Strage via D’Amelio: due magistrati indagati per calunnia

giugno 11, 2019

Ventisette anni dopo la strage che uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta ci sono nuove persone accusate del depistaggio dell’inchiesta: la Procura di Messina, ha infatti  iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di calunnia aggravata, alcuni magistrati. Sarebbero gli ex pm in servizio nel pool che indagò sulla strage di via D’Amelio: Carmelo Petralia, procuratore aggiunto a Catania e Annamaria Palma, avvocato generale di Palermo. L’indagine, che ipotizza il reato di concorso in calunnia aggravato dall’avere favorito Cosa nostra, è condotta dal procuratore di Messina Maurizio De Lucia.

Nello scorso novembre la Procura di Caltanissetta, che ha istruito il processo per il depistaggio delle indagini sull’attentato, aveva trasmesso una tranche dell’inchiesta ai colleghi messinesi perché accertassero se nella vicenda, ci fossero responsabilità di magistrati. Così la Procura di Messina ha aperto in un primo tempo un fascicolo di atti relativi, una sorta di attività pre-investigativa sfociata adesso in una inchiesta per calunnia aggravata. Nel documento inviato dai pm di Caltanissetta a Messina si fa riferimento alla sentenza del processo Borsellino quater. Nelle motivazioni del verdetto i giudici della corte d’assise parlavano di depistaggio delle indagini sull’attentato al magistrato.

Depistaggio su cui i pm di Caltanissetta hanno indagato e poi incriminato tre poliziotti del pool che indagò sull’eccidio, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Ma nella sentenza si denunciavano anche gravi omissioni nel coordinamento dell’indagine, costata la condanna all’ergastolo di otto innocenti, coordinamento che spettava ai pm dell’epoca. Tra cui Carmelo Petralia. Da qui la competenza sulla nuova indagine in capo alla Procura messinese. Tra i magistrati che indagarono anche Nino Di Matteo, attualmente alla Dna, Annamaria Palma, Giovanni Tinebra, nel frattempo deceduto.

L’indagine a carico dei magistrati è emersa proprio per la notifica degli accertamenti irripetibili agli indagati e alle persone offese. Gli accertamenti tecnici riguardano precisamente riguardano l’analisi di 19 supporti magnetici, 19 cassette, su cui vennero registrati una serie di interrogatori e che potrebbero essere danneggiate dall’ascolto.

Da qui l’esigenza che all’esame partecipino i legali delle persone coinvolte con l’ausilio di consulenti. Giovedì 19 giugno ci sarà un “accertamento tecnico non ripetibile” al Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche) di Roma.

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