Strage di Capaci, Fava: “Non andrò all’aula bunker. Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia”

maggio 22, 2019

In occasione delle celebrazioni dell’anniversario della Strage di Capaci sono tanti i malumori sorti per la presenza di Matteo Salvini al consueto appuntamento annuale in aula bunker. Anpi e Arci hanno organizzato una manifestazione a Capaci. “Gli eventi promossi per ricordare le vittime dei clan non possono subire alcuna strumentalizzazione politica o elettorale o di confronto tra presunte antimafie ‘diverse”, più dura o più morbida”, dichiara il presidente del Centro Pio La Torre, Vito Lo Monaco, alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci.“ La presenza del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha anche annunciato di volere incontrare la professoressa dell’Istiituto Vittorio Emanuele III sospesa dall’insegnamento per 15 giorni, ha suscitato parecchie critiche. Il sindaco Leoluca Orlando, per esempio, ha chiarito che sarà in aula bunker ma non è intenzionato a salutare il vicepremier.

E proprio come Anpi, Arci e Casa Memoria neppure il presidente della commissione regionale antimafia Claudio Fava sarà alla cerimonia in aula bunker. “Domani non andrò a ricordare Giovanni Falcone nell’aula bunker di Palermo. Preferisco andare a Capaci, nel luogo in cui tutto accadde, preferisco stare assieme a chi non ama le messe cantate sui morti”, scrive il presidente della commissione regionale antimafia, Claudio Fava in un post su Facebook. “Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia. Al posto dei vescovi e dei turibolanti che spargono incenso, domani ci saranno i ministri romani, gli unici che avranno titolo per parlare (con la loro brava diretta televisiva) e per spiegarci come si combatte cosa nostra. Cioè verranno loro, da Roma, per spiegarlo a noi siciliani, a chi da mezzo secolo si scortica l’anima e si piaga le ginocchia nel tentativo di liberarsi dalle mafie. La scaletta degli interventi è stata elaborata dai collaboratori del ministro dell’Istruzione, che finanzia il festino, dunque viene e parla assieme ai suoi colleghi di governo: gli altri in sala ad applaudire, come si fa a scuola col direttore. Una cerimonia patriottica grottesca!”.

“Il mio problema non è che invitino Salvini – continua Fava – il mio problema è che chiedano a lui di dire e a noi di ascoltare. Fossi io la sorella di Giovanni Falcone avrei chiesto a Salvini di venire e di tacere. Di ascoltare e di prendere appunti. Di avere l’umiltà, per un giorno, un solo giorno, di capire che nella vita ci sono cose più grandi delle campagne elettorali e delle dirette televisive. Commemorare (utilmente, non con i fuochi d’artificio) la morte di Falcone e degli altri caduti con lui pretende rigore di ragionamenti, condivisione di esperienze, domande e risposte sulla lotta alle mafie e sulle antimafie di cartapesta, pretende verità e rispetto, non ridicole passerelle in cui un manipolo di signori venuti da Roma, che capiscono di mafia quanto io capisco di canasta, ci verranno a spiegare, ad istruire, ad ammonire, a rassicurare. E noi zitti”.

La replica di Maria Falcone: “Queste sono beghe di piccola entità. I ministri vengono, come sono venuti ogni anno, a prescindere dal governo. Rappresentano il momento in cui lo Stato è presente e questo non può non esserci”, dice la sorella del giudice ucciso il 23 maggio del 1992. “Non c’è nessuno che viene a parlare – aggiunge Falcone – I ministri ci sono perché devono esserci, rappresentano lo Stato che viene a commemorare i suoi caduti, i caduti della Polizia”. Per quanto riguarda la scelta degli interventi, la sorella del giudice precisa che è stata operata dalla Rai che cura la diretta e taglia corto: “Sono beghe di piccola entità. Se Fava vuole andare a Capaci, mi fa piacere. Ognuno fa ciò che vuole”.

“Se fossi io la Fondazione Falcone avrei invitato i signori ministri nell’aula bunker di Palermo per ascoltare il procuratore generale di Palermo, il direttore del centro Impastato, il presidente della Fondazione La Torre, il procuratore della Repubblica di Agrigento (quello che Salvini vuole denunciare), il sindaco di Palermo, il portavoce della cooperativa Placido Rizzotto che si occupa da 20 anni dei beni confiscati ai corleonesi, un paio di giornalisti che di mafia ne scrivono ogni giorno da un quarto di secolo, il presidente di Libera, quello di Addio Pizzo e magari anche il sottoscritto, per spiegare alle autorità romane quello che abbiamo imparato sulle antimafie di latta, sugli amici innominabili del cavaliere Montante a Roma e altrove, sul codazzo di senatori, nani, false vittime e ballerine che agitano la scena siciliana da molto tempo. Ma così non sarà. Verrà Salvini, e parlerà. Gli altri, muti. Pazienza. Io domani vado a Capaci”.

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