Terme di Acireale. In dodici anni la governance regionale della società è costata un milione e settecentomila euro

aprile 23, 2019

Saro Faraci

ACIREALE – Qualche vecchio saggio della politica acese, nel commentare favorevolmente sui social l’annunciata vendita del centro polifunzionale e dell’ex albergo Excelsior Palace e la prospettata riunificazione del patrimonio in mano alla Regione, ha consigliato prudentemente di fare silenzio sulla vicenda evitando così di emettere premature sentenze sul possibile rilancio  degli stabilimenti termali, plaudendo invece al gran lavoro svolto dall’assessore Gaetano Armao e dallo staff di suoi collaboratori al Dipartimento di Economia a Palermo. Ha esortato piuttosto la città a dare il proprio di contributo di idee e di proposte quando si metterà mano al bando per la privatizzazione delle Terme di Acireale che potrebbe sancire presto il passaggio della gestione in mano ai privati.

Con la sospensione della procedura giudiziale esecutiva sui due immobili delle Terme, adesso posti in vendita con avviso pubblico, finalmente si è trovato il bandolo della matassa e di ciò va dato atto all’attuale Assessore e ai liquidatori. Che il silenzio sia sinonimo di prudenza, non c’è mai dubbio, specie quando il dibattito sui social assume le vesti di una tribuna ispirata al modello televisivo dell’Arena di Giletti. Ma tacere del tutto per ragioni di tatticismo politico equivarrebbe a cancellare con un colpo di spugna almeno un ventennio di pesanti responsabilità pubbliche della politica e della burocrazia, con enorme dispendio di risorse finanziarie al limite del danno erariale prodotto alle casse regionali. Vediamo dove porterà “il colpo di coda” della Regione in queste ultime settimane.

Era il 1999, esattamente vent’anni fa, quando il 30 aprile del 1999 con la legge regionale 20 all’art. 23 si sanciva la trasformazione delle vecchie aziende autonome termali di Sciacca e di Acireale in moderne società per azioni a partecipazione pubblica. La Regione smetteva così i panni del finanziatore “a piè di lista” per assumere quelli dell’imprenditore attraverso una società commerciale ad essa direttamente riconducibile nella proprietà e nel governo. Ci vollero poi ben sette anni prima che la previsione legislativa si tramutasse in realtà con la costituzione della società per azioni Terme di Acireale, mentre comunque la vecchia Azienda Autonoma continuava a rimanere in vita (tuttora è iscritta al Registro delle Imprese) gestendo partecipazioni azionarie e la concessione pubblica dello sfruttamento delle acque sulfuree e idrotermali

Dopo i primi tre anni di attività e di perdite economiche, assolutamente prevedibili fin dall’inizio dato l’enorme divario esistente fra ricavi e costi del personale, la società Terme di Acireale SpA, di cui il personale eccedente venne ricollocato altrove grazie alla legge 28 dicembre 2004 n.17, fu posta in liquidazione con la legge regionale 12/5/2010 n.11 e contemporaneamente si stabilì di dare via alla privatizzazione degli stabilimenti cremotermali ed idrominerali.

Da quel momento, con un alternarsi di chiusure parziali, riaperture, interdizioni, riaperture provvisorie e poi la definitiva chiusura degli stabilimenti (annunciata sul sito istituzionale della società), i ricavi delle attività termali sono scesi da 1.338.639 euro (del bilancio al 31.12.2006) a 27.049 euro (dell’ultimo bilancio chiuso al 31.12.2017). Nello stesso arco di tempo, il patrimonio netto della società è passato da 35.245.438 euro a 232.670, praticamente svalutandosi di trentacinquemilioni di euro; i debiti da 13.323.428 sono cresciuti fino a 16.378.457 euro e si potranno ripagare solo quando i due immobili messi in vendita saranno riacquistati dalla Regione per tredicimilioni di euro; i crediti da 16.950.915 euro sono diminuiti fino a 137.520 euro con una significativa “toilettatura” di oltre sette milioni di euro negli ultimi tre esercizi. Con questi numeri, non è necessario essere un esperto di contabilità pubblica per “sentenziare” come totalmente fallimentare l’esperienza della Regione nel termalismo.

Adesso si cerca il rilancio con i privati; è l’ultima spiaggia, in fondo. Il “contenuto” esclusivo ed unico del termalismo (gli stabilimenti di Acireale) è sicuramente più importante del malandato “contenitore” pubblico (la società Terme di Acireale). Prima dell’arrivo dei privati, bisognerà fare un bando che stabilisca bene i termini dell’operazione, chiarisca di quali investimenti dovranno farsi carico i nuovi gestori, quali “numeri” intendano fare e come attraverso questi “numeri”, cioè il fatturato, rilanciare il termalismo, creare occupazione, generare indotto soprattutto per il turismo. La strada è ancora lunga da percorrere.

Nel frattempo avvicinandosi alla agognata meta, come se fosse il percorso “purificatore” di un cammino a là Santiago de Compostela, rivedere indietro quanto è successo in questi anni aiuterebbe tutti a farsi un’idea più chiara della grande leggerezza con cui la politica prima e la burocrazia poi hanno gestito la vicenda delle Terme.

Dal 2016 ad oggi si sono succeduti quattro governi regionali (Cuffaro, Lombardo, Crocetta e l’attuale in carica Musumeci), diversi Assessori all’Economia (di cui lo stesso Armao ai tempi di Lombardo) e tre Dirigenti all’Ufficio Speciale per le Liquidazioni (Palagonia, Terranova e Signorino); dal 2006 al 2009 ha operato un consiglio di amministrazione (presieduto dall’imprenditore Angiolucci) fin quando poi la società è stata avviata alla liquidazione; poi si sono succeduti ben sette liquidatori dal 2010 (Ferro e Battaglia; Bosco; Todaro; adesso Mascali, Oliva e Petralia). Nello stesso periodo ad Acireale si sono alternati tre civici consessi, tre Sindaci (Garozzo, Barbagallo e Alì) e per un breve lasso di tempo pure un commissario straordinario della Città.

Nel primo triennio della società Terme di Acireale, il Consiglio di amministrazione è costato più di 700.000 euro; in otto anni il costo dei liquidatori è stato pari quasi a 215.000 euro. A queste somme devono aggiungersi i compensi di sindaci e revisori con compiti di controllo, la cui presenza è prevista per legge. Il prospetto riepilogativo è riportato in basso. Tutte le cifre sono state ricavate dal pubblico Registro delle Imprese.

In questo arco di tempo, la “governance” pubblica delle Terme di Acireale è costata dunque più di un milione e settecentomila euro. La maggior parte delle somme è servita per gestire carte bollate, far quadrare conti, dirimere contenziosi, scrivere avvisi e procedure, fare andirivieni da Acireale a Palermo. Di certo non sono compensi dovuti per amministrare o certificare la gestione manageriale di una società un tempo attiva nel termalismo, i cui stabilimenti sono stati chiusi e il patrimonio nel frattempo mezzo vandalizzato.

 

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