Terme di Acireale, oggi è veramente l’ultima spiaggia

settembre 26, 2019

di Saro Faraci

ACIREALE – Scade alla mezzanotte di oggi 26 settembre il termine ultimo per partecipare all’avviso di vendita per trattativa privata dei due beni facenti parte del patrimonio immobiliare delle Terme e già all’asta per ben quattro volte negli ultimi due anni. L’avviso è stato pubblicato qualche giorno fa sul sito delle Terme. Alla vendita potrebbe presentarsi nella giornata di oggi la Regione Siciliana che ha già autorizzato se stessa a riacquistare i due cespiti che già appartenevano a se stessa. Sì, è proprio così la Regione che autorizza se stessa. E’ un mostro a più teste, dove una parte (l’Assessorato all’Economia) ha bisogno dell’autorizzazione di un’altra (l’Ufficio legislativo e legale nonché il Dipartimento Finanze e Credito) per formalizzare un’offerta ad un’altra sua parte (i liquidatori della società partecipata Terme SpA) per riprendersi quello che già apparteneva ad un’altra sua parte (i due beni finiti all’asta e facenti parte del patrimonio regionale), senza trascurare che un’altra parte ancora (cioè l’Assemblea Regionale) aveva già autorizzato con legge tutte le operazioni fin dal 2016, ma un’altra parte (la burocrazia regionale e, in particolare, l’Ufficio speciale per le liquidazioni) si è sempre messa di traverso per devitalizzare l’efficacia di un provvedimento ope legis.

Entro mezzanotte, dunque, come per la scarpetta di cristallo di Cenerentola, la Regione dovrà farsi avanti, ma essendo l’avviso pubblico in teoria potrebbero presentarsi anche i privati. Privati però che se la sono fatti alla larga nelle quattro aste precedenti, due quelle promosse direttamente dal Tribunale di Catania, le altre due (fra giugno e luglio di quest’anno) gestite direttamente dai liquidatori. I quali aspettano soltanto che qualcuno si faccia avanti per recuperare dalle vendita dei due beni quei 13 milioni di euro (il prezzo a base d’asta) necessari per pagare i creditori, compiere le ultime operazioni della liquidazione e avviare finalmente a scioglimento una società che, da quando è nata nel 2006 sotto l’egida della Regione, ha prodotto più di 30 milioni di euro fra perdite, debiti e costi di governance. Se la Regione presenterà una propria offerta nella giornata di oggi, essendo la modalità della vendita in trattativa privata, i liquidatori potrebbero anche accettare una riduzione del prezzo fino al 30% in meno, perché così ha stabilito la giunta regionale nell’ultima delibera n.320 del 4 settembre scorso.

Quali sono i due cespiti in vendita? L’ex albergo Excelsior Palace, chiuso nel 2011 coi sigilli giudiziari, mai più riaperto da allora, aggredito da atti di vandalismo negli anni, mai oggetto di adeguata manutenzione da parte della Regione proprietaria. E poi il centro polifunzionale, mai inaugurato, finito nel mirino di Striscia la Notizia per ben due volte tra il 2004 e il 2005, oggi concesso in comodato d’uso gratuito a diverse associazioni che, quanto meno, lo tengono in vita senza depauperarlo. Se la Regione riacquistasse questi due beni, li accorperebbe al resto del patrimonio, cioè gli stabilimenti termali di Santa Venera e di Santa Caterina più un altro piccolo albergo, e potrebbe pensare di affidarli in gestione ai privati, così come prevede la legge regionale 11 del 2010. Col senno di poi, forse quella legge non avrebbe dovuto essere mai approvata. Partorita da una mediazione politica fra il centro-destra che voleva privatizzare e gli autonomisti di Lombardo che volevano liquidare, il provvedimento ha previsto di fatto una doppia gabbia per gli stabilimenti termali di Acireale e Sciacca, rinunciando magari ad un’altra strada, quella del partneriato pubblico-privato che avrebbe evitato molti sprechi e soprattutto agevolato l’affidamento delle strutture a privati competenti.

Dello “spreco” Terme si sta occupando persino la trasmissione Dritto e Rovescio di Rete 4 che dovrebbe mandare in onda a breve un servizio preparato nei giorni scorsi dal giornalista Mediaset Lorenzo Caroselli, venuto in città con una troupe televisiva per rendersi conto dello scempio. L’immagine di copertina che Vi proponiamo, da noi scattata nei giorni scorsi, ritrae il Parco di Santa Venera che dal 2015 è chiuso. Riaperto per un breve periodo e affidato alle cure di associazioni locali di volontariato, è stato poi nuovamente chiuso, perché la sua apertura sarebbe entrata in contrasto con le finalità della liquidazione e della privatizzazione. Strani i ragionamenti della burocrazia quando c’è da prendere una decisione (cioè chiudere) evitando di assumerne un’altra più di buon senso (cioè far fruire, nelle more, un bene pubblico ai cittadini), ma incorrendo ugualmente in responsabilità (lasciar depauperare un patrimonio)

One Comment

  1. Aci Terme

    settembre 26, 2019 at 10:36 am

    Non credo che la regione siciliana che si trova in default da molti anni possa accedere ad un ulteriore mutuo per ricomprare degli immobili ridotti a ruderi.Per fare ripartire le Terme non servono questi due cespiti ormai fuori onda Piuttosto questi soldi si utilizzino per rimettere in funzione l’antico stabilimento S.Venera, se realmente la regione vuole puntare sul termalismo ,fonte di turismo termale.

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