Omicidio Giordana, l’aggravante della crudeltà

gennaio 15, 2018

Katya Maugeri

CATANIA –  Nessun riconoscimento di ridotte capacità mentali, nessuno sconto sulle aggravanti per Luca Priolo che il 7 ottobre 2015 uccise Giordana Di Stefano, la sua ex compagna e madre di sua figlia, colpendola quarantotto volte con un coltello «con crudeltà e premeditazione». Queste, in sintesi le motivazioni della condanna dal giudice delle udienze preliminari Rosa Alba Recupido, trent’anni per Luca Priolo, non l’ergastolo, solo per avere scelto il giudizio abbreviato, il dispositivo era stato pronunciato a novembre, adesso il gup ha depositato le settantasei pagine di sentenza.

Ogni richiesta della difesa è stata smantellata

“Ogni richiesta della difesa è stata smantellata con maestria nei piccoli dettagli, in quei particolari apparentemente messi in ombra dalle continue giustificazioni”, lo dichiara la madre della giovane Giordana, Vera Squatrito alla redazione di Sicilia Network. “Una difesa fatta di menzogna – continua la donna – secondo quel carnefice, mia figlia doveva essere uccisa, meritava di essere ammazzata. E lo ha fatto con crudeltà e premeditazione. L’ho sempre saputo. Giordana è stata colpita più volte nei punti non vitali per procurarle sofferenza: mia figlia ha vissuto la sua morte”.
Sono parole atroci, che fanno mancare il respiro, quelle di una madre che di lottare non ha mai smesso e nella giustizia ha sempre creduto. “Il giudice ha capito ed ha analizzando – attraverso i fatti – ogni pensiero e progetto era già stato premeditato da quell’assassino che aveva persino dei curriculum in valigia”.

“Il giudice ha ridato dignità a Giordana”

Voleva rifarsi una vita lui, dopo aver ucciso una ragazza – ancora troppo giovane –  che ha subito ingiustamente una esecuzione dal padre di sua figlia solo perché aveva deciso di non ritirare la sua denuncia per stalking. Ogni movimento, ogni programma da delineare era destinato al fine ultimo: uccidere Giordana. Distruggendo il suo corpo.
“Io mi auguro – conclude Vera Squatrito – che in appello si sostenga la sua pena e non venga ridotta: nessuno sconto per un assassino che non si è mai pentito, che continua a giustificare il suo atroce gesto calunniando la memoria di mia figlia. Il giudice, analizzando ogni dettaglio minuziosamente, smantellando le menzogne che solo un killer può usare come scudo, ha da ridato dignità a Giordana”.

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