Tre uomini e una "gamba" digitale per il mondo delle costruzioni

Tre uomini e una "gamba" digitale per il mondo delle costruzioni

di Saro Faraci “Il Professorista”

Dodicesima puntata di #startupmystory con una storia che mette insieme due ingegneri, un informatico, i cantieri edili e una sfrenata passione per le nuove tecnologie. Ce la racconta Gregorio Russo, 42 anni, di Catania, ingegnere edile libero professionista e da tre anni CEO della startup Made Simple. «Amo il mare e il nuoto, sport bellissimo che purtroppo non ho più il tempo di praticare, per adesso», ci dice un po’ rammaricato l’ingegnere.

– Cosa fa la Sua start up? Come spesso succede per le start up, è nata dall’idea di dare soluzione ad un problema che per primi Voi avete sperimentato nel Vostro lavoro?

«La nostra start up si chiama Made Simple ed ha sviluppato Site Assistant, una piattaforma in cloud per la gestione semplificata ed innovativa dei cantieri da costruzione, che consente di acquisire e veicolare i dati e le informazioni essenziali per produrre automaticamente i documenti per la gestione del cantiere, semplicemente scattando una foto con lo smartphone ed incollando su di essa le info necessarie. Si rivolge a professionisti ed imprese. Questa soluzione nasce da un bisogno che abbiamo avuto svolgendo il nostro lavoro di professionisti, ovvero la necessità di organizzare tempestivamente le informazioni acquisite in cantiere, abbandonando così il vecchio modo di lavorare ormai obsoleto e farraginoso»

– Chi collabora con Lei a questa iniziativa e con quali ruoli? Chi sono gli altri soci, insomma?

«I miei compagni di avventura e soci sono Giuseppe Monforte, ingegnere civile libero professionista e consulente tecnico d’impresa, e Armando Marra, informatico esperto sviluppatore e sistemista. Giuseppe è il COO (Chief Operating Officer) e Armando è il CTO (Chief Technical Officer)»

– Da ingegnere ad imprenditore. Qualche anno fa avrebbe mai immaginato di essere intervistato perché promotore di un’attività d’impresa o meglio di una start up?

«Da piccolo sognavo di diventare un ingegnere. Lo so che è un sogno un po’ strano per un bambino, ma mi è sempre piaciuto guardare i palazzi in costruzione e sognavo addirittura di progettare un ponte. Poi desideravo fare qualcosa di più oltre il semplice ingegnere: sognavo ad occhi aperti di riuscire a realizzare una grande azienda. Oggi che sono amministratore di una piccola start up, mi rendo conto di quanto fossero ambiziosi quei sogni»

– Si ritiene imprenditore per vocazione, per passione, per necessità o cos’altro? E i suoi soci?

«La risposta giusta è tutte tre: per vocazione, perché ho sempre desiderato realizzare qualcosa di mio, per passione, perché cosa c’è di più appassionante nel veder nascere, crescere e affermarsi una propria idea? Ed  infine per necessità, perché sentivo fortemente il bisogno di migliorare la professione dei tecnici delle costruzioni come è intesa oggi. Giuseppe, secondo me, è sempre stato un imprenditore, anche se non se n’era ancora accorto prima. Armando invece aveva bisogno di nuovi stimoli e sfide; con Site Assistant ha avuto sia gli uni che le altre»

– Avete usufruito di programmi di mentoring e supporto, ad esempio quelli di TIM WCap. Quanto sono stati importanti questi programmi e in generale il periodo di accelerazione trascorso nelle moderne strutture di TIM a Catania?

«Ci sono serviti per cominciare a capire cosa significa fare impresa: l’importanza di validare il nostro modello di business e il nostro servizio, le difficoltà a cui saremmo andati incontro. Anche se non esiste nessun percorso di accelerazione che ti possa veramente preparare alle sfide che ti si parano davanti quando fai impresa»

– Site Assistant è stata considerata una best practice dall’Ordine e dalla Fondazione degli Ingegneri di Catania in un convegno di qualche anno fa alla Cittadella di Catania. Una soddisfazione per Voi giovani ingegneri quella di aver ricevuto un riconoscimento dai colleghi senior?

«Indubbiamente è gratificante vedere il riconoscimento della tua idea da parte dei colleghi che hanno un notevole bagaglio di esperienza professionale. Tra l’altro per noi è fondamentale avere i loro feedback per potere migliorare sempre il nostro servizio»

– Avete partecipato pure a Start Cup Catania conseguendo un ottimo piazzamento. Quanto è stata importante la partecipazione a quella business plan competition? Cosa vi ha lasciato in concreto?

