Storie belle dopo il terremoto. Riapre a Fleri la macelleria Cavallaro, quattro generazioni d’impresa e valori familiari

maggio 31, 2019

Saro Faraci

FLERI – La notizia del giorno, rilanciata anche oggi da giornali ed emittenti televisive, è che la macelleria di Fleri ha  riaperto, cinque mesi e cinque giorni dopo il terremoto di Santo Stefano. Di per sé è una notizia importante, degna di menzione come le altre di cui abbiamo dato contezza in questi mesi. Come quando abbiamo raccontato della riapertura dei bar La Svolta e Blue Bar, della immediata ricollocazione della farmacia Di Leo di fronte alla Chiesa di Fleri con la successiva inaugurazione di un moderno prefabbricato; del coraggio di Rosario Cavallaro nel riavviare la propria attività di fotografo a Zafferana alcune settimane dopo quella terribile scossa che in pochi secondi aveva distrutto la sua casa e il suo negozio. Tutte storie belle, di coraggio e di amore. Coraggio nel ripartire seppur in mezzo alle macerie, alle strade interdette al traffico, alle abitazioni transennate perché pericolanti. Coraggio di riavviare la propria attività commerciale tra mille difficoltà logistiche ed operative. Ma anche Amore, tanto amore per Fleri, il proprio lavoro, la propria famiglia e la gente che vive in questa e nelle altre frazioni di Zafferana Etnea.

La notizia di oggi però si arricchisce di significati ulteriori, di sfumature emozionali aggiuntive che vanno raccontate. Riapre non solo una macelleria apprezzata e rinomata in tutto l’hinterland e fino a Catania ed oltre. Rialza le saracinesche non soltanto un’attività commerciale i cui titolari hanno consapevolezza di ripartire quando tutt’intorno c’è ancora tanto da fare per ritornare alla normalità. Oggi, 31 maggio dell’anno di grazia 2019, è ripresa una storia che si era interrotta nella notte tra Natale e Santo Stefano. La storia di una famiglia, quella dei Cavallaro, che a Fleri è stata sempre un punto di riferimento per tutti. La storia di un’azienda di famiglia che ha 90 anni e oggi è arrivata alla quarta generazione. Aveva cominciato l’attività donna Sara nel 1929; poi andò avanti suo figlio Don Peppino nel 1968; e ancora Giovanni nel 1987 che ha passato il testimone alla figlia Chiara nel 2014. Quattro generazioni d’impresa, si direbbe in termini aziendali. Ma anche quattro generazioni di valori e principi familiari; di attaccamento al lavoro; di sorrisi alla gente e di servizio alla clientela; di radicamento nel territorio. Se fosse stata in vita, proprio oggi 31 maggio donna Sara avrebbe compiuto 120 anni. Don Peppino è morto qualche anno fa; lo ricordano ancora in tanti in paese quando, avanti negli anni, sedeva dinanzi all’Altarino del Redentore, proprio di fronte alla macelleria. Papà Giovanni e la figlia Chiara oggi sono tornati sorridenti e disponibili come sempre, dietro quel bancone che mette in mostra prodotti buoni e tipici della zona etnea.

Ironia della sorte: è proprio la mamma Etna da poco risvegliatasi che, con le sue bizzarrie vulcaniche prima e quelle sismiche in appresso, il 26 dicembre dello scorso anno ha chiesto alla gente di Fleri, e dunque anche a tutte le altre comunità limitrofe colpite dal terremoto, un grandissimo sacrificio: lasciare la propria casa, per fortuna con le proprie gambe, nella speranza di farvi ritorno il più presto possibile. E nel frattempo, fra rabbia, dolore e grande determinazione, l’Etna ha temprato nel carattere dei residenti la voglia di ripartire, di rialzarsi dopo la scossa, di ricostruire e riprendere il proprio cammino. Proprio come hanno fatto i Cavallaro oggi, cinque mesi e cinque giorni dopo il terremoto.

Fuori dalla porta c’è un cartello che ha sostituito quello che fino ad ieri annunciava la riapertura ma senza alcun festeggiamento per solidarietà verso tutti i commercianti di Fleri. Il nuovo cartello adesso recita così “Non risorge ciò che non era, e Fleri era!”

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