Parco delle Terme di Acireale, un pozzo senza fondo. Di leggerezze ed ingenuità

ottobre 27, 2017

Saro Faraci

ACIREALE – Alessandro Baccei, assessore regionale in carica all’Economia del governo Crocetta, ha fatto un blitz ieri mattina ad Acireale. Accompagnato dal segretario regionale del PD Fausto Raciti, acese, e dal deputato Raffaele Pippo Nicotra, ha incontrato alle Terme i liquidatori in carica nominati proprio dal governo regionale, cioè Francesco Petralia (presidente del collegio), Vincenza Mascali e Antonino Oliva. La visita è coincisa con l’inizio dei lavori di manutenzione del Parco delle Terme di Santa Venera, in vista della sua possibile riapertura conseguente al recente accordo tra Sogip e Terme.

La Sogip è una società a responsabilità limitata interamente partecipata dal Comune di Acireale e si occupa delle utilities principali per la cittadinanza acese, cioè distribuzione di acqua e gas metano. Fattura circa sette milioni di euro l’anno, ha una ventina di dipendenti, è in utile e controlla pure la partecipata Acienergia (in passato Sogip Trade). Tra la Sogip e la società di gestione delle Terme di Acireale c’era un vecchio contenzioso per via di un credito vantato dalla partecipata comunale, a fronte del quale le Terme non erano più nelle condizioni di pagare. Così tempo fa è maturata una decisione, ufficializzata però soltanto in queste ultime settimane che precedono le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana, ovvero effettuare una transazione. In cambio della manutenzione straordinaria prima ed ordinaria poi del Parco delle Terme che la SOGIP si impegna a realizzare per tre anni, la partecipata del Comune riceverà in uso un pozzo di proprietà delle Terme, attualmente non funzionante, ubicato in prossimità dello stabilimento termale di Santa Caterina, dotato pure di impianto di sollevamento realizzato nel 2003. Al netto di eventuali altre autorizzazioni regionali, la partita è patta dunque; così finalmente il Parco delle Terme si potrà riaprire e restituirlo alla città nonché ai suoi visitatori, escursionisti e turisti.

E’ una storia lunga quella della riapertura del Parco delle Terme di Santa Venera, un giardino inglese con larghi viali, statue e fontane che precede l’omonimo stabilimento a quattro piani il quale, voluto dal barone Agostino Pennisi di Floristella, fu aperto al pubblico nel maggio del 1873. Prima di ieri, forse l’assessore Alessandro Baccei non lo conosceva nemmeno e così pure i Dirigenti dell’Assessorato al Bilancio da lui diretto. Il Parco è stato travolto in questi anni dalle vicende della società di gestione delle Terme di Acireale, ancora senza bilancio dal 2014, con poco più di 200.000 euro di ricavi e costi della produzione per poco meno di due milioni di euro (dati ufficiali alla fine del 2013, gli ultimi disponibili), a parte le perdite d’esercizio continuative dal 2006 che di fatto hanno ridotto il patrimonio di oltre 12 milioni di euro. Parco chiuso, aperto, chiuso nuovamente, aperto parzialmente e nuovamente chiuso dai diversi liquidatori in carica. Ogni volta c’è stata una motivazione tecnica, ineccepibile sul piano giuridico-amministrativo, ma debole sul piano politico. Perchè se solo si fosse voluto prima, il Parco si sarebbe potuto riaprire per sempre, nelle more della doppia procedura di liquidazione e privatizzazione prevista dalla legge regionale n.11 del 2010.

