Terme di Acireale, i privati se la fanno alla larga. Deserta l’asta per la vendita dei beni

aprile 25, 2018

Saro Faraci

ACIREALE – E’ una storia di lenta agonia quella delle Terme di Acireale, chiuse ormai da diversi anni, in perdita finanziaria cronica, poste in liquidazione in ossequio alla legge regionale n.11 del 2010, prossime a transitare ai privati nella gestione degli stabilimenti sempre secondo quanto previsto da quella legge. E’ una triste storia anche di progressivo disimpegno della società civile e della classe politica. La prima, la società civile acese, è pronta ad indignarsi ogni qualvolta se ne torna a parlare sulla stampa e sui mass media, ma non è mai stata capace di scendere in campo unita e compatta a tutela di uno dei pezzi più importanti del patrimonio immobiliare pubblico e della storia di Acireale. La seconda, la classe politica cittadina, non fa più testo. Parla delle Terme soltanto al passato, come se avesse perso completamente la cognizione dei fatti e la gravità delle circostanze che hanno portato la situazione allo stallo più totale. Rimane emblematica quella seduta ad hoc del Consiglio comunale a dicembre del 2015 dove, di fronte ad una relazione dettagliata e puntuale dei rappresentanti cittadini del Forum per le Terme e alla presenza del liquidatore in carica Gianfranco Todaro, qualche consigliere anziano, complice anche la titubanza del presidente del consesso Rosario Raneri, si lasciò andare ad uno show inutile, tendenzioso e polemico che sortì l’effetto di mettere tutti contro tutti, anziché trovare una larga intesa fra società civile e classe politica sulla delicata questione delle Terme cittadine.

Andiamo alla cronaca di questi giorni. Qualche giorno fa si è chiusa l’asta per la vendita dell’ex albergo Excelsior Palace e del dirimpettaio centro polifunzionale, quest’ultimo mai adibito alle sue funzioni di struttura del benessere e finito per ben due volte sotto le lenti investigative di Striscia La Notizia e della sua inviata, la giornalista palermitana Stefania Petix. La vendita, decretata dalla sezione esecuzioni del Tribunale di Catania a seguito del protrarsi del contenzioso con la banca Unicredit per via di rate di mutuo scadute e mai pagate nel corso degli anni,  si è risolta con un nulla di fatto. Nessun privato si è fatto avanti con un’offerta e, pertanto, adesso il nuovo tentativo di alienazione dovrà avvenire abbassando del 25% il prezzo di ciascun immobile. Si proverà a vendere l’albergo a 7.248.000 euro, mentre il centro polifunzionale a 2.020.800 euro. Il ricavato sarà destinato a ristorare in buona parte le pretese del fondo americano Raphael che nel frattempo ha rilevato il credito vantato da Unicredit nei confronti della Regione Siciliana, che è l’azionista unico della società Terme di Acireale SpA.

Non si registra nessun commento sull’accaduto da parte della classe politica. Ma la cosa non ci sorprende. L’argomento è troppo tecnico perchè la politica, tranne qualche eccezione, sia capace di presidiarlo interamente. Il tema però è pure spinoso, perchè adesso Acireale è in piena campagna elettorale per il rinnovo del parlamentino cittadino e per l’elezione del Sindaco; qualcuno pertanto potrebbe scivolare di brutto sulla questione Terme se soltanto ne facesse cenno. Dunque, c’è silenzio assordante dei politici mentre la vicenda continua ad andare avanti a Palermo in modo assolutamente grottesco.

Proviamo a dare qualche aggiornamento.

Il primo aggiornamento riguarda il bilancio della società Terme di Acireale. Per quanto i tre liquidatori in carica si siano affrettati nelle scorse settimane a comunicare ad alcuni giornalisti che i bilanci degli anni passati sono stati approvati dalla Regione Siciliana, sul sito della Camera di Commercio, dove è obbligo dare pubblicità agli atti delle società, non c’è ancora traccia dei documenti economico-finanziari. Siamo fermi all’ultimo bilancio al 31/12/2013. Ne mancano all’appello ben tre e, qualunque sia stata la motivazione a base di tale ritardo, la cosa di per sè è gravissima, perchè il bilancio di una società, per giunta interamente partecipata dalla Regione Siciliana, andrebbe approvato regolarmente su base annua. Se ciò non è avvenuto, bisognerebbe chiederlo all’Ufficio Speciale per la chiusura delle liquidazioni all’Assessorato Bilancio della Regione Siciliana che, nel frattempo, ha cambiato dirigente responsabile. C’è adesso la dottoressa Rossana Signorino che ha sostituito la precedente dirigente Grazia Terranova, passata ad altri incarichi regionali più prestigiosi su delibera del nuovo governo regionale. Solo leggendo attentamente i bilanci si potrà evincere l’eventuale peggioramento della situazione economico-finanziaria della società Terme di Acireale SpA. Dalle stesse dichiarazioni rilasciate dai liquidatori, sembra che il patrimonio valga adesso appena due milioni di euro, come abbiamo scritto in un precedente articolo a marzo. Considerato che valeva 22 milioni in base all’ultimo bilancio ufficiale depositato al 31/12/2013, qualcosa di significativo sarà successo ed è sacrosanto conoscerne le motivazioni, trattandosi – lo ripetiamo ancora una volta – di una società pubblica.

