Un anno congelato per via del Covid. In Sicilia, meno fallimenti, concordati e liquidazioni volontarie delle imprese

Un anno congelato per via del Covid. In Sicilia, meno fallimenti, concordati e liquidazioni volontarie delle imprese

di Saro Faraci

La curva dell’epidemia e quella dell’economia non procedono di pari passo.

Ce lo ha insegnato quasi un anno vissuto totalmente all’insegna del Covid-19. Con gli alti e i bassi della curva sanitaria dei contagi, dei ricoveri e dei decessi. Con l’ asfissia di vendite e liquidità delle imprese per effetto del lockdown di primavera e degli altri provvedimenti restrittivi della mobilità adottati dal Governo.

La vera crisi economica però ancora non c’è stata del tutto. Alcune misure di sostegno all’economia a livello pubblico hanno congelato la situazione economica e finanziaria delle imprese, rinviando al dopo pandemia tutte le conseguenze più pesanti. Altrimenti il bilancio sarebbe ancor più grave.

Ad esempio, uno degli indicatori di crisi è la cessazione dell’attività d’impresa per effetto di fallimenti e liquidazioni volontarie delle imprese. Cerved, una delle più importanti agenzie di informazioni commerciali in Europa, ha messo in piedi un Osservatorio che trimestralmente analizza fallimenti, procedure e chiusure d’impresa.

Gli ultimi dati disponibili sono quelli del terzo trimestre del 2020.

Calano del 45 per cento le procedure non fallimentari. Registrano il 30 per cento in meno i fallimenti. Più contenuto il calo per le liquidazioni volontarie pari a -9,6%. Questi dati portano il totale dei fallimenti aperti da inizio anno a 4.670 (-41,5%); da gennaio a settembre le procedure non fallimentari sono state 684 (-32,8%), di cui 278 concordati preventivi (-27,6%), mentre le liquidazioni volontarie hanno toccato quota 33.026 (-23,2%).

Non c’è stata uscita dal mercato delle imprese italiane, o meglio questa è avvenuta molto più lentamente che negli anni passati, per una serie di ragioni.

La prima è sostanziale. Col lockdown, il Decreto Liquidità ha stabilito la improcedibilità dei fallimenti, arrestando così qualsiasi procedura giudiziaria in atto.

Una seconda ragione spiega l’andamento anomalo delle chiusure, cioè la operatività a singhiozzo dei tribunali. Sospesa durante il lockdown, ripresa a ritmi più lenti nella fase successiva. Si stima uno slittamento di 4 mesi per gli incassi previsti nel recupero crediti.

Infine, c’è una terza ragione. Garanzie pubbliche e ristori previsti dai vari interventi governativi hanno congelato le situazioni di crisi; dunque hanno avuto effetti dissuasivi sull’adozione di questi provvedimenti, spostando in avanti la loro possibile attuazione.

La situazione della Sicilia

In Sicilia si è registrato un calo, non riscontrato invece negli anni passati.

I fallimenti sono diminuiti del 46,8% a fronte del medesimo periodo (gennaio-settembre) dell’anno precedente. In totale, da inizio anno a fine terzo trimestre si sono registrati 331 fallimenti, di cui 100 soltanto nel terzo trimestre.

Il dato sui cali delle procedure fallimentari non è uniforme per tutto il Paese. Vi sono regioni come Umbria, Friuli Venezia Giulia e Calabria che hanno visto aumentare le procedure su base annua. In Basilicata addirittura l’aumento è stato del 133%. Per altre regioni, il calo è stato contenuto. Il Lazio, come la Sicilia, hanno avuto un calo superiore al 40%.

Per quanto riguarda le procedure non fallimentari, i dati Cerved sono disponibili solo per macro aree geografiche del Paese. L’area del Sud e delle isole, in cui è compresa la Sicilia, ha registrato nel terzo trimestre un calo del 42,9% nel numero dei concordati preventivi

Per quanto riguarda le liquidazioni volontarie, in Sicilia dall’inizio anno a fine settembre sono state 2.022, con un calo complessivo del 22,1%. Solo nel terzo trimestre, le liquidazioni volontarie sono state 641. In alcune regioni del Nord, tra cui la Lombardia, le liquidazioni in bonis nel terzo trimestre sono state percentualmente superiori a quelle degli anni passati.

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