Behaviour Labs, la start up innovativa che aiuta i soggetti affetti da autismo e disturbi del neurosviluppo

novembre 4, 2019

di Saro Faraci “il Professorista”

La nuova puntata di #startupmystory ci porta in un mondo che fino a qualche anno fa apparteneva all’immaginario della fantascienza. Un mondo popolato da robot e umanoidi resi intelligenti da particolari software sviluppati da persone altrettanto intelligenti, dove la tecnologia si mette al servizio di persone più fragili, ma non per questo meno intelligenti dei normodotati. Parliamo dei soggetti affetti da autismo e da disturbi del neurosviluppo. Una storia bella, di impresa sociale, che corre sul filo delle intelligenze parallele di macchine, persone e soggetti fragili. A raccontarcela è Daniele Lombardo, 46 anni, perito informatico, esperienza di più di venti anni nel settore informatico, coautore di diverse pubblicazioni scientifiche. E’ lui l’ amministratore della Behaviour Labs srls, pluripremiata startup innovativa che opera nel mondo della “e-health and educational robotics” e della realtà virtuale. Appassionato di cucina, cura un blog personale con le sue ricette; ama pure le auto classiche e l’opera lirica.

– Nel “nuovo mondo” delle start up, siete stati fra i pionieri a Catania. Quando è nata la vostra start up?

«Si è vero siamo stati pionieri a Catania ed in ambito nazionale. La nostra startup è nata nel 2013»

– Qual è l’ambito specifico dell’attività di Behaviour Labs?

«Behaviour Labs dal 2013 contribuisce a studiare disturbi come l’autismo e i disturbi del neurosviluppo. Prodotti di punta sono il metodo roboMate e il metodo “SmartSpace” appositamente progettati e realizzati per la formazione e la terapia dei disturbi del neurosviluppo tramite robot umanoidi e realtà virtuale, incentrati sul rapporto uomo-macchina, in modo che la tecnologia possa essere considerata un supporto innovativo nella formazione e nel trattamento terapeutico»

 – Per la natura dell’attività svolta, c’è molta attività di ricerca e sviluppo svolta e dunque sono importanti le collaborazioni con enti e Università. Chi vi è stato più vicino in questi anni?

«L’attività di ricerca e sviluppo è principale e fondamentale, In questi anni dobbiamo ringraziare il Prof. Giovambattista Presti dell’Università Kore di Enna, per averci formato, per il prezioso supporto, la pazienza infinita e per aver pubblicato diversi articoli scientifici»

– E’ chiaro che, rivolgendo la vostra attenzione ai soggetti affetti da autismo, le prestazioni svolte grazie a roboMate, cioè alla vostra tecnologia, interessano l’area della sanità pubblica. Qual è la posizione del servizio sanitario regionale al riguardo? E’ auspicabile che, in tempi brevi, la rieducazione dei soggetti autistici possa rientrare tra i servizi erogati dal SSN?

«Speriamo di riuscire nei prossimi anni ad essere accreditati al SSN. Nel frattempo l’Istituto Superiore di Sanità ha elogiato il nostro operato nel report sull’autismo del 2017»

– Dalla ricerca alla start up, seguendo un percorso tipico di trasferimento tecnologico. Per Voi che non siete universitari o ricercatori per professione, ma che vivete ugualmente vicini al mondo della ricerca, è stata una sfida esaltante?  

«Si assolutamente, una grande sfida quotidiana che ci ha trasformato radicalmente»

– Behaviour Labs nel frattempo ha ampliato lo spettro delle proprie attività. Una di queste è la lotta alle dipendenze, ad esempio quella da fumo. In che modo la robotica può essere d’aiuto ai fumatori?

«In questo caso la tecnologia che usiamo è la realtà virtuale tramite il metodo dell’esposizione progressiva e la simulazione di mondi virtuali sicuri e stimolanti»

– Un’altra attività sperimentata da Behaviour Labs è quella dell’impiego delle tecnologie per l’education. Avete sperimentato una forma di nuova lavagna virtuale? Con quali risultati?

«Si, si tratta della piattaforma SmartSpace, una parete interattiva in uso in diverse scuole, centri di terapia e strutture sanitarie. E’ una soluzioni per la didattica inclusiva ed innovativa e per la terapia, i risultati sono entusiasmanti e i bambini rispondono immediatamente in modo positivo»

 – Chi Ti collabora più direttamente in questa attività imprenditoriale? In pratica, chi sono gli altri membri del team di Behaviour Labs?

«Siamo fondamentalmente io e Marco Lombardo, mio fratello, a portare avanti il know how ed il metodo. All’occorrenza tramite anche collaboratori esterni»

– Avete usufruito di programmi di mentoring, ad esempio, in incubatori ed acceleratori?

«Siamo stati 4 anni ospiti in TIM Working Capital»

– Avete fatto tutto con risorse finanziarie proprie oppure avete potuto contare anche sull’apporto di investitori? Pensi che ci possa essere un interesse di venture capitalists e altri investitori alle attività di Behaviour Labs?

«Con risorse nostre fin dall’inizio. Da poco più di tre mesi un investitore ha manifestato il suo interesse e ci supporterà nell’internazionalizzazione»

– Classica domanda che si fa ad uno startupper. Avete concorrenti nel Vostro mercato?

«All’inizio un solo caso, ma da poco qualcuno prova a muoversi nel nostro ambito»

– Ultima domanda. Siete stati pionieri sia nell’innovazione, sia dal punto di vista aziendale ricorrendo alla start up, sia nell’impiego delle nuove tecnologie della robotica. Avete cominciato Voi ad operare in ottica “Industry 4.0” quando ancora questi provvedimenti non erano nemmeno pensati dal Governo italiano. Adesso che “Industry 4.0” è diventata anche una moda, quali pericoli vedete all’orizzonte nelle scelte e nelle politiche delle imprese che si avvicinano alle nuove tecnologie abilitanti?

«Si è vero, siamo stati doppiamente pionieri, ma abbiamo imparato molto dall’esperienza. Il pericolo è che quando una cosa diventa di moda lascia ampio spazio all’improvvisazione, ed nel nostro ambito l’improvvisazione è pericolosa»

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