ll secondo aggiornamento riguarda un possibile finanziamento della Regione Siciliana di quindici milioni di euro. Lo ha detto recentemente alla stampa l’assessore all’Economia in carica, il prof. Gaetano Armao, accennando alla possibilità di mettere in bilancio quella somma, in virtù di quanto previsto dall’art. 2 della legge 20 del 2016 che, approvata dal precedente governo Crocetta, riguardava i complessi termali di Sciacca e di Acireale. Ebbene, sembra che in effetti l’assessore Armao abbia già da tempo pronta la delibera di giunta con cui si autorizzerebbe il Ragioniere Generale della Regione Siciliana a contrarre nuove operazioni finanziarie (un mutuo?) per far arrivare le risorse ad Acireale, ma il Governo regionale per il momento ha dato priorità ad altre situazioni. Attualmente, all’ARS è in discussione la legge di stabilità regionale ed è solo nella cornice di questo provvedimento che si potrà fare qualcosa di concreto per le Terme acesi. La deputata acese Angela Foti, ad esempio, ha chiesto di sostituire all’art. 33 del disegno di legge la parola “concede” con la vecchia “può concedere”. Sembra un tecnicismo, ma in realtà potrebbe essere un modo per rendere effettivo, e non più soggetto ad ulteriore discrezionalità della Regione, lo sblocco delle somme, cioè i 15 milioni, per la società Terme di Acireale SpA.

A cosa serviranno queste somme però non è dato sapere. Avrebbero avuto un senso qualche mese fa per scongiurare la vendita all’asta degli immobili di viale delle Terme, ma adesso che i beni sono all’asta a che serviranno? Forse la Regione ha intenzione di partecipare all’asta per ricomprarsi ad un prezzo più basso i beni che erano già di sua proprietà e che poi, per via del provvedimento giudiziario esecutivo del Tribunale di Catania, sono stati sottratti al suo patrimonio?

Per il resto tutto tace. Non si parla più nemmeno della possibilità che la Sogip, la partecipata del Comune di Acireale, possa occuparsi della manutenzione ordinaria del Parco di Santa Venera in cambio di un pozzo di proprietà del Comune e a compensazione di un debito che l’ente municipale avrebbe proprio nei confronti della sua partecipata. In questo momento, non sfuggirà infatti ai più attenti che tutti i rapporti fra il Comune e la sua partecipata Sogip, incaricata della distribuzione dei servizi di gas e di acqua, siano sotto la lente di osservazione del commissario straordinario Salvatore Scalia, come lo stesso magistrato ha dichiarato in occasione della prima visita ufficiale resa al Consiglio comunale di Acireale. E così il Parco che, nelle more delle lungaggini burocratiche palermitane, avrebbe potuto essere restituito alla città e ai suoi visitatori e turisti, continuerà a rimanere chiuso. Come chiusi, e in stato di abbandono, sono tutti gli immobili delle Terme di Acireale.

Un patrimonio di oltre 30 milioni di euro, in base all’ultimo bilancio ufficiale disponibile, che la Regione non sta facendo nulla per preservare e custodire se è vero che sono frequenti atti di vandalismo, ruberie e manomissioni. Il commercialista catanese Franco Piccirillo, già revisore dei conti del Comune di Catania, ha lanciato più volte pubblicamente la proposta di conferire questi immobili all’Invimit Sgr, la società di gestione del risparmio pubblica del Ministero dell’Economia, e di separare così la gestione finanziaria immobiliare da quella aziendale degli stabilimenti termali e, attraverso questa via di parteneriato pubblico-pubblico, provare a rilanciare il termalismo ad Acireale con l’intervento di imprenditori qualificati del settore.

Ma ormai nessuno ascolta più nessuno sulle Terme. Nè ad Acireale nè a Sciacca che, sul versante occidentale della Sicilia, vive analoghi problemi.

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