ST Microelectronics, la festa della ricerca celebrata al Monastero dei Benedettini

novembre 10, 2017

Saro Faraci

CATANIA – L’innovazione è una cosa seria. E’ motore di sviluppo dell’economia e delle imprese, è volano per la crescita dei territori e delle nazioni. Ma è anche l’ambizione massima di scienziati, ricercatori, uomini e donne d’azienda quando, nel lavoro che svolgono con professionalità e competenza, trovano l’occasione per generare nuova conoscenza, nuove idee, invenzioni brevettabili.

L’innovazione è una cosa seria, anzi serissima, alla ST Microelectronics, la multinazionale italo-francese leader globale nella microelettronica, presente in Sicilia tra Catania (dove ha uno dei presìdi più importanti a livello mondiale) e Palermo dove collabora con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Mettendo insieme l’attività di tutti i suoi stabilimenti, l’azienda ha investito in ricerca e sviluppo qualcosa come 1,34 miliardi di dollari soltanto nel 2016, pari al 19% dei suoi ricavi che sfiorano la cifra dei sette miliardi di dollari. In questa attività chiave per i propri processi e prodotti aziendali, ST Microelectronics impiega oggi in tutto il mondo 7.500 persone, di cui 2.763 in Italia, tra i quali i 940 ricercatori di Catania. Il suo portafoglio di brevetti registrati è di tutto rispetto, oltre 16.000, e l’Italia fa la sua bella figura soprattutto con le sedi di Agrate e Catania: in quest’ultima i brevetti concessi negli ultimi dieci anni sono stati oltre 1.400. Dopo esser stata leader nella registrazione di brevetti sul carburo di silicio, ben 670 di cui 44 prodotti solo nello stabilimento di Catania, l’azienda adesso guarda al futuro, in particolare alla integrazione della fotonica sul silicio perchè è diventata la frontiera dell’innovazione per presidiare lo sviluppo del web in tutti i suoi campi e per andare dietro, soprattutto nella gestione dei dati, all’affascinante mondo dell’Internet of Things.

La sede di Catania è una delle roccaforti dell’innovazione nella microelettronica e pullula di dipendenti e collaboratori esterni che sono assai capaci di generare nuova conoscenza attraverso la brevettazione. A tutti loro ST Microlectronics ha dedicato una vera e propria Festa della Ricerca, celebrata questo pomeriggio nella suggestiva cornice del Monastero dei Benedettini,  messa a disposizione dal Rettore dell’Università di Catania Francesco Basile, nel corso della quale sono stati premiati 119 inventori e tra questi anche i professori Sebastiano Battiato, Giovanni Maria Farinella, Domenico Lo Presti, Giuseppe Palmisano, Giuseppe Scarcella e Giacomo Scelba dell’Università di Catania. La collaborazione con l’Ateneo è solidissima e risale ai tempi in cui, alla fine degli anni novanta, Enzo Bianco, sindaco della città, Pasquale Pistorio, amministratore delegato dell’azienda, ed Enrico Rizzarelli, Rettore dell’Università, avevano stretto una forte alleanza, inaugurando la prima stagione dell’Etna Valley che, tra alti e bassi nel corso degli anni, è tuttora uno dei distretti hi-tech più importanti in Europa. Oggi in Sicilia sono 3.951 gli addetti di ST, di cui 940 operanti appunto nella ricerca, la maggior parte dei quali ingegneri, moltissimi laureati dall’Ateneo di Catania.

Il pomeriggio al Monastero dei Benedettini ha visto la presenza, oltre che dell’Università di Catania rappresentata da diversi docenti, di Carlo Ferro e Carmelo Papa, rispettivamente presidente ed amministratore delegato di ST Microelectronics Italia, nonchè di Francesco Caizzone, direttore del sito di Catania, e di Daria Puccia, responsabile della proprietà intellettuale nello stabilimento catanese, che hanno fatto gli onori di casa. L’ospite d’eccezione è stato Bruno Murari che, con 56 anni complessivi di esperienza in ST tra lavoro e consulenza, è stato ed è tuttora uno degli inventori più prolifici e, allo stesso tempo, geniali della multinazionale italo-francese.

Presente per tutto il tempo della cerimonia pure il sindaco di Catania Enzo Bianco il quale ha lanciato ai presenti la suggestiva sfida della scelta se essere “Benedettini o Cappuccini”, proprio come i religiosi che animavano il Monastero, a seconda di come si voglia vivere, da protagonisti attivi o da meri esecutori, la stagione dell’innovazione tecnologica a Catania.

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