Terme di Acireale al macero. La superburocrazia regionale ha vinto sulla politica, l’asta è andata deserta

luglio 6, 2019

di Saro Faraci

ACIREALE – Sul sito delle Terme di Acireale si annunciava da tempo la nuova asta per la vendita al prezzo di 13 milioni di euro dell’ex albergo Excelsior Palace e del complesso polifunzionale, entrambi siti in via delle Terme. La prima asta del 18 giugno era andata deserta. Ma anche quella di ieri mattina che, alla presenza del notaio Francesco Grassi Bertazzi avrebbe dovuto essere risolutiva, è finita con un nulla di fatto. Non si è fatto avanti alcun privato, ma questo era immaginabile. Non si è fatta avanti nemmeno la Regione Siciliana, nonostante la delibera di giunta del 13 giugno che dava il via libera politico all’intera operazione di riunificazione del compendio immobiliare delle Terme di Acireale.

Ieri mattina, dunque non c’è stata alcuna offerta. Apprendiamo dal servizio televisivo mandato in onda da Etna Espresso Channel che la Regione Siciliana non ha formalizzato alcuna offerta, perchè non ha risolto in tempo alcuni cavilli tecnico-procedurali per ottenere da Cassa Depositi e Prestiti il mutuo necessario per partecipare all’asta e staccare l’assegno di 13 milioni di euro. Tutto sbagliato, tutto da rifare! — avrebbe detto il buon Gino Bartali.

Bisognerà adesso attendere che gli uffici della Regione vengano in possesso del via libera per l’operazione finanziaria, ma bisognerà fare in fretta, entro l’11 luglio, cioè fra cinque giorni. Quella data infatti è l’ultima utile per godere della sospensione della procedura esecutiva che, con grande fatica, i tre liquidatori (Francesco Petralia, Vincenza Mascali e Antonino Oliva) avevano concordato con il Tribunale di Catania e con tutti i principali creditori, fra cui il fondo americano Cerberus che vanta il credito più sostanzioso, quello appunto relativo ai due immobili di via delle Terme. Quella sospensione era stata determinante per riavviare l’asta su basi diverse, con un prezzo più alto, e dunque più vantaggioso per i creditori, che solo la Regione avrebbe potuto pagare, in virtù della previsione di legge, la n.20 del 2016.

Intanto si apprende che  da pagina 95 a 101 del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria della Regione Siciliana (Delibera 248_2019 – Allegato A) c’è tutto un capitolo dedicato al termalismo siciliano e dunque la volontà politica di rilanciare le Terme di Acireale e di Sciacca è esplicitata. Del resto, in questi ultimi mesi, non si evidenziavano segnali diversi: il governo di Nello Musumeci e il suo assessore all’Economia Gaetano Armano hanno sempre ribadito di voler rendere esecutiva la previsione contenuta nella legge n.20 del 2016. Armao si è avvalso del suo collaboratore ed ex parlamentare Rino Piscitello per seguire la complessa vicenda e ad Acireale alcuni professionisti vicini all’assessore regionale si sono fatti parte attiva in questi mesi per supportare governo e liquidatori. Nulla di fatto.

La superburocrazia regionale però ha vinto ancora una volta. Alcuni campanelli d’allarme erano già contenuti nei documenti di accompagnamento alla delibera di giunta del 13 giugno. Di quei dubbi abbiamo riferito in altro articolo, dopo che avevamo comunicato che la prima asta era andata deserta. Adesso si aggiungono i cavilli per ottenere da Cassa Depositi e Prestiti il mutuo. Una storia senza fine, dove la politica conta sempre meno e la burocrazia, inanellando uno dietro l’altro un adempimento amministrativo vincolante, non arriva però ad alcun risultato concreto.

Il rischio che il lavoro dei liquidatori sia vanificato è altissimo. Mancano pochi giorni e, come dichiarato ieri in TV dal dottor Francesco Petralia, bisognerà studiare una soluzione tecnica originale per evitare di tornare al Tribunale di Catania e lasciare che la procedura esecutiva giudiziale riprenda il suo normale corso. Con tutto il diritto del fondo Cerberus di svendere a chi vorrà albergo e centro polifunzionale.

3 Comments

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  2. Maquando

    luglio 8, 2019 at 5:42 pm

    La regione socio unico della spa con questi bei risultati. Ma quando finirà la fallimentare fase della regione imprenditrice? Quante altre società partecipate con i conti in rosso dovranno essere liquidate perché finisca questo sperpero di soldi a spese dei siciliani?

  3. Nemo

    luglio 9, 2019 at 6:39 am

    Chiudete tutte le partecipate mangia soldi, utili solo a distribuire poltrone e prebende agli amici dei politici

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