dal comitato dei terremotati di Acireale.

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