Terremoto, la prima storia bella di #rialzatifleri è quella coraggiosa del fotografo Rosario

febbraio 4, 2019

Saro Faraci

FLERI – La storia del fotografo Rosario Cavallaro ha commosso tutta l’Italia. Lui, la moglie Rosanna e il loro bambino sono stati miracolati a seguito del terremoto delle ore 3.19 del 26 dicembre scorso, perché ce l’hanno fatta ad uscire indenni dalle macerie della loro stanza da letto quando, dopo la violenta scossa, un grande armadio si era abbattuto sul letto matrimoniale e per fortuna, senza schiacciare nessuno, era rimasto inclinato sulla culla del piccolo Alfio. Le immagini della sua abitazione e del suo studio professionale fortemente danneggiati sono state le più riprese dalle televisioni già dalle prime ore successive all’evento sismico. In pochi secondi Rosario ha perso casa e lavoro. Le sue dichiarazioni rese emotivamente a caldo ai giornalisti, come del resto quelle di altri suoi concittadini, sono state strumentalizzate quando ai microfoni di una trasmissione pomeridiana Rosario aveva sostenuto che non si è affatto pazzi a vivere alle falde dell’Etna se si ama il proprio paese e si è radicati al territorio di provenienza. Quelle parole, dettate dal cuore ma sostenute dalla ragione, non sono bastate però ad arrestare sul nascere il convincimento maturato in alcune stanze romane del giornalismo e della politica che la ricostruzione di Fleri potrà avvenire solo attraverso la delocalizzazione di moltissime abitazioni, a debita distanza dalla faglia di Fiandaca. E’ solo un convincimento a metà tra l’esternazione e la boutade, non c’è alcuna evidenza a supporto, perché a cominciare dagli edifici di cui è titolare Rosario Cavallaro ci sono stati solo danni interni, anche molto forti, ma non c’è stato alcun cedimento delle strutture portanti, e ciò vuol dire che le costruzioni erano e sono tuttora anti-sismiche tant’è che nessuno è morto.

Rosario e la sua famiglia, per il momento ospitati in un albergo cittadino, affitteranno presto un appartamento nel centro di Zafferana Etnea, a pochi chilometri di distanza dalla loro amata Fleri. Si potranno avvalere, come tanti altri “sfollati” nella medesima situazione, del contributo di autonoma sistemazione che permette, a valere sull’ordinanza Borrelli (la n.570), di trovare un alloggio nelle more che possa iniziare la ricostruzione della propria casa. Il fotografo però dovrà attendere che verrà emanato il decreto-legge sulla ricostruzione perché, fra casa e studio professionale, i danni materiali sono consistenti e dunque non sarà sufficiente il contributo di ripristino fino a 25.000 euro di cui invece molte altre famiglie potranno avvalersi per ritornare presto nelle loro abitazioni.

Sull’onda emotiva e trascinante del #rialzatifleri lo aveva promesso subito dopo il terremoto e la promessa l’ha mantenuta. Oggi è un giorno importante per Rosario e non soltanto perché è la vigilia della festa di Sant’Agata di cui il giovane fotografo e tanti abitanti di Fleri sono devoti, per via di quel legame speciale fra la “Santuzza” e la frazione di Zafferana Etnea che accolse qui alla Chiesa Maria Ss. del Rosario nell’estate del 1943 le reliquie agatine trasportate in tutta fretta da Catania per evitare che fossero trafugate dai tedeschi prima e dagli inglesi poi. Oggi è un giorno importante perché tra qualche ora Rosario Cavallaro riaprirà i battenti del suo studio professionale, ubicato questa volta in pieno centro a Zafferana, esattamente in via Roma 323. E’ un piccolo spazio di 75 mq, preso in affitto subito dopo il terremoto e totalmente ristrutturato a sue spese, che gli consentirà di riprendere l’attività professionale a servizio della sua clientela. Non farà inaugurazione del nuovo locale – così ha deciso Rosario Cavallaro – perché attende di ripartire nuovamente a Fleri quando completerà la ricostruzione della casa e dello studio. Passerà un po’ di tempo ma in quel caso, c’è da giurarlo, Rosario farà una grande festa per tutto il paese. La sua voglia di riabbracciare Fleri è fortissima, come finora fortissima è stata la sua determinazione nel voler ripartire subito, riprendendo il lavoro e senza lasciarsi prendere dallo sconforto.

E’ giovane Rosario ed è un esempio per tanti altri coetanei e ragazzi che, a Fleri come a Pisano, Poggiofelice, Pennisi, Piano d’Api e tutte le altre zone interessate dal terremoto causato dalla faglia di Fiandaca, hanno deciso di non mollare, di non andarsene. Il terremoto è una brutta cosa, scuote dentro l’anima, non solo le case. Adesso i riflettori mediatici del dopo-sisma si sono spenti e si rischia l’oblio. Non si è spenta invece la passione dentro questi giovani i quali si stanno dimostrando tenaci e volitivi come i loro padri. Qui a Fleri e Zafferana un altro spaventoso terremoto colpì la zona nel 1984, ma anche allora si è ripartiti con coraggio e forza, riuscendo a mettere in piedi un sistema economico di offerta turistica, produttiva e commerciale che è presto diventato un fiore all’occhiello di tutto il comprensorio etneo. Qui alle porte dell’Etna, la gente è vulcanica dentro.

In bocca al lupo Rosario!

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