«Sì ricordo che ci siamo classificati al secondo posto nell’edizione del 2016. Per noi è stato basilare partecipare alla business plan competition perché ci ha consentito capire come si realizza un business plan, ma soprattutto ci ha fatto capire che per redigere un buon business plan bisogna studiare bene il mercato e i competitor ed avere una visione chiara del modello di business e della strategia che si vuole adottare per potere rendere il proprio business prima sostenibile e poi remunerativo»

– In generale, ritiene che il mondo tradizionale dell’ingegneria edile, dell’architettura possa sposarsi con le tecnologie digitali ed oggi con quelle abilitanti di Industria 4.0?

«Credo che debba assolutamente sposarsi con il mondo digitale, altrimenti corre il rischio di rimanere fermo al palo nelle sfide del prossimo futuro. Il mondo delle costruzioni deve necessariamente cambiare paradigma se vuole essere competitivo, se vuole migliorare le proprie performance. Site Assistant ha come mission proprio quella di migliorare la gestione dei cantieri grazie alla digitalizzazione del processo, evitando così perdite di tempo e di denaro, e limitando la possibilità di commettere errori»

– La Vostra start up come si finanzia? Avete rapporti con finanziatori? Qualche investitore ha manifestato interesse a partecipare al capitale di rischio della vostra iniziativa?

«Ad oggi ci siamo finanziati grazie al grant di TIM#WCAP e al premio della Start Cup Catania. Con queste somme di denaro, e grazie anche agli sforzi economici di noi soci, siamo riusciti a sviluppare la prima versione di Site Assistant, che abbiamo già messo sul mercato (Nota: siamo anche sul TIM Digital Store). Di recente abbiamo preso una commessa da una grossa azienda nazionale che si occupa di cantieri a rete all’estero, che ci richiesto una personalizzazione di Site Assistant per gestire i propri cantieri. Siamo inoltre in trattativa con un’altra big corporate italiana che vorrebbe utilizzare Site per gestire i propri cantieri. Comunque in passato siamo stati alla ricerca di un investitore, ma senza fortuna e tutt’oggi non ci dispiacerebbe affatto trovarlo»

– Come si sente adesso da imprenditore quando deve reclutare qualcuno nel Vostro team? Quali caratteristiche cercate nei potenziali collaboratori?

«Sento fortemente la responsabilità di garantire al candidato la possibilità di far parte di un’azienda che gli dia continui stimoli, soddisfazioni e nuovi traguardi da raggiungere. Il nostro obbiettivo è quello di costruire un team competitivo in grado di affrontare le nuove sfide che ci si porranno davanti, per cui cerchiamo ragazzi che abbiamo determinazione, buona volontà e la giusta umiltà, perché è quello che serve per imparare dagli errori che inevitabilmente si commettono quando si lavora. Se non sbagli, non impari e se non impari, non cresci»

– Classica domanda che si fa ad uno startupper. Avete concorrenti nel Vostro mercato?

«Sì, certo! Una delle prime cose che abbiamo imparato durante il nostro percorso è che se non ci sono competitor, allora non c’è mercato, e senza mercato non esiste business. Per questo monitoriamo costantemente quello che fanno i nostri competitor, per analizzare cosa offrono, o non offrono, ai loro clienti, che un giorno potrebbero diventare i nostri clienti»

– Ultima domanda. Ma secondo Lei quello di Catania è un ecosistema per le start up oppure ne ha solo le potenzialità?

«Posso dire è che l’ecosistema catanese è vivo e dinamico ed è ricco di eventi, di stakeholder, di spazi di incubazione dove le start up possono trovare luoghi di co-working, formazione e mentoring come ad es. TIM#WCAP, Vulcanic, Enel Innovation Hub, l’Università stessa, e vi sono anche campus dove le aziende possono venire a contatto con grandi realtà digitali internazionali come ad esempio il Free Mind Foundry di Acireale, all’interno del quale noi usufruiamo di uno spazio di co-working. Quello che manca veramente a questo ecosistema è la possibilità di offrire capitali da investire nelle start up. Siamo ben lontani dalle possibilità offerte da città come Milano, per citare il caso più emblematico dello scenario nazionale»

– Ultimissima domanda. Che messaggio si sentirebbe di lanciare a giovani laureati, magari in Ingegneria o Architettura?

«Due cose: abbiate coraggio! Se avete un’idea, e se riuscite a dimostrare che è valida e che quindi può diventare un’opportunità, allora cercate di trasformarla in realtà. Ci saranno momenti difficili, commetterete sicuramente degli errori e vi sentirete disorientati, ma è in quel momento che dovrete dare il meglio di voi e gettare il cuore al di là dell’ostacolo.  Ai giovani faccio sempre questa metafora: non serve che vi alleniate se poi non partecipate alla gara, perché così facendo non saprete mai quale piazzamento avreste potuto raggiungere, perciò correte! Noi abbiamo più di 40 anni e corriamo tutti i giorni. Siate sempre umili! Perché l’umiltà è il seme della grandezza»

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