Università: il 55,7% dei laureati di primo livello consegue il diploma in regola con la durata degli studi

Università: il 55,7% dei laureati di primo livello consegue il diploma in regola con la durata degli studi

di Saro Faraci (prima puntata)

Il nostro giornale si è occupato nei giorni scorsi dell’University Report 2020 dell’Osservatorio Job Pricing cui ha dedicato ben tre puntate di approfondimento dei suoi contenuti. Adesso è il momento di guardare al Rapporto 2020 di Almalaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati, presentato ieri a Roma al cospetto del Ministro dell’Università e di altre autorità. Da sempre il Rapporto Almalaurea contiene due distinte sezioni, la prima sul profilo dei laureati che si basa su una rilevazione che coinvolge oltre 290 mila laureati del 2019 di 75 Atenei (di cui 166 mila laureati di primo livello), la seconda sulla condizione occupazionale dei laureati che riguarda 650 mila laureati di 76 Atenei a 1, a 3 e a 5 anni dal conseguimento del titolo. Il Rapporto è ricco di dati, ciascuno può analizzarlo diversamente a seconda del tema cui è interessato.

Immatricolati: i dati di contesto. Dal 2003/04 al 2018/19 le Università hanno perso oltre 37 mila matricole, registrando una contrazione dell’11,2%, ma tale calo è più accentuato nel Sud ove ha raggiunto il valore del -23,6%. Tuttavia, dopo il calo vistoso perdurato fino all’anno accademico 2013-14, dall’anno successivo in poi si è osservata una ripresa delle immatricolazioni, confermatasi anche nell’ultimo anno.

Mobilità per motivi di studio. Un dato interessante riguarda la mobilità, cioè la propensione a spostarsi verso una provincia diversa da quella in cui si è ottenuto il diploma di scuola media secondaria. Solo il 13,5% ha conseguito la laurea in una ripartizione geografica differente da quella in cui ha conseguito il diploma, però per i laureati magistrali biennali questa percentuale sale fino al 37,7%. Il fenomeno migratorio ovviamente assume proporzioni considerevoli per i giovani del Sud e delle isole: il 26,5%, quindi più di un quarto, decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord, ripartendosi equamente fra le due destinazioni.

Laureati stranieri. E’ pari al 3,7% la quota di laureati di cittadinanza estera, che nel 2009 era invece pari al 2,7%. Si tratta in misura crescente di giovani che provengono da famiglie immigrate e residenti in Italia, in particolare rumeni (11,4%) e albanesi (10,8%), ma anche cinesi (13%). Tutti loro si indirizzano in specifici ambiti disciplinari quali architettura (4%) e ingegneria (3,2%).

Background formativo dei laureati. Guardando ai laureati del 2019, il loro background formativo è vario, ma prevalgono i diplomi liceali (76,5%) e in particolare il diploma scientifico (42,75) e il liceo classico (15,3%). Negli ultimi dieci anni, la quota di laureati con un diploma decennale è aumentata dell’8,6% a scapito dei laureati con diploma tecnico che sono scesi dal 26,8% al 18,9%.

Riuscita negli studi universitari. Una delle sezioni da sempre più interessanti del Rapporto riguarda la progressione negli studi. L’età media alla laurea per il complesso dei laureati del 2019 è pari a 25,8 anni, esattamente 24,6 anni per i laureati di primo livello e 27,3 anni per i laureati magistrali biennali. L’età alla laurea è diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma, ma risulta ancora più elevata rispetto alla media europea e degli altri Paesi sviluppati. Per quanto riguarda la regolarità negli studi, il 55,7% dei laureati di primo livello ha concluso gli studi in corso (nel 2009 questa percentuale era del 39,2%), mentre sale al 61% per i magistrali biennali. Ancora una volta, però, la regolarità negli studi non è uniforme nel Paese: chi ottiene il titolo al Centro impiega il 12,5% in più e chi si laurea al Sud o nelle isole il 19,8 in più.

Voto medio di laurea.  Sostanzialmente è rimasto immutato negli ultimi anni: 100,1 per i laureati di primo livello, 105,3 per i magistrali a ciclo unico e 107,9 per i magistrali biennali. Alla magistrale il voto di laurea si incrementa rispetto a quello della triennale mediamente di 7,7 punti.

Esperienze di studio all’estero e tirocini. L’11,2% dei laureati ha svolto esperienze di studio all’estero, nell’8,9% dei casi beneficiando di programmi Erasmus. La propensione alla internazionalizzazione è maggiore nel corso della laurea magistrale rispetto a quella di primo livello. Naturalmente, oltre all’esperienza estera, c’è pure un beneficio nella progressione della carriera: l’81,3% ha sostenuto almeno un esame convalidato al rientro in Italia. Per quanto riguarda tirocini curricolari e stage, il 59,9% dei laureati ha fatto questa esperienza. Nel 68,9% dei casi questa esperienza fuori dall’Università è giudicata positiva dai laureati. In generale esperienze di studio all’estero e tirocini aumentano la probabilità di trovare un’occupazione ad un anno dalla laurea: nel 12,9% e nel 9,5% dei casi rispettivamente

Studenti lavoratori. Negli ultimi dieci anni si è registrata una flessione della quota di laureati con esperienze di lavoro durante gli studi: dal 74,5% nel 2009 al 65,2% nel 2019. Nel dettaglio, 6,2 laureati su cento hanno conseguito la laurea lavorando stabilmente durante gli studi (lavoratori-studenti) e altri 59,0 laureati su cento hanno avuto esperienze di lavoro occasionale.

Soddisfazione per l’esperienza universitaria conclusa. La cosiddetta customer satisfaction è alta, infatti il 90,1% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto dell’esperienza universitaria appena conclusa, l’87,8% è complessivamente soddisfatto del rapporto con i docenti, il 71,6% rifarebbe lo stesso percorso presso lo stesso Ateneo.

Post-lauream. Il dato interessante è l’aumento della disponibilità a lavorare all’estero (nel 47,3% dei laureati, mentre dieci anni fa era del 41,5%) e addirittura un terzo dei laureati (esattamente il 31,8%) è pronto a trasferirsi in un altro continente

fine prima puntata

 

 

Send a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *