Trecastagni, i medici: "Da un anno chiediamo ronde armate e videosorveglianza". La ministra Lorenzin manda gli ispettori


 
 
Daniele Lo Porto

TRECASTAGNI – Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a seguito della riunione tecnica tenutasi ieri pomeriggio presso gli Uffici del Dicastero dopo i drammatici fatti di violenza ai danni di un medico in servizio di guardia medica a Trecastagni,  ha disposto l’attivazione di verifiche ispettive a campione presso i presidi di tutto il territorio nazionale per verificare le condizioni di lavoro degli operatori sanitari durante il servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica). Una volta esaminato quanto emergerà dalle verifiche, il Ministero della Salute potrà avviare gli interventi ritenuti necessari per garantire la sicurezza dei professionisti sanitari all’interno dei presidi.

“Da un anno gridiamo che le nostre guardie mediche non sono sicure, ma ci è stato risposto che non ci sono soldi per bandire le gare”. Rosaria Rapisarda (nella foto) è la titolare della Guardia medica di Ragalna, ha iniziato nel 1997, dopo tre anni ha vinto il concorso a tempo indeterminato. Non trattiene la rabbia per quanto è successo ala sua collega e amica “una professionista di grande esperienza, che ha saputo gestire al meglio la situazione. E’ molto provata, naturalmente, ma consapevole che poteva finire molto peggio” e aggiunge “adesso avremmo potuto piangere anche per un lutto”.
–          Quali sono le vostre richieste per migliorare la sicurezza dei medici?
“Quanto è stato realizzato serve a ben poco e lo dimostra l’episodio di Trecastagni, due ore di orrore. Noi abbiamo ripetutamente chiesto una ronda tramite guardie armate che tenga sotto controllo tre-quattro ambulatori vicini e verifichi che non accada nulla e una video sorveglianza controllata da un operatore in remoto  che possa intervenire tempestivamente in caso di situazioni a rischio. Il braccialetto con l’SOS serve a poco se un malintenzionato stacca il telefono e immobilizza il medico. Lo stesso allarme viene lanciato con un messaggio pre registrato ed i carabinieri richiamano per chiedere cosa stia succedendo. Così non va proprio”.
–          Si tratta di interventi tecnologici che richiedono tempo e danaro, nell’immediato quale soluzione è possibile?
“Accorpiamo le guardie mediche più vicine in modo che in contemporanea due-tre medici lavorano  insieme. Questo può provocare qualche disagio all’utenza che magari dovrà spostarsi da un paese all’altro. Oppure i sindaci si facciano carico della vigilanza visto che è un servizio prettamente rivolto alla comunità locale. Gli ambulatori più periferici potrebbero essere ricollocati dove c’è un presidio di altri lavoratori, penso a quelli del 118 o del PTE. In realtà le guardie mediche a rischio in provincia di Catania non sono molte e si potrebbe intervenire celermente”.
– Avete paura quando indossate il camice bianco?
“Io ho scelto di fare questo servizio per essere vicina alle persone. Potrei fare anche il medico di base, sarei molto più tranquilla, ma è la mia passione e affronto il sacrificio dei turni di notte e dei festivi. Vorremmo poter essere più sereni, non è possibile respingere una persona che chiede aiuto e lo squilibrato può presentarsi in qualsiasi momento. Ribadisco: la collega è stata bravissima a gestire una situazione che avrebbe potuto avere un esito molto più grave, ma non possiamo  rischiare la vita senza alcuna protezione”, conclude la dottoressa Rosaria Rapisarda.

Dal Giornale di Sicilia

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