Testimoni di giustizia, Piera Aiello: “Dobbiamo essere delle sentinelle per non fare sentire soli gli imprenditori che denunciano”

ottobre 6, 2019

CATANIA – “L’importanza della testimonianza è fondamentale per non far sentire le persone che denunciano da sole. Inoltre, più persone scelgono di fare questo passo, più diamo fastidio e saremo al sicuro: non possono ammazzarci tutti”, Piera Aiello è determinata, forte ed orgogliosa mentre parla al numeroso pubblico che ieri ha partecipato alla presentazione del libro “In culo alla mafia. Ignazio Cutrò, un testimone che ha cambiato le cose” edito da Caracò del giornalista  Emanuele Cavallaro alle Ciminiere di Catania.

“Stasera e tutte le volte che presento il mio libro – nelle scuole, nelle librerie, ovunque – non si racconta solo la storia di Ignazio Cutrò o del singolo testimone di giustizia, ma si parla di un fenomeno che riguarda tutti. Questi incontri sono preziosi perché alimentano e sviluppano momenti di riflessioni e di ripartenza. Ho paura dell’indifferenza, sì. Da parte del cittadino che non si ribella, che sopporta e soffre, in quei casi io temo che la mafia abbia comprato il loro silenzio. E la politica più di tutti deve scegliere da che parte stare, noi lo abbiamo dimostrato”, ha dichiarato orgoglioso l’ex imprenditore siciliano Cutrò.

Momenti di grande commozione, di condivisione e di empatia: storie di vite emarginate, sospese, di “fantasmi” destinati a lasciare la propria città per difendersi, per non morire. “Devono andare via i mafiosi, mica noi” ha ripetuto più volte Cutrò.

L’onorevole Piera Aiello ha raccontato ai presenti la sua esperienza, la sua emarginazione e la frustrazione di non poter avere una vera identità, ma la forza di non mollare e portare avanti dei principi che nessuno dei mafiosi è riuscito a scalfire. “La testimonianza deve essere un dovere civico ma accompagnato dalla società civile che molto spesso non è vicino”.

Cos’è un testimone di giustizia? Tutt’oggi sembra un’odissea doverlo spiegare a chi confonde questo status con quello del collaboratore. Un testimone di giustizia è colui che ha detto no ai propri estorsori, ha rifiutato di scendere a compromessi, ha voltato le spalle a un sistema marcio e mafioso. “Tutti pensano che questo fatto non ci riguardi, invece la mafia è infiltrata sul lavoro, nei rifiuti, nella pubblica amministrazione. Noi dobbiamo essere vigili, sentinelle per non fare sentire soli gli imprenditori che denunciano. Non sono fenomeni che si palesano con coppola e lupara sono eleganti e portano con sé un portatile. Sono coloro che smuovono e spostano  soldi non solo in Italia ma in tutto il mondo”.

L’incontro moderato dalla giornalista Katya Maugeri, che durante questi anni ha seguito in prima persona le vicende di Mario Cavallaro ex imprenditore siciliano che per la prima volta presente a una manifestazione senza dover omettere la propria identità, è stato ricco di interazioni col pubblico, di riflessioni che hanno fatto emergere quanto sia raro, oggi, appassionarsi e dare voce a tematiche come queste, che tendono spesso a essere classificate come inutili e colme di retoriche. Ma non è così. “Testimoniare davanti a un pubblico è importantissimo: per far sentire la propria voce a chi ancora è in dubbio, a chi non ha coraggio e stanno soffrendo, a chi è indifferente. Cercare di sensibilizzare la coscienza collettiva. Oggi lo stiamo facendo. Potersi togliere dalle spalle il peso del dolore, il silenzio, l’indifferenza, l’umiliazione, sentirsi liberi di manifestare a viso aperto la frustrazione dell’attesa: sì, l’attesa. Di indagini che portano a una svolta. Spesso questo tempo si estende come fosse infinito, non potendo parlare con nessuno, senza mostrare il proprio volto: aspettando una decisione del pubblico ministero e del gip che finalmente fa partire il processo”.

“Teniamo alta la guardia, dobbiamo essere uniti in questa lotta che sembra impossibile ma non lo è – conclude l’onorevole Aiello – se si vuole, si può vincere”.

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