Tra Scilla e Cariddi, il tunnel galleggiante sullo Stretto che riceve la spinta di Archimede

Tra Scilla e Cariddi, il tunnel galleggiante sullo Stretto che riceve la spinta di Archimede

di Saro Faraci

Il “Progetto di Archimede” cui il Vice Ministro Giancarlo Cancelleri ha accennato oggi sibillinamente su La Sicilia, in una intervista rilasciata a Mario Barresi, in alternativa al Ponte sullo Stretto è un progetto redatto dall’ingegnere Emanuele Massaro nel 1980. Parliamo dell’attraversamento stabile dello Stretto di Messina e dunque di possibili modalità di collegamento viario e ferroviario fra la Sicilia e il Continente. Il Ponte, fino ad ora l’opzione più accreditata, per il momento è stato accantonato.

Si torna a discutere di questo argomento, poiché nel documento di Recovery Plan, appena predisposto dal Governo nazionale con riferimento alle risorse comunitarie del programma Next Generation EU, il Ponte sullo Stretto non c’è.

La proposta, avanzata dal Governo regionale qualche settimana fa, contenuta in un altro documento con cui la Sicilia elencava un elenco di opere finanziabili con il Recovery Plan, non è stata presa in considerazione nella parte relativa al Ponte. E non è stata presa in esame nemmeno la proposta di costruire un nuovo aeroporto internazionale da ubicare tra Milazzo e Capo d’Orlando.

Ma torniamo al “progetto  di Archimede”.

Se ne discuteva pubblicamente già nel 1982. Abbiamo recuperato un lungo articolo pubblicato dal quotidiano Sicilia Sera il 12 agosto. Si trattava di progetto di un tunnel sommerso ed autoportante. Che si aggiungeva a tanti altri, che parteciparono poco tempo prima al concorso internazionale di idee indetto nel 1969 dalla società Stretto di Messina SpA. Ove, oltre alle varie proposte di Ponte, ve ne erano altre relative alla realizzazione di tunnel alvei o subalvei capaci di solcare le perigliose acque dello Stretto.

In cosa consisteva questo progetto? E soprattutto perché adesso il Vice Ministro Cancelleri lo ha nuovamente tirato in ballo, come alternativa al Ponte sullo Stretto?

Tecnicamente, si tratta di un tunnel sommerso a sagoma lenticolare idrodinamica, autoportante per il principio di Archimede, non legato al sottosuolo difficile e telluricamente pericoloso dello stretto, e ubicato dove il mare è più ampio e profondo e le correnti marine sono di minore intensità. Il ponte sommerso sarebbe stato retto in equilibrio da apposite isole galleggianti.

Il tunnel sommerso avrebbe potuto essere costruito più a sud del porto di Messina, tra Fiumara di Gallico e Fiumara di Gazzi, distanti 8.100 metri e in una zona dove la profondità del mare è di 400 metri. Il progetto prospettava che la città di Reggio e la città di Messina sarebbero divenute una sola metropoli, nel cuore della quale il tunnel galleggiante sarebbe divenuto come il ponte che unisce due quartieri.

Il progetto venne apprezzato dalla comunità scientifica perché risolutivo rispetto ai problemi tecnico urbanistici relativi agli altri progetti. Ciò poiché, venendo meno i problemi relativi alla lunghezza grazie alla natura del progetto, questo avrebbe consentito di realizzare un collegamento che da Reggio arrivasse nei pressi della Zona Falcata, dove convergono la linea ferroviaria ed alcune delle principali arterie della città di Messina.

Ma non fu solo la comunità scientifica a pronunciarsi.

“Caro Ingegnere, immagino che lei sarà a conoscenza della mia favorevole predisposizione alla realizzazione di questa opera che dovrà definitivamente collegare la Sicilia al Continente”. Così scriveva il Ministro dei lavori pubblici, il socialdemocratico Frano Nicolazzi, all’ingegnere Massaro. Erano i primi mesi del 1980. Il presidente del Consiglio era Francesco Cossiga.

Il progetto venne però scartato perché considerato ad uno stato embrionale. Fu rilevante il giudizio espresso dalle Ferrovie dello Stato. Positivo fino ad un certo punto.

Secondo l’Amministrazione delle FF.SS. il nuovo tipo di opera consiste in «… un tunnel sommerso, autoportante, sospeso ad isole galleggianti per il sostegno dei sovraccarichi d’esercizio, vincolato alla terra ferma da testate galleggianti, collegato a catenarie orizzontali ancorate alle sponde ed al fondo marino e previsto per il traffico stradale e ferroviario in ragione rispettivamente di due carreggiate e di due binari».

Le stesse FF.SS., pur lamentando ripetutamente l’ancora incompletezza dello studio di questo nuovo tipo di attraversamento (cosa peraltro giustificata dalla mancanza di mezzi da parte del progettista), riconobbero come «…dalla particolare idea di attraversamento proposta dall’Ing. Massaro emergono alcuni aspetti positivi, quali la possibilità di ubicare il tunnel nella posizione migliore per la risoluzione dei problemi urbanistici derivanti dal collegamento e la caratteristica dell’opera di non essere condizionata in maniera apprezzabile dalla natura geologica del fondo marino; inoltre l’opera stessa non dovrebbe essere particolarmente soggetta alle azioni derivanti da fenomeni sismici. Altra prerogativa del tunnel consiste nella sua autoportanza (peso proprio controbilanciato dalla spinta di Archimede), per cui in esercizio la struttura dovrebbe praticamente sostenere soltanto i sovraccarichi stradali e ferroviari».

Sempre l’Amministrazione delle FF.SS., dopo aver messo in evidenza la necessità del perfezionamento del «Progetto Massaro» sotto taluni particolari punti di vista, concluse affermando che esso «… tuttavia presenta aspetti interessanti in relazione al fatto che anche le altre soluzioni proposte lasciano adito a notevoli perplessità per quanto riguarda la loro compatibilità con l’esercizio ferroviario».

Infine, la medesima Amministrazione concluse affermando che «l’idea del ‘Progetto Massaro’ nella sua formulazione attuale presenta indubbiamente aspetti interessanti, ma non è sufficientemente sviluppata, per cui non risulta possibile fornire considerazioni più dettagliate, oltre quelle esposte. Lo sviluppo dell’idea richiederebbe ovviamente indagini e studi di notevole entità ed impegno che, per la complessità dei problemi progettuali, costruttivi, di manutenzione e di esercizio (anche in relazione alle dimensioni certo non comuni dell’opera e dell’insieme dei problemi di alta tecnologia da risolvere), andrebbero affrontati nell’ambito di un programma che preveda la partecipazione coordinata e congiunta di tecnici particolarmente esperti nei diversi settori interessati».

La domanda è un’altra. Perchè il Vice Ministro Cancelleri ha tirato fuori questo vecchio progetto rispetto a quello del Ponte?

Foto tratta dal sito Repubblica.it

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