Alla fine del 2015, il Lions Club di Acireale, da sempre attivo sulla vicenda attraverso il Forum permanente, nelle more della liquidazione della società di gestione partecipata dalla Regione, aveva scritto al Sindaco Roberto Barbagallo, assicurando la propria disponibilità e quella di altre associazioni cittadine ad una operazione di pulizia straordinaria del Parco, chiedendo in cambio che il Comune si facesse carico di curare stabilmente la manutenzione ordinaria. Si trattava, in fondo, di una operazione a valenza sociale, ma molto forte sul piano simbolico. Era come se la città volesse dire alla Regione che era forte la sua volontà a riappropriarsi di un pezzo della sua storia, mentre “le carte della liquidazione” andavano avanti a Palermo. Al Lions fu risposto che il Comune, pur apprezzando il gesto del club service, non aveva risorse nè umane nè finanziarie per farsi carico di un onere così gravoso. E così il Lions giustamente si ritirò in buon ordine.

Alla fine del 2016 ebbero invece più fortuna altre associazioni cittadine coordinate dall’associazione culturale Costarelli che ottennero direttamente dal liquidatore Todaro l’autorizzazione ad una apertura parziale del Parco, durante i fine settimana, in cambio di alcune attività di pulizia, manutenzione ed animazione. Il Parco, riaperto e con tanto di cerimonia alla quale fu presente l’assessore regionale al Turismo Anthony Barbagallo, però venne nuovamente chiuso qualche mese dopo, per volontà dell’Assessore regionale Baccei, poichè al liquidatore Todaro nei fatti era stato contestata una sorta di eccesso di potere, avendo autorizzato operazioni che invece avrebbero richiesto i necessari nulla osta regionali. Di questa querelle non si è saputo più niente, anche perchè poi Todaro si dimise e tre nuovi liquidatori vennero nominati dalla Regione, cioè gli attuali in carica Petralia, Oliva e Mascali.

Ieri un’altra pagina di questa vicenda, annunciata nei giorni scorsi dopo il raggiunto accordo fra Sogip e Terme di Acireale. Visita lampo di Baccei ad Acireale, oggi forse sarà a Catania per incontrare il segretario nazionale del PD Matteo Renzi. Il Parco sarà riaperto, così è stato annunciato, e a farsi carico della manutenzione sarà la SOGIP, cioè il Comune di Acireale che ne è socio unico, ovvero lo stesso ente municipale che alla fine del 2015, per bocca del suo Sindaco, aveva detto al Lions di Acireale che non c’erano nè risorse finanziarie nè personale per garantire una ordinaria manutenzione del giardino inglese, dei viali, delle fontane e delle statue.

Forse allora non si era pensato che si poteva transare la vicenda mettendo dentro un pozzo in cambio di un parco. O forse non si era arrivati fino in fondo al pozzo, dove giacciono sogni e desideri, ma anche tante ingenuità e leggerezze.

(foto di copertina e foto gallery di Fabio Consoli)

One Comment

  1. Piccirillo

    ottobre 27, 2017 at 9:56 am

    È iniziato lo “spezzatino” delle terme !!!!!!! ,solo per fini politici!!!! Ci vuole ben altro per la soluzione del problema che è a portata di mano. ,!!!! Basta consultare le ultime leggi nazionali sulla valorizzazione del territorio e ci si accorge subito della validità del l’impiego dei fondi immobiliari sia pubblici ( CDP con FIV) sia privati locali ,questi ultimi da creare con un accordo di programma tra regione siciliana comune di Acireale ed altri che ne abbiano interesse. Un progetto di partenariato pubblico privato di tipo negoziale ,cioè che approda ad una convenzione tra il fondo locale creato ( INVIMIT Sgr) e la regione proprietaria degli immobili che saranno conferiti nel fondo locale stesso, È fondamentale che sia presentato un progetto in conferenza preliminare che risponda ai requisiti di liquidità e bancabilità previsti dalla legge stessa . Non è difficile, basta abbandonare l’idea dell’appalto e dello ” ius imperii” dell’amministrazione pubblica , forse questa è la fase più delicata. Come si può costatare la cessione di un pozzo per ottenere alcuni modesti benefici mette solo in evidenza la incapacità politica di applicare leggi correnti anche per la Sicilia

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